Michel Moriceau ci invita a leggere, insieme a Guy Mettan, due libri sul Vallese, con i loro ritratti di luoghi, cambiamenti, storie di vita e natura, sfide naturali e umane.
Guy Mettan, Valais, République des glaciers, Éditions NEVICATA – 2021
Guy Mettan, Gérard Berthoud e Fabian Leu, La veille sauvage, dix huit mois avec les gardes-faune du Valais – SLATKINE – 2024
***
Repubblica dei ghiacciai
Oltre il passo, le valli si uniscono e disegnano uno scenario originale di pianure e città circondate da alte montagne e terrazzamenti.
Un’abbazia, chiese e fabbriche testimoniano un passato lontano e l’evoluzione dei tempi. «Frutto dell’acqua e dell’erosione glaciale», il Vallese è stato modellato dall’erosione glaciale e la mano dell’uomo ne ha preservato l’essenziale: la semplicità e l’autenticità di un cantone straordinario per le sue peculiarità geografiche, linguistiche e demografiche.
Nonostante gli eccessi legati alle facilità di un’attività turistica redditizia, il Vallese rimane « questo vecchio paese « affascinante, questa « Repubblica dei ghiacciai », questi ghiacciai che hanno plasmato il paesaggio e sono stati, per il territorio, fonte di vita e luogo di catastrofi di una natura indomabile.
Guy Mettan, giornalista attento ai movimenti del suo territorio, è la guida perfetta per un’escursione sui sentieri della storia. Ricorda i momenti salienti della storia di questo luogo di passaggio e di incontro tra il nord e il sud che hanno reso i vallesani un popolo aperto e consapevole della propria identità collettiva.
Tra il Basso e l’Alto Vallese
Egli espone i contrasti tra il Basso e l’Alto Vallese, le differenze geografiche, linguistiche, demografiche, religiose e politiche. L’industria o l’agropastoralismo, la tentazione immobiliare o la conservazione del patrimonio. Un punto di riferimento tuttavia: la fedeltà alla terra e agli uomini, la semplicità dei costumi, il timore delle idee e delle mode.
Dai canali irrigui del XII secolo alle recenti dighe idroelettriche, dalla coltivazione della vite all’espansione delle industrie chimiche, i vallesani hanno fatto proprie le tecnologie del momento, a rischio di compromettere l’estetica del paesaggio e la purezza delle acque.
Guy Mettan si impregna dell’anima di un popolo indipendente «che emigra ma non immigra», che, secondo il romanziere Maurice Chappaz, «è rimasto a lungo povero e non ha sempre saputo salvaguardare ciò che c’era di meglio e di più bello». Un popolo che ha resistito alle seduzioni olimpiche, che si è sviluppato preservando l’eredità delle foreste e delle acque vive, delle montagne abitate da commensali amanti della libertà ma oggi minacciati da uno sfruttamento eccessivo della natura.
Gli animali che chiamiamo selvatici
Guy Mettan, storico di un cantone in trasformazione, è anche il cronista sottile e benevolo che, per diciotto mesi, ha vegliato insieme ai guardiacaccia incaricati di osservare, contare e regolare gli animali che chiamiamo selvatici.
Per quattro stagioni ha sfidato le intemperie, accompagnando gli osservatori nell’ombra nella loro missione di salvaguardia delle specie protette, nonostante i danni causati per nutrirsi e sopravvivere.
Ha condiviso la vita quotidiana di uomini e talvolta donne devoti, esperti della vita animale, attenti ai movimenti dei predatori, preoccupati per i più vulnerabili, anticipando gli stratagemmi , arbitrando l’eleganza dei camosci sui ghiaioni, dei gipeti nel cielo estivo. Ha assistito alle parate, ai combattimenti, ai destini tragici di una società organizzata nel segreto delle foreste e dei laghi.
Spettatore affascinato, ha catturato scene di una quotidianità sorprendente, continuamente rinnovata da improvvisazioni fugaci e incredibili dimostrazioni di agilità: un privilegio condiviso con i suoi amici Gérard Berthoud e Fabian Leu le cui foto scattate dal vivo trasmettono la potenza e la gloria di un mondo allo stesso tempo superbo e crudele, sensuale e selvaggio.
Foto scattate dal vivo
Con il passare dei giorni e delle pagine, si riempie l’agenda sulle tracce della selvaggina, la caccia a un lupo e al suo branco, la selezione dei feriti, dei malformati. A volte c’è la sorpresa di intravedere una lince solitaria e furtiva, una vipera avvolta al sole, un gipeto che divora una carcassa. È l’emozione di decifrare le impronte dei caprioli e degli stambecchi prima di calpestare, sulle alture di Finhaut, quelle dei prototrisauropus, gli “antenati” dimenticati dei dinosauri.
Ogni periodo dell’anno ha la sua particolarità: le lepri si confondono con la neve, le volpi si mimetizzano, le pecore selvatiche si arrampicano sugli alberi mentre i rapaci dispiegano le ali per attaccare le loro prede.
Con una penna affilata come la lama di un coltellino svizzero , Guy Mettan descrive il Vallese con emozione. Si immerge con delicatezza nel mondo della fauna selvatica in agguato , vittime innocenti di un ordine ecologico devastante , oggetto del desiderio di bracconieri senza scrupoli. L’uomo è un lupo quando si tratta di recuperare le corna di cervo. È un selvaggio quando distrugge l’equilibrio sociale delle mandrie e dei branchi. Fortunatamente, l’uomo è ispirato quando si impegna a salvare le sorprendenti creature di un ambiente meraviglioso.
Da questo reportage educativo e sincero emerge un’etica comportamentale volta a «dedicare alla natura e alla sua fauna il rispetto che meritano». E questi inni ai misteri del creato ci insegnano a non rovinare il futuro…
Guy Mettan, Valais, République des glaciers, Éditions Nevicata 2021
Guy Mettan, Gérard Berthoud e Fabian Leu, La veille sauvage, dix huit mois avec les gardes-faune du Valais, Slatkine 2024
LEGGI ANCHE: Come sono nate le stazioni turistiche nel Vallese, conferenza di Noémie Carraux









