Dal 16 gennaio al 1° febbraio 2026, la dodicesima edizione del Geneva Lux ha segnato una svolta decisiva. L’evento ha superato la sua funzione di parentesi estetica per trasformare la città in un vero e proprio laboratorio della notte urbana.
Il progetto principale di questa edizione si è basato su un’ambizione di sobrietà ed elevazione. Si trattava di ridefinire la topografia notturna di Ginevra attraverso l’arte e la tecnologia. Da quel momento, ogni installazione è diventata una leva strategica per ripensare lo spazio pubblico e i suoi usi invernali.
La “Geografia della Notte”: una strategia di ridefinizione urbana
Il riorientamento del percorso non è una semplice scelta logistica. Al contrario, deriva dalla volontà di dare vita al cuore della città. Come sottolinea Marie Barbey-Chappuis, Consigliera amministrativa, cioè assessore comunale, il festival invita a passeggiare anche nel freddo di gennaio. Precisa: «Quest’anno, è naturale che Geneva Lux si sviluppi nella Città Vecchia, offrendo per la prima volta creazioni in rue de la Fontaine e nella Cattedrale».

Questo cambiamento influisce sulla percezione della sicurezza e del benessere. La luce non si limita più a illuminare, ma invita alla riscoperta. Di conseguenza, installazioni come MonoLyThe (guardate i numeri sulla mappa: 12) o The Doors (3) trasformano le soglie urbane in corridoi di curiosità. Il festival dimostra così che l’arte può modificare in modo duraturo l’uso di una strada o di una piazza.
Il dialogo con la storia: tra sacro e memoria
Le creazioni di quest’anno radicano il festival nella profonda identità ginevrina. Il direttore artistico, François Moncarey, spiega che il festival «prende quota con uno spettacolo inedito nella Cattedrale di Saint-Pierre, che collega il patrimonio ancestrale alle visioni contemporanee. » La performance Halo (18) diventa così una «cerimonia moderna». Essa interroga il nostro rapporto con il sacro in una società tecnologica.
D’altra parte, l’opera Tsunami 563 (4) attiva la memoria profonda del territorio. Facendo riferimento alla storica catastrofe del Tauredunum, ricorda la potenza indomabile del lago. Allo stesso modo, La Vouivre (15) e il Kraken (13) attingono all’immaginario dell’Animalux per trasformare le banchine in un palcoscenico mitologico. La luce diventa così un vettore di narrazione storica e leggendaria.




Il paradosso della “Luce Sostenibile”
In un contesto di lotta contro l’inquinamento luminoso, il Geneva Lux deve giustificare la propria esistenza. Si posiziona quindi come un laboratorio di eco-poesia. Opere come Orbe doré (9) e Ondulations (6) illustrano questa nuova direzione. La prima punta su un minimalismo assoluto, mentre la seconda fonde la tecnologia con l’elemento liquido della Rade.
Tuttavia, alcune strutture come BamX Lux (17) o Lisière (11) sollevano un necessario dibattito etico. Sebbene visivamente splendide, mettono in discussione l’impronta di carbonio delle installazioni temporanee. È ragionevole importare strutture complesse per poche settimane? Questa riflessione spinge il festival verso un’economia circolare in cui il riutilizzo dei materiali diventa la norma.
Il rito collettivo: la performance come leva sociale
Il Geneva Lux non si cristallizza in strutture statiche. Vibra attraverso le sue performance, rimedi essenziali contro la stanchezza invernale. La Parade Fluo (19) incarna perfettamente questo momento chiave di coesione sociale. Circolando per le strade, trasforma gli spettatori in attori di luce. Rompe la consueta austerità per reintrodurre la festa popolare nel cuore della città.
La gratuità totale garantisce un mescolarsi di popolazioni eterogenee. Che sia attraverso Animalux (14) o le performance sonore di Ondulations (20), il festival riunisce. Rafforza il senso di appartenenza a una comunità viva. Questa dinamica stimola indirettamente l’economia locale, poiché il flusso di visitatori alimenta i negozi di quartiere durante la bassa stagione.
Un progetto di elevazione globale
Geneva Lux 2026 riesce a conciliare tecnologia ed esigenze strutturali. Confrontando il patrimonio storico con visioni come O.V.N.I (7) o Polaris (10), il progetto confronta la città dal punto di vista estetico e dell’uso del territorio.
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