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    Home » Articoli » La ricetta della Micóoula, il pane nero dolce della Valle d’Aosta
    Nos Alpes Cuisine

    La ricetta della Micóoula, il pane nero dolce della Valle d’Aosta

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino27 Ottobre 2024
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    Micóoula della Valle d’Aosta, Micóoula de la Vallée d’Aoste
    Micóoula della Valle d’Aosta, Micóoula de la Vallée d’Aoste
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    In Valle d’Aosta l’autunno è il periodo in cui i piccoli e antichi forni di paese tornano in funzione per la preparazione dei pani, tra i quali spicca la variante dolce della Micóoula. A base di farina di segale e di frumento, esso viene arricchito con noci, castagne, fichi e uvetta e rappresenta una preparazione tipica delle festività nella zona bassa della regione.

    Tale ricetta pare avere origini medievali che inizialmente lo vedono nascere come un pane di castagne legato alla Vallata di Champorcher, salvo poi ampliarsi quanto a diffusione sul territorio e ingredienti che lo compongono. Il suo nome, che in patois ha il significato di “pane più piccolo e speciale”, è legato anche a una festa interamente dedicata che si svolge a dicembre nel borgo di Hône.

    Assaporato generalmente durante il periodo natalizio, questo pane veniva cotto appositamente in inverno per poter durare tutto l’anno ma riservato ai momenti di festa perché più dolce e raro. A oggi l’associazione “Les Amis de la Micòoula” porta avanti un lavoro di sua promozione e valorizzazione, impegnandosi nella coltivazione dei prodotti di montagna nonché nel recupero degli edifici e dei villaggi rurali.

    Gli ingredienti

    Quella della Micóoula della Valle d’Aosta è una ricetta nutrita di tradizione e intrisa di storia, affiancata a una lavorazione manuale e a una cottura antica impossibili da tradurre in una effettiva ricetta. La nostra rubrica “Nos Alpes Cuisine” propone dunque una versione semplificata, che ha come sue basi ovviamente la farina di frumento (1 chilogrammo) e la farina di segale (1 chilogrammo).

    A questo si aggiungono castagne lesse (400 grammi), noci (100 grammi), fichi secchi (250 grammi) e uva passa (150 grammi), oltre a lievito di birra (50 grammi), acqua tiepida (1 litro) e un pizzico di sale.

    Non è difficoltoso ora trovare varianti non originali del lievitato che deviano dal passato dove le noci sono sostitute con le mandorle o la frutta secca è rimpiazzata da quadretti di cioccolata fondente. Esso può peraltro accompagnarsi alla perfezione con creme inglesi o crema pasticcera in estate oppure in inverno una tazza di cioccolata calda o di zabaione fumante.

    La preparazione della Micóoula della Valle d’Aosta

    Il punto di partenza della preparazione della Micóoula della Valle d’Aosta consiste come ovvio nel trattare le farine, che vanno mescolate in una unica miscela ricca di fibre e salata a preferenza. A questa vanno poi aggiunti l’acqua tiepida e il lievito prima di avviarsi a impastare secondo le proprie predilezioni, a mano per i più tradizionalisti oppure con l’aiuto di una più moderna planetaria.

    Una volta assunta una consistenza morbida, elastica e soprattutto priva di grumi, l’impasto deve essere lasciato riposare coperto da un canovaccio per almeno dodici ore. Rammentiamo che esso dovrebbe essere lavorato all’interno di un recipiente di legno e cotto in forno a legna alimentato da nocciolo, ma trattandosi di una versione più famigliare tali accorgimenti possono essere ignorati.

    Una volta trascorso tale lasso, è possibile riprendere i vari passaggi dalla frutta secca, che va fatta rinvenire in acqua e poi unita alla pasta a piacimento tagliata oppure intera. Dopo una altra ora di stop, creare dei lunghi cordoni e poi copparli in parti uguali, dalle quali alfine formare alcune sfere tonde grandi circa una quindicina di centimetri.

    Lasciate una ultima volta in pausa preferibilmente posata su assali di legno a favorire la loro lenta lievitazione naturale, prima di essere infornate le pagnotte vengono poste a distanza tale da non toccarsi durante la cottura. Il tempo che esse devono trascorrere all’interno del forno preriscaldato a 180 gradi ammonta a circa 40 minuti, dopo il quale esse possono essere estratte e lasciate raffreddare e deumidificare prima di essere affettate e gustate.

    LEGGI ANCHE: La ricetta della Farinata di ceci tra Liguria, Sardegna e Provenza

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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