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    Home » Articoli » Un autunno rischioso per i trasporti tra Italia e Francia
    Alpi del nord e Rodano

    Un autunno rischioso per i trasporti tra Italia e Francia

    Giancarlo BertaleroGiancarlo Bertalero3 Giugno 2024
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    Eboulement Maurienne 2023 - Frana nella Marienne nel 2023 - Département de la Savoie - Bureau de presse
    Eboulement Maurienne 2023 - Frana nella Marienne nel 2023 - Département de la Savoie - Bureau de presse
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    E’ ufficiale, il tunnel del Monte Bianco chiuderà per 15 settimane a partire dal 2 settembre prossimo, con un effetto importante sui trasporti tra Italia e Francia. I circa 2.000 mezzi pesanti che ogni giorno transitano nelle due direzioni cercheranno altre strade per portare le merci nella Francia (Rhône-Alpes e Ile-de-France principalmente), nel Regno Unito e nei Paesi Bassi. Sono questi Paesi infatti i destinatari e origine dei traffici che partono dalle regioni del nord-ovest dell’Italia (Piemonte e Lombardia in primis).

    Le vie alternative

    Le alternative sono poche. Per attraversare le Alpi tra la Francia e l’Italia via strada i passaggi sono sostanzialmente tre: tunnel stradale del Fréjus, autostrada via Ventimiglia e, appunto, il tunnel del Monte Bianco.

    La modalità ferroviaria è scarsamente utilizzata essendo la linea tra Liguria e Costa Azzurra caratterizzata da grosse di limitazioni di peso e sagoma e la linea storica del Fréjus (attualmente chiusa per la frana dell’agosto 2023) usata da poche decine di treni merci al giorno per le limitazioni di numero di tracce disponibili e per il costo di tre locomotive per arrivare a 1300 m slm con 1600 tonnellate di merci (peso di un treno commerciale).

    Al Fréjus ferroviario viene preferito il passaggio via treno attraverso la Svizzera (via Sempione e Lötschberg, due tunnel transalpini che sommati passano sotto le montagne per circa 54 kilometri), più affidabile e con maggior disponibilità di tracce.

    Dunque risulta scarsa l’opzione treno per i tir che troveranno chiuso il Tunnel del Monte Bianco. L’alternativa che verrà usata sarà il Frejus stradale attraverso il quale, già oggi, passano circa 3.000 mezzi pesanti al giorno ai quali si aggiunge il traffico leggero di auto e moto. Ma cosa succederà se nelle 15 settimane di chiusura del traforo del Monte Bianco ci fossero dei problemi tra Bardonecchia e Modane?

    Senza Titolo
    fonte: Alpin traffic observatory UE-CH

    Come fare in caso di emergenza?

    Il ripristino del tunnel del Monte Bianco non potrà essere fatto dalla sera al mattino: fonti non ufficiali parlano di almeno 7/10 giorni per renderlo ripercorribile. I 5.000 tir (circa 2.000 al traforo del Monte bianco e 3.000 a quello del Fréjus) al giorno si ritroverebbero il passaggio a Nord-Ovest delle Alpi occidentali totalmente chiuso con, di fatto, nessuna alternativa percorribile pronta ad accoglierli.

    Ventimiglia ha già un traffico giornaliero di quasi 5.000 tir al giorno, il Gran San Bernardo ha tratte di accesso incompatibili con un traffico di migliaia di mezzi pesanti al giorno e la Svizzera ha regole e politiche e persino un articolo della Costituzione che prevede il contenimento del numero di mezzi pesanti per motivi di sicurezza e ambientali. Ricordiamo che in Svizzera il traffico pesante è anche vietato nelle ore notturne (dalle 22.00 alle 5.00 del mattino).

    La lezione dell’autunno del 2023

    In Valle d’Aosta, ma anche in Alta Savoia, i primi giorni del settembre scorso si è vissuta una vera e propria emergenza raggiungendo i 60 km di coda per arrivare a oltre passare il Tunnel del Monte Bianco dopo la chiusura dell’autostrada francese in corrispondenza della valle della Maurienne a pochi chilometri dal tunnel del Fréjus.

    La situazione si è poi stabilizzata grazie alla gestione delle aree polmone. Ma possiamo dire che “è andata bene” in quanto se la frana vicino al Fréjus, a Saint-André in Maurienne, fosse avvenuta poche settimane dopo, il tunnel del Monte Bianco sarebbe stato chiuso e non riapribile immediatamente.

    I passaggi attraverso i colli della Maddalena, Agnello, Piccolo San Bernardo e del Moncenisio non sono adatti ad essere attraversati da Tir che arrivano a pesare anche 44 tonnellate. Le strade di accesso a questi colli non permettono un traffico di questo tipo se non per uno scambio locale di merce. I passaggi potenzialmente utilizzabili in alternativa a quelli autostradali sono la statale del Monginevro e il tunnel del Tenda. Il primo è contingentato da accordi tra le Prefetture per limitare appunto il traffico e il secondo è chiuso per rifacimento. Comunque le due valli non sono adatte e pronte a ricevere una invasione di tir.

    L’avviso lo abbiamo avuto, qualcuno sta pensando a un piano di emergenza per il prossimo autunno?

    (Giancarlo Bertalero è Esperto di trasporti transalpini. E’ autore della Guida ai trasporti merci attraverso le Alpi, edito da Franco Angeli)

    LEGGI ANCHE: Autostrada più verde: come ATMB (Monte Bianco) facilita l’elettrico e il carpooling

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