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Home » Articoli » Hautecombe, le mille vite di un’abbazia
Nos Alpes alla scoperta…

Hautecombe, le mille vite di un’abbazia

Olivier CiucciOlivier Ciucci27 Luglio 2024
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Abbaye d'Hautecombe (credits : commons.wikimedia)
Abbaye d'Hautecombe (credits : commons.wikimedia)

L’Abbazia di Hautecombe, situata nel comune di Saint-Pierre-de-Curtille in Savoia, ha attraversato nove secoli dalla sua costruzione nel 1125, ed è stata testimone, dunque, di numerose avventure.

Tuttavia questa non è un’abbazia qualunque. Ecco perché in questo articolo vogliamo condividere le mille vite insolite di questa abbazia che riposa sulle rive del lago di Bourget.

Il completamento dell’ultimo progetto di restauro, celebrato lo scorso 15 giugno, che ha richiesto circa vent’anni di lavoro, che ha coperto 5.000 m2 di tetto (la dimensione di un campo da calcio) è la prova che questa abbazia è ancora di grande interesse storico, culturale e spirituale.

E a ragione, l’Abbazia di Hautecombe è uno dei siti storici del progetto Interreg Alcotra “SavoiaExperience”, che verte sulle residenze storiche di Casa Savoia su entrambi i versanti delle Alpi.
L’Abbazia di Hautecombe, il Castello dei Duchi di Savoia a Chambéry e quelli di Racconigi e La Manta, in provincia di Cuneo, fanno parte del patrimonio culturale della storia dei Savoia.
Casa Savoia ha infatti accompagnato le mille vite di questa abbazia.

Abbazia di Hautecombe, necropoli di Casa Savoia

Una delle vite dell’Abbazia di Hautecombe è legata alla morte di membri della famiglia Savoia. Qui, sulle rive del lago del Bourget, riposano i membri della Contea di Savoia, che in seguito diventerà il Ducato di Savoia, e infine la casa reale dei Savoia che governò l’Italia, compreso l’ultimo re, Umberto II.

L’evoluzione e la storia di questo piccolo feudo di montagna, che divenne una grande potenza politica fino al XX secolo, sono quindi raccontati attraverso la lettura dei nomi
scritti sui monumenti funerari conservati all’interno delle mura dell’abbazia.
La prima principessa di Savoia fu sepolta qui nel 1162.

All’epoca era un’abbazia cistercense. Fu fondata da Amedeo di Clermont (detto anche di Losanna), con l’appoggio di Amedeo III di Savoia, il primo della sua dinastia a fregiarsi del titolo di conte di Savoia (prima era conosciuta come Contea di Maurienne) e il primo a utilizzare lo stemma con la croce bianca. Questa aveva la benedizione di Bernardo di Chiaravalle, una delle principali figure religiose e politiche delle Crociate a cui Amedeo III prese parte.

Fino al XV secolo, l’abbazia rimase profondamente radicata nella Casa Savoia, prima di essere amministrata da commendatari che, come spesso accade, ne traevano profitto senza farlo prosperare.
All’alba della Rivoluzione francese, l’abbazia di Hautecombe era in rovina, abbandonata e dimenticata da tutti. Abitata da pochi monaci, era soprattutto un luogo di sepoltura.

Abbaye d'Hautecombe (credits : commons.wikimedia)
Abbaye d’Hautecombe (credits : commons.wikimedia)

Una fabbrica di maioliche: l’abbazia al tempo della Rivoluzione francese

Molto prima del 1860 e della cessione-annessione della Savoia alla Francia, le terre sabaude sono passate di mano in mano fra guerre e rivoluzioni.
Nel 1794, la Savoia passò sotto la bandiera francese, subito dopo la Rivoluzione.
A quell’epoca, i beni della Chiesa furono i primi a essere saccheggiati, danneggiati e confiscati.

Sebbene l’Abbazia di Hautecombe sia un sito isolato e di difficile accesso, non fece eccezione alla regola e fu praticamente annientata durante l’occupazione francese.

In particolare, la necropoli fu devastata e le tombe saccheggiate e profanate. In mezzo a tutta questa devastazione, la cupola centrale della chiesa ha resistito, riuscendo a ospitare, per qualche anno, una fabbrica di maioliche.

Un certo Noël Bouchard approfittò della situazione per espandere, tra il 1799 e il 1804, la sua attività. Un terzo delle maioliche prodotte nell’allora Dipartimento del Monte Bianco che comprendeva l’attuale territorio della Savoia, era prodotto nella fabbrica di Hautecombe. I pezzi erano poi spediti ai clienti di Saint-Etienne, Lione e persino Torino.

