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Home » Articoli » Un viaggio tra le palafitte alpine di Svizzera, Francia e Piemonte
Nos Alpes alla scoperta…

Un viaggio tra le palafitte alpine di Svizzera, Francia e Piemonte

Giorgia GambinoGiorgia Gambino4 Aprile 2026
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Ricostruzione di un esempio di palafitte alpine, Reconstruction d’un exemple de palafittes alpines (c) CC BY-SA 3.0, Gab01, Wikimedia Commons
Ricostruzione di un esempio di palafitte alpine, Reconstruction d’un exemple de palafittes alpines (c) CC BY-SA 3.0, Gab01, Wikimedia Commons

Le palafitte alpine, ovverosia villaggi costruiti su pali lungo rive lacustri, zone paludose e corsi di acqua, sono uno dei sistemi archeologici più affascinanti di Europa, capaci di restituire una fotografia della vita tra Neolitico ed Età del Bronzo. Inseriti nella lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO e conservatisi in maniera eccezionale proprio grazie all’ambiente umido, essi si concentrano nell’area occidentale delle Alpi, tra Svizzera Romanda, Canton Ticino, Alpi francesi e Piemonte.

Il Lago di Viverone, in Piemonte (c) CC BY-SA 3.0, Rollopack, Wikimedia Commons
Il Lago di Viverone, in Piemonte (c) CC BY-SA 3.0, Rollopack, Wikimedia Commons

Le palafitte alpine come chiave di lettura del passato

Le palafitte alpine non sono soltanto semplici resti archeologici bensì veri e propri archivi naturali che raccontano la capacità dell’uomo di adattarsi a un ambiente complesso come quello umido nelle zone di montagna. Esse delineano nelle Alpi una rete culturale diffusa e interconnessa, parte di un sistema condiviso in grado di raccontare una storia comune fatta di adattamento, innovazione e relazione con il territorio alpino.

Larga parte dei siti palafitticoli resta nascosta sotto l’acqua o nei sedimenti, rendendo complessa la loro ricerca da parte degli esperti ma al tempo stesso garantendo una conservazione ottimale. Ogni nuova indagine contribuisce ad arricchire la conoscenza di tali comunità, rivelando dettagli sempre più precisi sulle tecniche costruttive, sull’economia e sulle relazioni sociali di questa epoca antica tra il 3.500 a.C. e il 1.200 a.C.

Le palafitte alpine del sito di Morges, nel Lago di Ginevra (c) CC BY-SA 3.0, Stedewa, Wikimedia Commons
Le palafitte alpine del sito di Morges, nel Lago di Ginevra (c) CC BY-SA 3.0, Stedewa, Wikimedia Commons

Svizzera Romanda: villaggi sommersi e continuità insediativa

La Svizzera Romanda costituisce uno dei poli principali del sistema delle palafitte alpine, sorte lungo le rive dei grandi laghi con insediamenti succedutisi per secoli, talvolta sovrapponendosi sino a creare ricche stratificazioni archeologiche.

Nel Lago di Neuchâtel, siti come Hauterive-Champréveyres hanno restituito resti di abitazioni in legno, utensili, ceramiche e perfino tracce di coltivazioni, permettendo di ricostruire l’organizzazione spaziale dei villaggi e le attività quotidiane. La presenza di pali infissi nel fondale lacustre consente agli studiosi di comprendere le tecniche costruttive, mentre i sedimenti hanno conservato semi, ossa animali e oggetti di utilizzo quotidiano.

Anche il Lago di Ginevra offre testimonianze rilevanti tra cui il sito di Morges, dove emergono segnali di una rete di scambi estesa: materie prime, stili ceramici e tecnologie indicano contatti con altre regioni alpine e oltre. Tale aspetto, in particolare, denota come tali comunità non fossero affatto isolate e chiuse in se stesse bensì inserite in vasti, proficui e soprattutto già articolati circuiti culturali e commerciali.

