Seguite Almo nelle sue avventure con la terza parte del racconto “Il templare” di Jacques Martinet.
Almo attende la mezzanotte all’interno della chiesa senza mai muoversi. Ha freddo e tutti i vestiti che possiede non bastano a scaldarlo ma non ha mai vissuto un’attesa più piacevole. Il suo fantasticare viene interrotto da un improvviso via vai.
I fedeli vengono invitati a lasciare la chiesa, Almo prova a defilarsi ma viene fatto accomodare all’esterno da due preti con la tonsura, mentre esce nota il vecchio monaco.
«Templarii!» Urla invano guardandolo ma le porte della chiesa vengono chiuse davanti ai suoi occhi.
Attende un tempo eterno. Resta l’unico nella piccola piazza fuori dalla chiesa di Sant’Orso. Per quanto fosse vecchia e malmessa rimpiange con tutto se stesso la stufa di casa, la piccola branda sempre accogliente e il calore emanato dalla sua famiglia. Almo è solo e in preda al mondo, forse è l’unico modo per trovare la propria strada.
Il vento si alza e nella piccola piazza arriva un drappello di cavalieri. Le porte della chiesa si spalancano e il più giovane tra loro, l’unico con la tonsura, si fa avanti ed entra a testa alta, con l’elmo sotto braccio. Almo si alza, sbircia curioso e poi si intrufola.
Quasi non riconosce il luogo dove ha passato un giorno intero. Delle candele disposte a forma di croce illuminano tutta la navata centrale, e una nube densa e palpabile aleggia misteriosa. Oltre al giovane cavaliere e i suoi accompagnatori c’è il vecchio monaco curvo, con una lanterna in mano a illuminare il mosaico.
Accanto a una statua della vergine in legno Almo nota il solito pellegrino. Ha il mantello bianco e una divisa, bianca anch’essa, con una croce rossa. È un templare!
Dopo essersi inchinato davanti alla statua della vergine il templare avanza con un libro in mano verso il giovane cavaliere.
«Spogliati delle tue vesti, stai per rinunciare a tutto, stai per diventare un Templare, Guglielmo.»
Il giovane si toglie l’armatura e un prete gli porge una divisa bianca, con la croce templare.
«Sei tu legato a promessa di matrimonio?» Continua il Templare aprendo il libro e poggiandolo a terra, ai piedi del Mosaico.
«No», risponde Guglielmo.
«Appartieni ad altri ordini o hai mai ricevuto scomunica?»
«No.»
La cerimonia prosegue e Almo si avvicina per vedere meglio, il vecchio monaco lo guarda con la lanterna in mano e sorride. Mentre le possenti parole del Templare riecheggiano nelle arcate della chiesa Almo ammira e ascolta come nel più bello dei sogni, non si sarebbe stupito se all’improvviso uno dei suoi fratelli lo avesse svegliato e si fosse ritrovato nella sua branda.
«Non nobis, Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam», * conclude il Templare.
Guglielmo giura sul libro, ora è un cavaliere dell’Ordine del Tempio. Almo lo guarda con ammirazione e una punta di invidia.
«Fratelli prima di ritirarci vi chiedo di ripetere con me le parole che sempre hanno guidato il nostro ordine. Che possano essere di buon auspicio per tutti noi.»
«SATOR…» Inizia il Templare.
«AREPO…» Continua Guglielmo.
«TENET…OPERA…ROTAS» Continua un coro di uomini.
Le parole del quadrato magico si ripetono e Almo dopo qualche giro ne coglie alcune e si unisce al coro. Percepisce la sacralità di quel momento anche se non ha idea di ciò che sta dicendo.
La cerimonia è terminata e il pellegrino ripone il codice dei templari nel sacco. Almo gli si avvicina.
«Almo da Su, ti è piaciuta la cerimonia?»
«Sì…», dice il giovane con la faccia delusa.
«Cosa ti tormenta?»
«Io pensavo di diventare un cavaliere…»
L’uomo ride.
«Almo da Su, ti dirò un’altra delle tue doti, sei simpatico.»
Almo sorride ma poi torna serio.
«Vedi… ogni percorso richiede il suo tempo. Il rito che hai visto oggi viene eseguito dai cavalieri Templari da oltre centocinquant’anni. È un sacro impegno e bisogna essere pronti, non solo volerlo.»
«Il ragazzo che hai fatto cavaliere non mi sembrava tanto più grande di me…»
Il templare ride ancora di gusto.
«Avrai modo di capire che per alcuni i percorsi sono molto più brevi. Il ragazzo che hai visto è di nobile famiglia ma ha comunque dimostrato di essere pronto. Non è da tutti essere un Cavaliere del Tempio, oggi più che mai.» L’uomo si incupisce ed esce dalla chiesa con Almo al seguito.
«Perché non mi hai detto che eri un templare?»
«Quante domande che fai Almo da Su, rivaluto la tua dote di silenzioso. Te ne concedo ancora una stasera, e fa che sia una buona domanda.»
Almo pensa, ha così tante cose da chiedere a quell’uomo.
«Cosa vogliono dire quelle parole?»
«Questa sì che è un’ottima domanda. Nel mosaico è raffigurato Sansone mentre combatte a mani nude contro un Leone. Immagino che tu non ne abbia mai sentito parlare, né hai mai visto un leone. Le parole che abbiamo ripetuto formano il quadrato magico e per capire il loro significato c’è ancora molto che devi imparare e vedere, Almo da Su.»
«Hai visto un leone?!»
Il templare ride guardando il cielo.
«Metti gioia Almo da Su. Mi ero dimenticato della meravigliosa vista sulle stelle che offre il vostro cielo. Osserva l’Orsa.» Il Templare indica il cielo.
Almo alza la testa e nota la costellazione dell’Orsa Maggiore ben in vista.
«Il carro», dice in Patois il giovane. «Mio fratello lo chiama così.»
«Interessante», commenta sorpreso il Templare per poi tornare alla vista delle stelle.
«Rotas. Come le ruote del carro», dice a un tratto Almo. «Ho indovinato una delle parole?»
Ride il templare.
«Almo da Su, dammi retta, scopri una cosa alla volta. E adesso andiamo a dormire, nella collegiata troveremo un posto per te, domani ci metteremo in viaggio presto, se vuoi seguirmi.»
«In viaggio! E dove andremo?»
«Per stasera hai finito le domande.»
I due si allontanano nella notte buia, Almo cammina sorridente verso una vita sconosciuta, il cavaliere marcia al suo fianco andando incontro al suo destino templare. Due pellegrini che nelle infinite strade della vita si incontrano e trascorrono del tempo assieme nel segno del più sacro dei regni: quello della compagnia.
*Non a noi, O Signore, ma al tuo nome dà gloria. Inizia così il Salmo 115, e questa frase è il motto dell’Ordine dei Templari.
IL TEMPLARE, DI JACQUES MARTINET, TUTTO IL RACCONTO
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