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    Home » Articoli » “La strada del Moncenisio” che corre tra le Valli di Susa e della Maurienne
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    “La strada del Moncenisio” che corre tra le Valli di Susa e della Maurienne

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino8 Dicembre 2024
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    “La strada del Moncenisio”, Roberto Catuzzo Moglia; « La route du Mont-Cenis », Roberto Catuzzo Moglia
    “La strada del Moncenisio”, Roberto Catuzzo Moglia; « La route du Mont-Cenis », Roberto Catuzzo Moglia
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    Immersa tra le Alpi piemontesi e le Alpi savoiarde, calata le Valli di Susa e della Maurienne, “La strada del Moncenisio” è da secoli un luogo di passaggio fondamentale nonché una via di comunicazione importante tra Italia e Francia. E proprio tale suo ruolo predominante nel transito tra Paesi e nel contatto tra culture viene analizzato da Roberto Catuzzo Moglia nel volume omonimo acquistabile nelle principali librerie oppure online al prezzo di 18,00 euro.

    “La strada del Moncenisio”

    “La strada del Moncenisio” scorre in parallelo alla Dora Riparia, che ha la sua sorgente presso il Colle del Monginevro, in Savoia, ma poi si spinge oltre il confine per attraversare parte della Valle di Susa, in Piemonte. Non a caso, essa è stata negli anni uno dei grandi itinerari commerciali dove hanno transitato popoli tra cui Galli, Romani e Saraceni ma anche eserciti come quelli di Savoia, Francia e Spagna.

    Ma di certo la complessa morfologia del territorio non ha favorito il versante piemontese, ciò che ha richiesto nel tempo la realizzazione di trinceramenti e fortificazioni su rilievi rocciosi a strapiombo sulla valle. Nascono così su ambedue i versanti realtà come i Forti di Exilles e Fenestrelle nel Settecento nonché i Forti di Varisello e Mont-Froid nell’Ottocento, volti a proteggere valichi di noto collegamento tra Stati allora rivali.

    L’Ospizio del Moncenisio (c) Public domain, Wikimedia Commons
    L’Ospizio del Moncenisio (c) Public domain, Wikimedia Commons

    Un “viaggio avventuroso”

    Nell’antichità il viaggio attraverso il colle è quantomeno avventuroso, effettuabile in assenza di tracciati su di un percorso scosceso e soggetto a frane che presto viene abbandonato. Nel Medioevo l’itinerario si evolve e si arricchisce di due punti di sosta, l’Abbazia della Novalesa e l’Ospizio del Moncenisio, ambedue luoghi di assistenza e riparo per pellegrini e viandanti.

    Ma è nel corso XIII secolo che il traffico su “La strada del Moncenisio” aumenta notevolmente, senza però che diminuiscano i pericoli legati al suo attraversamento, tra cui la possibilità di imbattersi in animali feroci o briganti. La “Strada reale” non è dunque semplice da percorrere data l’assenza di agevolazioni infrastrutturali che impedisce o comunque rende ostico il passaggio di carri e carrozze.

    Le condizioni di fruizione migliorano nell’Ottocento, quando sulla “Strada napoleonica”iniziano a essere costruite numerose strutture per accogliere e curare persone e animali. È questa via che dà lo spunto alla realizzazione di una vera strada con ponti e gallerie, in parte ancora percorribile ai giorni nostri e in parte sommersa per l’edificazione della vicina diga nel 1968.

    L’antica ferrovia Fell (c) Public domain, Wikimedia Commons
    L’antica ferrovia Fell (c) Public domain, Wikimedia Commons

    Strada e ferrovia

    Per anni il Colle del Moncenisio è stato l’unico collegamento tra le più grandi città di Torino e Modane, sino alla costruzione nel 1871 del Tunnel ferroviario del Fréjus tra Bardonecchia e Modane. Come narrato ancora da Roberto Catuzzo Moglia, il traforo stradale, uno dei principali collegamenti transalpini fra Francia e Italia, è stato poi realizzato nel 1980 nonché raddoppiato nel 2014.

    Ma vi è comunque in passato stata una piccola parentesi storica lungo la quale il valico ha funto da legame ferroviario tra Italia e Francia grazie alla ferrovia del Moncenisio. Conosciuta anche come ferrovia Fell dal nome del suo costruttore John Barraclough Fell, essa è rimasta in esercizio tra il 1868 e il 1871 sotto la guida della società britannica Mont Cenis Railway Company.

    Nei suoi pochi anni di attività, l’infrastruttura trasporta circa 100 mila viaggiatori e viene utilizzata anche dalla Royal Mail per la consegna della posta da e verso il porto di Genova e l’India britannica. Con il completamento del Fréjus essa viene chiusa e smantellata, ma ne sono rimaste ancora alcune tracce sui rispettivi territori tra cui i resti di strutture murarie, gallerie e terrapieni.

    LEGGI ANCHE: Le minoranze storiche, o “Gli italiani che non conosciamo”

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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