Il settore lattiero-caseario della Svizzera sta oggi attraversando una fase complessa, segnata da una evidente eccedenza produttiva e da un conseguente ribasso dei prezzi del latte riconosciuti agli allevatori. A partire da domenica 1° febbraio scorso, difatti, il costo indicativo è diminuito circa quattro centesimi al chilo, una riduzione che interessa in particolare quello destinato all’industria e che incide in modo diretto sulla redditività delle aziende agricole.
Prezzi del latte in calo in Svizzera
Alla base del calo dei prezzi del latte in Svizzera vi è un aumento della produzione stimato attorno al +10% rispetto all’anno precedente, con volumi complessivi che negli ultimi anni hanno superato i 3,4 miliardi di chili. Tali dinamiche, comuni a molti altri Paesi dell’Unione Europea, possono essere attribuite in parte alla buona qualità dei foraggi dell’ultimo anno, a sua volta favorita da condizioni meteorologiche positive.
L’obiettivo dichiarato a livello politico è quello di fissare un riferimento stabile anche se inferiore al fine di contribuire a riequilibrare offerta e capacità di assorbimento del mercato. Tuttavia, per molte aziende agricole la nuova remunerazione si colloca al limite della sostenibilità economica, soprattutto in presenza di costi di produzione che rimangono invariati o in aumento.
Le ricadute sulle aziende agricole
Sul territorio della Svizzera, le conseguenze della diminuzione dei prezzi si riflettono sulle scelte quotidiane degli allevatori, spesse volte costretti a rivedere piani di investimento, ridurre il numero di capi o contenere i costi del lavoro. Le perdite economiche stimate variano a seconda delle dimensioni dell’azienda, ma possono raggiungere decine di migliaia di franchi su base annua, una situazione che alimenta incertezza e rende difficile qualsiasi programmazione a medio termine.
La pressione non riguarda soltanto i produttori bensì anche, come segnalato in una nota dall’Interprofessione del latte, le strutture di trasformazione che stanno raggiungendo i propri limiti operativi. Una parte crescente del latte in eccesso è difatti destinata a prodotti di regolazione o commercializzata come “latte C” a cifre particolarmente basse.
Misure straordinarie e segnali al mercato
Di fronte a tale situazione, l’IP Lait ha adottato nuove raccomandazioni, valide dalla scorsa domenica 1° febbraio e almeno sino alla fine del prossimo mese di maggio di quest’anno. In caso di consegne superiori al 105% dei volumi mensili dell’anno precedente, i quantitativi eccedenti potrebbero essere pagati a un prezzo sensibilmente inferiore rispetto agli standard attuali.
Parallelamente, alcune associazioni stanno promuovendo iniziative per migliorare la remunerazione dei produttori, sollecitando i grandi distributori a reintrodurre latte a un prezzo che copra integralmente i costi di produzione. Petizioni e campagne di sensibilizzazione puntano a ottenere un impegno più marcato da parte della grande distribuzione organizzata, tutte quante soluzioni di breve periodo per gestire l’eccesso di offerta.
Confronto dei prezzi del latte in Italia e Francia
Negli ultimi mesi, l’andamento del prezzo del latte alla stalla ha mostrato dinamiche diverse tra Italia e Francia, influenzate dal mercato europee e dalla riduzione dei costi medi dell’ultimo trimestre del 2025.
In Italia, le cifre pagate ai produttori sono state relativamente più alte rispetto alla media europea, con quotazioni attorno ai 58/59 euro per 100 chilogrammi alla fine del 2025. La situazione si è rivelata sostanzialmente stabile rispetto all’estate 2025, nonostante la flessione generale dei listini nel resto del Continente, mantenendo così il valore sopra la media comunitaria e ben superiore a quello di altri Paesi.
In Francia, negli ultimi mesi del 2025 la quotazione del latte alla stalla ha registrato una leggera diminuzione su base mensile e su base annua è rimasta quasi invariata (+0,08 %). Secondo i dati del Milk Market Observatory della Commissione Europea, i prezzi sono stati significativamente inferiori rispetto all’Italia (circa 49/50 euro per 100 chilogrammi).
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