Ci si potrebbe chiedere perché sia stata costruita qui una fabbrica di maioliche.
La risposta è ancora più curiosa. Questa industria ha bisogno di acqua corrente e, vicino all’abbazia, sgorgava una sorgente.

La zona aveva, dunque, tutte le caratteristiche necessarie per la creazione di un’azienda di questo tipo. Tranne un elemento: la sorgente era intermittente, la Fontana intermittente des Merveilles. In questo tipo di sorgente, il flusso dell’acqua varia secondo un ritmo regolare. De Saussure (lo stesso che salì in cima al Monte Bianco) la studiò: all’epoca il ritmo era di dieci minuti. Si tratta di una rarità geologica in Francia e in Europa che è possibile ammirare ancora oggi.

Dopo il 1804, la fabbrica fu abbandonata e alla fine crollò anche il tetto della chiesa. All’inizio del XIX secolo, l’Abbazia era solo il il ricordo di se stessa.

Lamartine la vedeva come un paesaggio romantico. Forse perché, proprio di fronte all’abbazia, durante una tempesta, salvò dal naufragio la bella e fragile Julie Charles di cui si innamorò perdutamente e che ispirò le sue poesie, prima che la tubercolosi
portasse via la sua musa nel 1817.

In ogni caso, probabilmente non era questa l’impressione che l’ultimo rappresentante del ramo maggiore di Casa Savoia, Carlo Felice, duca di Savoia e re di Sardegna, ebbe quando visitò per la prima volta l’abbazia.

Ritratto Di Carlo Felice Di Savoia
Ritratto di Carlo Felice di Savoia (Wiki Commons, Public domain)

Carlo Felice e l’abbazia in stile trobadorico

Alla fine dell’era napoleonica, nel 1815, la Savoia tornò alla Casa Savoia, che aveva sede a Torino.
Carlo Felice, di fronte all’orrore delle tombe profanate, della chiesa distrutta e della devastazione dell’abbazia fondata dal primo conte di Savoia, fu mosso da pietà e si impegnò non solo a ricostruire l’abbazia ma anche a rivitalizzarla spiritualmente, soggiornarvi regolarmente ma di sceglierla come luogo di sepoltura suo e di sua moglie Maria Cristina.

Quando si parlò di riacquistare la tenuta di Hautecombe, il re fu sorpreso di apprendere che apparteneva a un contadino che aveva deciso di coltivarvi la vite. Un’altra nuova vita per questa sorprendente abbazia.

Una volta acquistata la tenuta, il passo successivo fu la ricostruzione. La cosa sorprendente fu lo stile: lontano dallo stile architettonico originale del XII secolo, è stato scelto lo stile troubadour, uno stile neo-gotico che utilizza lo stucco per creare le abbondanti decorazioni, merletti di pietra, statue e modanature.

Lo stile è stato molto in voga in Francia durante la Restaurazione, durante la quale si cercava di ristabilire i valori del Medioevo (e dell’aristocrazia) dopo la Rivoluzione francese.

A parte l’Abbazia di Hautecombe, in Francia esistono solo una dozzina di castelli costruiti in questo stile, il che rende il monastero un unicum architettonico.
Nel 1826, l’abbazia fu completata e affidata a un ex abate dell’Ordine della Consolata
e procuratore cistercense. Hautecombe ritornava così nella grande famiglia cistercense.

Tra il 1825 e l’anno della sua morte nel 1831, Carlo Felice fece diverse visite all’abbazia
e vi fu sepolto come previsto. Sua moglie Maria Cristina, prima del suo decesso
e della sepoltura avvenuti nel 1849, continuò a visitare e a soggiornare nell’abbazia,
supervisionando i lavori di ampliamento dei nuovi edifici, che possono essere visitati ancora oggi. Tra questi, la magnifica terrazza belvedere che si affaccia sul lago
la terrazza con vista lago e la famosa torre, che fungeva da faro.

Un’abbazia affacciata sul lago del Bourget

Al lettore non sarà sfuggito che l’abbazia si trova sulle rive del lago del Bourget.
Si trova anche ai piedi di una montagna boscosa e particolarmente ripida, che rende molto difficile l’accesso via terra. Luogo ideale per garantire la tranquillità
per la preghiera dei primi monaci. Il lago ha quindi svolto un ruolo fondamentale per l’abbazia. I monaci probabilmente viaggiavano in barca: ancora oggi è possibile visitare,
appena fuori dalle mura dell’abbazia, la Grange Batelière. Si tratta di una sorta di ricovero
per le barche e di un’officina per la loro manutenzione. Classificato come
monumento nel 1875, dal 2007 è stata ristrutturata per ospitare eventi.

