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    Home » Articoli » Ad Albenga sulle tracce di Caravaggio
    Nos Alpes alla scoperta…

    Ad Albenga sulle tracce di Caravaggio

    Anna Maria ColomboAnna Maria Colombo5 Aprile 2025
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    Museo Diocesano di Albenga, particolare della sala con il dipinto seicentesco raffigurante san Giovanni Battista (dx) (c) Anna Maria Colombo Nos Alpes
    Museo Diocesano di Albenga, particolare della sala con il dipinto seicentesco raffigurante san Giovanni Battista (dx) (c) Anna Maria Colombo Nos Alpes

    Nel romano Palazzo Barberini è in corso la mostra “Caravaggio 2025” che, inaugurata il 7 marzo, si chiuderà il 6 luglio.

    Per l’occasione sono riuniti ventiquattro capolavori del maestro lombardo. Fra questi vi è il San Giovanni Battista nel deserto, conservato presso il Nelson–Atkins Museum of Art di Kansas City (MO).

    Il dipinto fu realizzato da Michelangelo Merisi da Caravaggio (1571-1610) per il banchiere pontificio Ottavio Costa che, nato ad Albenga, intendeva collocarlo all’altare del nuovo oratorio consacrato a san Giovanni Battista, a Conscente, oggi frazione di Cisano sul Neva. L’abitato si trovava nel feudo che Ottavio Costa, con i suoi due fratelli, deteneva nella propria terra d’origine.

    Il ripensamento di Ottavio Costa

    Invece le cose dovettero andare diversamente. Il San Giovanni Battista nel deserto, che si ritiene venga realizzato tra il 1602 e il 1604, quando Caravaggio aveva raggiunto la fama di essere “il più eccellente pittore di Roma”, non giunse mai a destinazione (oppure vi giunse solo transitoriamente): il dipinto infatti risulta registrato a Roma nel 1639 nell’inventario post mortem dei beni di Ottavio Costa. L’opera rimase fino alla metà dell’Ottocento di proprietà dei discendenti. Si esaudiva così un desiderio testamentario di Ottavio Costa, precoce ammiratore e collezionista delle opere di Caravaggio. E chi volesse conoscere i nomi dei successivi possessori, li troverà elencati nella scheda del dipinto che il Nelson–Atkins Museum of Art offre ai suoi visitatori, virtuali e reali.

    Tornando in terra ligure, all’oratorio di Conscente – la cui consacrazione avvenne nel 1606 – fu destinata una replica del dipinto di Caravaggio. Realizzata a ridosso dell’originale è di grande interesse. Già trasferita dalla sua sede primitiva alla parrocchiale di Sant’Alessandro, dal 1982 si trova esposta al Museo Diocesano di Albenga.

    L’invenzione di Caravaggio

    Impiegando un formato – centimetri 170 x 136 – di un’inezia diverso dall’originale, l’ignoto autore del dipinto del museo di Albenga ricalca con fedeltà, probabilmente servendosi di lucidi, la grande invenzione di Caravaggio. La quale consiste nell’aver raffigurato il santo in un modo mai visto prima, un misto di realismo, di idealizzazione classica e di romanticismo ante litteram.

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    Dalla didascalia museale: Ignoto pittore, San Giovanni Battista, olio su tela, prima metà del XVII secolo, Conscente, Parrocchiale di Sant’Alessandro / Foto Anna Maria Colombo

    Su uno sfondo scuro, composto da un fitto intrico di foglie di quercia, emerge la figura di Giovanni Battista, impersonato da un giovane uomo. Il volto, incorniciato da lucenti riccioli castani, è di grande bellezza, così come il corpo che, illuminato da una luce potente, diventa scultoreo. Egli siede pensoso, in parte avvolto dal virtuosistico drappeggio di un manto di panno color rosso vivo, del quale percepiamo lo spessore e vediamo l’usura lungo i margini.

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    Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Giovanni Battista nel deserto, particolare, 1602-1604 ca., Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, attualmente in mostra a Roma /c) Anna Maria Colombo Nos Alpes

    Del tutto realistica invece è la resa della veste, nelle fonti evangeliche descritta come una pelle di cammello posta a cingere i fianchi, ma che nella pittura occidentale perlopiù diviene di capra o di montone. Osserviamo nel dipinto il pelo biancastro e fulvo e il sottostante ‘lato carne’.

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    Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Giovanni Battista nel deserto, particolare, 1602-1604 ca., Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, attualmente in mostra a Roma (c) Anna Maria Colombo Nos Alpes

    La veste in pelle animale, insieme all’esile croce di giunco che Giovanni Battista tiene nella mano destra, sono i soli segni distintivi concordanti con la raffigurazione tradizionale del santo. In sintesi, nel dipinto di Caravaggio la sofferenza di Giovanni Battista “il più grande dei nati di donna” (Matteo 11, 11) – eremita, profeta, martire e precursore di Cristo – è tutta psichica e risiede in quella mascherina d’ombra intorno agli occhi.  

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    Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Giovanni Battista nel deserto, particolare, 1602-1604 ca., Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City, attualmente in mostra a Roma (c) Anna Maria Colombo Nos Alpes

    LEGGI ANCHE: Nos Alpes alla scoperta… della travolgente Cappella della Crocifissione al Sacro Monte di Varallo

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    Anna Maria Colombo

    Anna Maria Colombo ha insegnato Storia dell’Arte Alpina all’Università di Torino e tenuto seminari e partecipato a progetti di studio e restauro sui tessuti antichi per varie istituzioni, fra cui l’Università Pontificia Giovanni Paolo II a Cracovia. Ha scritto per Allemandi, Interlinea, Priuli e Verlucca, Silvana Editrice ed altri. Tiene una rubrica sulla letteratura di montagna per Coumboscuro, periodico della minoranza provenzale in Italia.

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