Il Laténium, parco e museo archeologico a Neuchâtel (c) CC BY-SA 4.0, Yves André Marc Antoine Kaeser - Archives du Laténium, Wikimedia Commons
Il Laténium, parco e museo archeologico a Neuchâtel (c) CC BY-SA 4.0, Yves André Marc Antoine Kaeser – Archives du Laténium, Wikimedia Commons

Canton Ticino: crocevia tra mondo alpino e mediterraneo

Nel Canton Ticino, le palafitte alpine sono meno numerose rispetto alla Svizzera Romanda ma assumono un significato particolare, poiché il paesaggio che le circonda funge da zona di passaggio tra gli ambienti alpino e padano-mediterraneo.

I siti individuati lungo laghi e zone umide testimoniano l’esistenza di antichissime comunità capaci di adattarsi a condizioni diverse rispetto a quelle dell’Altopiano svizzero. I materiali rinvenuti suggeriscono contatti culturali con l’attuale Italia settentrionale, evidenziando come tali aree fossero già in epoca preistorica punti di transito per uomini, tecniche e idee.

Alpi francesi: l’equilibrio tra risorse naturali e insediamento

Sul versante francese, i siti palafitticoli si distribuiscono in particolare tra le attuali Savoia e Alta Savoia, in un paesaggio dominato da grandi laghi alpini dove le comunità preistoriche hanno sfruttato in modo sistematico le risorse offerte dall’ambiente.

Nel Lago di Annecy, i resti dei villaggi mostrano una pianificazione attenta degli spazi abitativi e produttivi: le strutture lignee, spesse volte organizzate su piattaforme, erano associate ad attività agricole e di allevamento. Qui, le acque lacustri hanno finito con il conservare strumenti in legno e fibre vegetali, raramente sopravvissuti in altri contesti sulla catena delle Alpi.

Il Lago del Bourget presenta insediamenti che documentano una lunga continuità di occupazione e una evoluzione nelle tecniche costruttive da strutture più semplici a forme più complesse, segno di una crescente organizzazione sociale. Nel Lago di Aiguebelette, alfine, essi rivelano un rapporto stretto con l’ambiente acquatico, utilizzato per la pesca e la comunicazione, ciò che delinea un quadro dinamico, in cui le comunità si adattano e trasformano nel tempo.

Tra i siti di particolare interesse, inseriti nella lista dell’Unesco, figurano Beau-Phare sul lago d’Aiguebelette e i quattro del lago del Bourget: Brison-Saint-Innocent, Chindrieux, Hautecombe e Tresserve.

Il Lago del Bourget (c) CC BY-SA 3.0, Florian Pépellin, Wikimedia Commons
Il Lago del Bourget (c) CC BY-SA 3.0, Florian Pépellin, Wikimedia Commons

Piemonte: le testimonianze occidentali dell’Italia alpina

In Piemonte, il fenomeno delle palafitte alpine trova una delle sue espressioni più occidentali nel Lago di Viverone, il principale polo archeologico della regione, con siti come Viverone-Virolino e Viverone-San Lorenzo.

Qui gli scavi hanno restituito resti di abitazioni su pali, strumenti agricoli, ceramiche e oggetti di uso quotidiano che testimoniano l’esistenza passata di una comunità ben strutturata. Le analisi dei materiali organici hanno permesso di ricostruirne addirittura la dieta, basata su agricoltura, allevamento e risorse lacustri, mentre la disposizione delle palizzate suggerisce una pianificazione dello spazio abitativo.

La posizione del lago, al margine tra area alpina e pianura padana, rende tali siti particolarmente interessanti, permettendo loro di documentare un punto di incontro tra culture diverse dove il Piemonte funge da zona di transizione e scambio.

LEGGI ANCHE: Nizza tra preistoria e attualità

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Giorgia gambino
Giorgia Gambino
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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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