Dopo una prima fase di collaborazione e di forte e solidale partecipazione sulla tragedia di Crans-Montana, i rapporti tra Roma e la Svizzera si sono prima incrinati e poi sono entrati in una fase di vera difficoltà, fino al richiamo in Italia dell’ambasciatore italiano a Berna. Nel linguaggio diplomatico, è il messaggio più forte di crisi tra due Paesi. Poi, ieri, 27 gennaio nel pomeriggio, una schiarita e una possibilità di collaborazione sull’inchiesta, che mostra comunque segni di difficoltà.
L’incendio del locale Le Constellation ha causato quaranta morti, di cui sei vittime italiane e oltre un centinaio di feriti, ed erano in gran parte giovani e giovanissimi.
La solidarietà e la collaborazione
Nelle ore successive al rogo del primo gennaio, la collaborazione tra la Svizzera e diversi Paesi europei, tra cui Francia, Germania e Italia, è stata immediata. Le autorità elvetiche hanno attivato il meccanismo di protezione civile europeo. Un primo elicottero era partito già di primo mattino dalla Valle d’Aosta per facilitare le evacuazioni. I centri per i grandi ustionati di Milano, Parigi, Lione di sono aggiunti a quelli di Zurigo, Losanna e Berna per ospitare i feriti.
Il momento è stato di solidarietà europea, di stupore e dolore. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani si è recato a Crans-Montana il giorno successivo al disastro, il 2 gennaio, e ci sono immagini di abbracci e di sofferenza, insieme al presidente del Cantone Vallese, Mathias Reynard. Il 9 gennaio, alla giornata di lutto a Martigny, il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella era presente insieme a Emmanuel Macron e a molti rappresentanti svizzeri ed europei.
Come sia potuta accadere una simile tragedia
Dalle prime ore sono iniziate le domande, su come fosse potuta accadere una simile tragedia. Dall’inchiesta e soprattutto dai video diffusi sulle reti social sono apparse le mancanze nella gestione della sicurezza: tra l’altro una schiuma sul soffitto infiammabile, nessuno che interrompe la musica e che lancia l’allarme, nessuna azione di contenimento e spegnimento.
Poi, dall’inchiesta nei giorni successivi sono emersi altri fatti: la mancanza e la vaghezza dei controlli antincendio, il ruolo dei comuni e degli uffici comunali, le uscite di sicurezza chiuse e non visibili, i lavori realizzati, l’alternanza tra dichiarazioni dei gestori, i coniugi Moretti, e il confronto con i fatti.
Sono emerse anche critiche all’inchiesta, con la procura che si è ritrovata a completare le autopsie non realizzate, con il corollario di notizie sui pochi mezzi a disposizione, sia in fase di prevenzione agli incendi sia negli uffici preposti all’inchiesta.
La formazione dell’opinione pubblica
Nella stampa svizzera era stata avanzata la proposta di affidare l’inchiesta a una giurisdizione esterna al Vallese, o anche a livello federale. I coniugi Moretti, proprietari e gestori del locale, sono stati arrestati solo al mattino del 9 gennaio, dopo un interrogatorio, ed è parso assai tardi. Inoltre, era proprio la giornata del lutto.
È poi anche emerso che nei giorni precedenti, proprio perché liberi di muoversi, avevano avuto una riunione con i loro dipendenti. Nel linguaggio giuridico, avevano avuto la possibilità di coordinare le posizioni e quindi di alterare le informazioni dell’inchiesta.
Con questa serie di notizie, in particolare in Svizzera e in Italia – e in parte anche in Francia – si è formato un chiaro orientamento dell’opinione pubblica, al di là delle espressioni estreme sui social.
Si trattava di capire cos’era successo e di dar corso al chiarimento delle responsabilità e della giustizia. Nella percezione e nella stampa italiana, come negli altri paesi e nella stessa Svizzera – i commenti non erano per nulla positivi, con poca fiducia sul procedimento giudiziario.
La stessa opinione pubblica, tuttavia, richiamava, nei giornali e nella comunicazione social, anche altre grandi tragedie, come gravi incendi in locali pubblici, anche recenti, in Europa e nel mondo. Pareva mostrare la necessità di una svolta, per una maggiore profondità sulla prevenzione e la sicurezza, oltre a lutto celebrato e ai richiami sulle norme da applicare. Francia e Italia, dal canto loro, hanno avviato alcuni controlli, con alcune chiusure, pur limitate a qualche caso, come abbiamo raccontato su Nos Alpes.
