Il connubio tra ghiacciai e diritto non è più una suggestione teorica bensì, come esplicitato dall’autore valdostano Roberto Louvin, un nodo concreto con cui istituzioni e territori devono confrontarsi. Nel suo saggio “Diritto glaciale e post-glaciale”, difatti, egli parte da una constatazione semplice quanto destabilizzante: i ghiacciai stanno scomparendo più velocemente della capacità normativa di comprenderli.
Il volume si inserisce proprio in tale scarto, cercando di colmare un vuoto giuridico che sino a pochi anni fa appariva marginale e che oggi riguarda la gestione dell’acqua, la sicurezza dei territori montani, la biodiversità e persino i confini. Pubblicato da Giappichelli nel 2025, esso è acquistabile direttamente sul sito web dell’editore al prezzo di 37,00 euro per la versione cartacea e di 31,99 euro per la versione invece digitale.
Roberto Louvin: costruire un diritto per i ghiacciai
Una parte significativa del saggio che Roberto Louvin dedica al binomio tra ghiacciai e diritto è orientata anzitutto a definire che cosa si intenda per “diritto glaciale”. Egli ricostruisce dunque il quadro scientifico e storico della criosfera, chiarificando perché i “giganti bianchi” delle Alpi e non soltanto non possano più essere considerati semplici elementi paesaggistici.
Dal punto di vista giuridico, difatti, emerge come tali corpi siano stati a lungo invisibili, raramente qualificati come beni autonomi, spesse volte assimilati ad altre categorie quali acque, suolo, patrimonio naturale. Il libro mette in evidenza tale lacuna e propone di riconoscere loro una specifica rilevanza normativa, anche in relazione al loro ruolo strategico negli equilibri climatici.
Il diritto comparato come laboratorio
Uno dei capitoli centrali è costruito con il metodo comparato, tramite una analisi che attraversa i principali ordinamenti dell’arco alpino tra Italia, Francia, Svizzera, Austria e Slovenia, mettendo in luce approcci diversi alla tutela dei ghiacciai. In talune casistiche essi rientrano nella disciplina delle aree protette, mentre in altre essi sono indirettamente regolati attraverso norme sull’acqua o sul paesaggio senza che esista una disciplina organica.
L’autore amplia poi lo sguardo a contesti extraeuropei, dall’Argentina al Canada sino alla Cina e all’Asia centrale, dove la questione glaciale assume anche una dimensione geopolitica legata alle risorse idriche e ai conflitti tra Stati. Tale confronto non ha una funzione descrittiva fine a se stessa bensì serve a mostrare quanto il diritto sia ancora in fase sperimentale rispetto a fenomeni che invece avanzano rapidamente.
Dopo il ghiaccio: il diritto post-glaciale
La parte più originale del volume di Roberto Louvin focalizzato su ghiacciai e diritto è probabilmente quella dedicata al cosiddetto “diritto post-glaciale”, la quale si interroga su come regolamentare i territori che emergono dal ritiro dei ghiacci. Si tratta di spazi instabili, segnati da nuove dinamiche ecologiche e da rischi crescenti quali frane, laghi glaciali, mutamenti della vegetazione, che richiedono strumenti normativi specifici per tutela ambientale, sicurezza e uso delle risorse.
In tale contesto, il diritto non può limitarsi a conservare ciò che resta ma deve accompagnare la nascita di nuovi ecosistemi, traslando dalla protezione di un patrimonio in declino alla gestione di una trasformazione irreversibile. Il tutto tenendo in conto anche le implicazioni più concrete della deglaciazione sul turismo alpino, sugli impianti sciistici, sulla disponibilità idrica e sulla stabilità dei versanti.
Roberto Louvin: tra diritto pubblico e territori montani
Giurista e docente di diritto pubblico comparato presso l’Università di Trieste, Roberto Louvin ha affiancato alla carriera accademica un lungo impegno istituzionale sino alla guida della Regione Valle d’Aosta nei primi Anni Duemila. La sua attività scientifica si è concentrata in particolare sulle autonomie regionali, sui beni comuni e sul rapporto tra diritto e ambiente, linee di ricerca che ivi convergono per riflettere una conoscenza diretta delle dinamiche alpine.
Un altro aspetto rilevante di “Diritto glaciale e post-glaciale” è proprio l’insistenza sulla collaborazione tra saperi: il diritto da solo non è sufficiente, deve dialogare con la glaciologia, la climatologia e le scienze del territorio. Esso sottolinea il ruolo centrale della ricerca scientifica nel definire le basi su cui costruire le norme, evidenziando come la regolazione dei territori post-glaciali richieda un approccio integrato tra università, enti locali e istituzioni internazionali.
LEGGI ANCHE: I ghiacciai perduti di Nastassja Martin e Olivier de Sépibus








