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    Home » Articoli » Plik e Dolfe, 3 settembre 1949 /1
    Racconti

    Plik e Dolfe, 3 settembre 1949 /1

    Jacques MartinetJacques Martinet24 Aprile 2025
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    Un camoscio e un cacciatore (c) peril racconto Plik e Dolfe - Nos Alpes IA
    Un camoscio e un cacciatore (c) peril racconto Plik e Dolfe - Nos Alpes IA
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    Inizia un racconto dedicato a un momento della Resistenza in Valle d’Aosta, con i personaggi di Plik e Dolfe, e richiami a episodi reali /1


    3 settembre 1949

    A circa 2.700 metri di altezza, sotto il ghiacciaio delle grande Murailles e a alla destra del ghiacciaio di Tza de Tzan si estende un grande pascolo inclinato. Una serie di canali scendono dall’alto delle vette e si gettano in questa vallata. Qui non ci sono alberi, qui non c’è riparo, tutto avviene alla luce del sole. Un uomo è sdraiato dietro a un gruppo di sassi, ha un cappello sulla testa, una camicia marrone a manica lunga e pantaloni dello stesso colore ma piuttosto logori, stretto tra le braccia ha un fucile. Sembra essere lì da un po’.

    Un camoscio è fermo in mezzo al pascolo, ha appena finito di leccare il sale nei canali. Il boato dei ghiacciai in movimento ogni tanto rompe la quiete. L’uomo carica il fucile e quel rumore si spande nella vallata come una slavina, ma il camoscio non si muove. L’uomo respira lento, sempre di più e, a un tratto, trattiene il fiato, fa pressione sul grilletto e…

    Alle sue spalle il suono di un’armonica a bocca disturba la sua concentrazione. È una canzone degli alpini suonata con tale fervore che l’esecutore sembra il vento in persona. Il camoscio si muove di scatto e scompare dentro a uno dei canali.

    L’uomo si mette sulle ginocchia e si gira con ancora il fucile in mano.

    • Nando! Dannato Nando! Urla l’uomo con il fucile.

    A un centinaio di metri da lui sta salendo sul ripido pascolo un uomo molto alto e magro, anch’esso con un fucile sulle spalle e nelle mani un’armonica a bocca che continua a intonare una delle tante canzoni degli alpini. Sulla testa ha un cappello con una piuma e anche se l’armonica copre i suoi baffi ben curati è evidente che se la sta ridendo.

    • Dolfe! Sapevo che ti avrei trovato qua, i posti peggiori per cacciare li scegli tu. Grida l’uomo mettendosi in tasca lo strumento.
    • Ce l’avevo fatta, è dal ghiacciaio che seguo quel camoscio e te arrivi con la tua musica!
    • È lui che te l’ha fatta Dolfe.

    Nando raggiunge l’amico e si siede accanto a lui ridendo.

    • Ti porto io a cacciare, forse quel camoscio l’avresti anche preso ma se continui a venire su da queste parti finirai per mangiare il ghiaccio.

    Dolfe lancia uno sguardo burbero all’amico, borbotta qualcosa e si mette seduto.

    Nando si siede e guarda il ghiacciaio, tira fuori la sua armonica e riprende la melodia.

    Al crepuscolo tornano verso il villaggio di Prarayer con un camoscio ciascuno sulle spalle. Fuori dalla porta di una piccola casa c’è una donna che li guarda arrivare.

    • Due! Grida la donna.
    • Tutto merito di Dolfe. Risponde Nando con un mezzo sorriso.
    • Ofo ma cos’hai fatto con quei pantaloni? Li ho appena rammendati. Dice la donna a Dolfe.
    • Natalina suo marito ha lottato con quel camoscio, glielo assicuro. Risponde Nando divertito al posto dell’amico che come sempre ha lo sguardo serio.

    Dopo aver sviscerato con cura i due camosci lasciano la carne nella pelle e appendono quel che resta delle bestie a una trave fuori dalla casa. Dolfe ripassa il fegato e i rognoni dei camosci nella farina e li scalda in padella, dopo qualche minuto li serve al tavolo. Poi porge all’amico un sasso.

    • Questo era nel cuore del camoscio, alcuni hanno una malformazione, gli si forma una pietra. Tienila tu, anche se me ne hai fatto scappare uno.

    Nando guarda il sasso con stupore, poi alza la testa verso l’amico.

    • Allora non è tuo questo cuore di pietra.

    Natalina scoppia a ridere e così fanno anche i due amici prima di iniziare la cena.

    Ormai è sera e le stelle si iniziano a scorgere. Nando tira fuori l’armonica.

    • Suona sempre questo qui, anche quando non dovrebbe. Dice Dolfe alla moglie.
    • Ti piace proprio la musica è? Chiede la donna.
    • Mi piace sì, è l’unica cosa buona che abbiamo inventato. Lo sai questa qui me l’ha regalata un vecchio alpino svizzero, è lui che mi ha spiegato cos’è la musica.
    • Cosa c’è da spiegare? Chiede il burbero Dolfe.

    L’amico sistema il suo zaino sulla panca, ci poggia la testa e allunga le gambe con lo sguardo rivolto verso il cielo stellato.

    Questo alpino sapeva solo fare due cose: combattere e suonare l’armonica. E un giorno mi chiede se so cos’è la musica e io rispondo propio come te: cosa c’è da sapere? Lui mi chiede di immaginare un grande prato circondato da colline e al centro migliaia di uomini che combattono uno contro l’altro. Una battaglia violenta, fatta di spade, armature, scudi e sangue, tanto sangue.

    L’odore di morte e paura pervadono ogni particella d’aria fino a quando non si leva un suono, e via via che si avvicina si fa sempre più forte e diventa una musica, una musica bellissima. Mi chiede di pensare alla melodia più bella che conosco e questa arriva lenta e si dirama su tutta la prateria. Si diffonde e il suono quando attraversa un corpo, mi dice, dovrebbe affievolirsi ma questa musica, invece, uomo dopo uomo cresce e si fa sempre più forte.

    Così tutti quei soldati, con la paura negli occhi e la violenza nei cuori, si fermano e ascoltano quella musica, la cosa più in contrasto con quella violenta battaglia, e allora le grida, l’odio, la paura, tutto per qualche istante si ferma. Piano piano questa musica cala, e attraversa il grande prato per poi scomparire. Nell’aria si rifà vivo l’odore di morte, di paura e agli uomini non resta che tornare a combattere. Ecco cos’è la musica, mi disse il vecchio alpino.

    Dolfe e la moglie ascoltano sempre volentieri le storie di quell’uomo alto e dai piedi enormi ma dalla parlata elegante e coinvolgente.

    • Dannato Nando. Commenta Dolfe con un filo di voce e accennando un mezzo sorriso.

    PLIK E DOLFE, TUTTE LE PARTI DEL RACCONTO

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    Jacques martinet
    Jacques Martinet

    Ha studiato al Dams a Torino e poi all’Alma Mater a Bologna. Nel 2022 un tirocinio lo ha portato a Roma, a lavorare inizialmente nella produzione della serie Suburræterna e poi in altre produzioni cinematografiche. Appassionato di letteratura e sceneggiatura ha pubblicato il suo primo racconto sul sito Racconti nella rete dell'associazione LuccAutori.

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