Si può anche ipotizzare che le maioliche prodotte nell’abbazia dopo la Rivoluzione francese fossero trasportate utilizzando le acque del lago. Così come è facile immaginare la nobiltà e l’alta borghesia del del XIX secolo navigare davanti al cantiere dei lavori di ricostruzione dell’abbazia, iniziati dal re Carlo Felice e proseguiti dalla moglie Maria Cristina.

Tuttavia navigare sul lago può essere pericoloso quando si alza il vento. Julie Charles
ne pagò il prezzo e non sarebbe stata celebrata con il nome poetico di Elvire se il poeta Lamartine non l’avesse salvata dalle acque. Fu per questo motivo che venne costruita una torre faro a un’estremità degli edifici dell’Abbazia di Hautecombe.

La torre è ancora la prima cosa che si vede quando si lascia il molo di Aix les Bains.
L’occhio cerca la piccola macchia bianca che indica la presenza dell’abbazia, sotto la massa schiacciante della montagna che sembra affondare sotto le acque del lago.

I visitatori di oggi, che arrivano in barca dalla più turistica e soleggiata Aix-les-Bains, sbarcano ai piedi dell’abbazia e scoprono la bellezza della ristrutturazione dell’abbazia effettuata in stile Troubadour da un eminente membro di Casa Savoia, anche se viveva dall’altra parte delle Alpi. Una sorta di legame tra uno dei siti più visitati della Savoia e la storia di Casa Savoia, che, nel corso dei secoli, ha governato un territorio nel cuore dell’Europa.

L’abbazia oggi

Per i visitatori giornalieri che arrivano in barca, su strada o a piedi, l’abbazia è un complesso architettonico ricco di storia e cultura. La necropoli reale, gli appartamenti reali, la terrazza del re … tutto è lì a ricordarci l’importanza di questo luogo per Casa Savoia.

Dai primi conti all’ultimo re d’Italia, Umberto II e sua moglie Maria José del Belgio nel 2001, l’abbazia ripercorre la storia di Casa Savoia.

Ma un’abbazia è prima di tutto un luogo di meditazione, e c’è una parte dell’edificio che non è visitabile: ospita il monastero della Comunità di Chemin-Neuf.

Dal 1992, la comunità amministra il sito e ne fa rivivere la spiritualità, organizza seminari e soggiorni di preghiera e meditazione.
Ispirata alla spiritualità di Sant’Ignazio di Loyola, che propugna la ricerca di Dio
in tutte le cose, in tutta la semplicità, questa è la comunità ideale per le persone che
alla ricerca di risposte alla complessità della vita. È questo l’obiettivo dei ritiri spirituali
ritiri che sono organizzati qui. Però poiché la comunità di Chemin-Neuf è aperta ai tempi moderni, offre anche alloggi in silenzio per ripassare gli esami, corsi di ecologia integrale, con la creazione di frutteti e orti, escursioni a piedi corsi per giovani che iniziano una carriera nel turismo, e molto altro. Altre mille vite per questa abbazia.

Un’abbazia sopravvive ai secoli e il suo spirito resiste nonostante i cambiamenti, le distruzioni e i rinnovamenti. L’Abbazia di Hautecombe ha vissuto nove secoli di storia, è risorta dalle ceneri e non ha mai smesso di essere utile, anche quando non era altro che una fabbrica di maioliche o un vigneto.

Oggi, il suo obiettivo è accompagnare i giovani di tutto il mondo nella loro vita moderna e di irradiare una luce di pace. Tutto questo in un paesaggio immutabile, quello della luminosità originaria del lago sulle cui rive poggia. Lo stesso paesaggio vissuto da tutti i discendenti di Casa Savoia che si sono succeduti nel tempo.
L’Abbazia di Hautecombe è aperta tutti i giorni, tranne il martedì, la mattina dalle 10 alle 11.15 e il pomeriggio dalle 14 alle 17. La visita con l’audio-guida, per un adulto, costa 4,50.

L’Abbazia di Hautecombe è raggiungibile in 30 minuti da Aix-les-Bains e in 45 minuti da Chambéry. Tuttavia, in estate, la gita in barca da Aix-les-Bains è spettacolare. La Compagnie des Bateaux organizza queste escursioni.

LEGGI ANCHE : Forti Piemonte: le iniziative nelle fortezze storiche

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Olivier Ciucci
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Con un piede in Francia e uno in Italia, ho attraversato le frontiere fin da bambino e sono appassionato di cultura alpina e dei paesaggi delle Alpi. Trasmetto questa passione attraverso il mio lavoro di scrittore e consulente nel settore del turismo e della vita all'aria aperta. Ho creato il blog alpaddict.com e guido una comunità di diverse migliaia di appassionati sui social network associati al blog. Potrete incontrarmi in montagna, in città o in un museo, ma sempre con la mia macchina fotografica!

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