Informativa al Senato italiano, rilascio di Moretti, richiamo dell’ambasciatore
Il 13 gennaio, in una informativa al Senato, il ministro degli esteri Antonio Tajani aveva ancora avuto parole di pena per la tragedia, ma aveva già sottolineato la volontà da parte dell’Italia di costituirsi parte civile. Vi era l’espressione di una netta presa di posizione politica.
I toni sono saliti ancora il 23 gennaio, quando Jacques Moretti, gestore del bar Le Constellation, è stato rilasciato dal carcere su cauzione e su decisione del tribunale cantonale. A quel punto, il governo italiano ha giudicato inaccettabile la misura e ha richiamato per consultazioni a Roma l’ambasciatore a Berna, Gian Lorenzo Cornado.
Tajani ha parlato di “un insulto alle famiglie delle vittime”, e la presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni – che si era espressa già nelle settimane precedenti – ha richiesto l’istituzione di una squadra investigativa congiunta tra Italia e Svizzera. L’ambasciatore non tornerebbe a Berna fino alla sua costituzione, secondo le fonti governative romane.
La procura di Roma ha inoltrato il 13 gennaio una richiesta di assistenza giudiziaria. Le autorità svizzere hanno accolto un primo sopralluogo della polizia scientifica italiana, che è parso però insufficiente alle autorità italiane.
La reazione svizzera
Il quotidiano di Ginevra Le Temps ha spiegato il 27 gennaio che la portavoce dell’Ufficio federale, Ingrid Ryser, oltre a dire che Italia e Svizzera condividono lo stesso obiettivo di un’inchiesta rapida, trasparente e approfondita, ha ricordato che la stessa inchiesta incombe alla giustizia del Vallese. Le ragioni risiedono nella separazione dei poteri e nei compiti attribuiti nel sistema democratico alle differenti istituzioni.
Sempre Le Temps, il 26 gennaio aveva pubblicato un editoriale, con richiami ai casi del Mottarone e del Ponte Morandi, in tema di giustizia incompiuta.
Il giornale faceva eco alle posizioni politiche che venivano un po’ da tutte le parti. La linea era di netta difesa dalle “pressioni” italiane. Venivano considerate ingerenze inaccettabili, incomprensibili. Vi è stato anche un paragone rispetto al clima internazionale, con i rapporti di forza che prevalgono rispetto al diritto, e la necessità quindi di resistere.
Poi, vi erano anche preoccupazioni per la situazione che si è creata, cercando un ritorno alla calma. Le relazioni tra i due Paesi non sono mai state così difficili, ha detto il portavoce del dipartimento federale degli Affari esteri, Nicolas Bideau, ma i due Paesi alla fine vogliono entrambi che giustizia sia fatta.
Che vi sia difficoltà nell’inchiesta è comunque evidente agli osservatori: la procura del Vallese avrebbe chiesto le registrazioni delle telecamere di sorveglianza comunali e del bar – che avrebbero potuto raccontare la scena all’interno e all’esterno del locale, così come i movimenti del personale e dei coniugi Moretti – in modo frammentato, in giorni diversi e per orari diversi. In questo modo, riferiva RTS, diverse registrazioni, che vengono conservate per un numero prestabilito di giorni, erano già state cancellate automaticamente.
Inizia la collaborazione
Il 27 gennaio a sera, secondo l’agenzia italiana di informazione ANSA, l’Ufficio federale di giustizia avrebbe accolto la proposta di costituire un Joint Investigation Team. Qualche dettaglio in più è venuto dall’ambasciatore svizzero a Roma, Roberto Balzaretti.
Avrebbe avuto seguito la domanda del 13 gennaio, transitata dal livello federale, della magistratura italiana di assistenza giudiziaria alla Procura del Canton Vallese, che sarebbe in esame, ma con una prospettiva favorevole.
In questo modo le due autorità giudiziarie (la procura di Roma e la procura del Vallese, e senza interferenze del potere politico) potrebbero collaborare anche con squadre investigative comuni (SIC). Lo strumento esiste e consente indagini congiunte: è previsto dal protocollo aggiuntivo della Convenzione europea di assistenza giudiziaria.
La collaborazione sarebbe già in corso – secondo l’ambasciatore Balzaretti – e una riunione tecnica dovrebbe tenersi a metà febbraio, forse il giorno 11.









