La cappella del Monte Thabor, di proprietà del Comune di Bardonecchia ma situata nel territorio francese di Névache, potrà essere ricostruita dopo un lungo periodo di studi e procedure amministrative.
L’edificio, chiuso per il rischio di crollo causato dal deterioramento del permafrost, sarà smontato e trasferito su un terreno più stabile nelle vicinanze, a oltre tremila metri di quota.
Un luogo di culto tra Italia e Francia
La cappella di Notre-Dame-des-Sept-Douleurs sorge poco sotto la vetta del Monte Thabor, nel massiccio delle Cerces. Costruita a circa 3.170 metri di altitudine, è considerata uno degli edifici religiosi più alti delle Alpi e da secoli è una meta di pellegrinaggio per le comunità dei due versanti della montagna.
Le prime testimonianze documentarie risalgono al XV secolo. Dal 1487 la parrocchia di Melezet, oggi frazione di Bardonecchia, assunse la manutenzione dell’edificio. La cappella fu ricostruita dopo i danni subiti nel Seicento e ampliata tra il 1895 e il 1897 per accogliere un numero maggiore di pellegrini. Nel corso del Novecento fu usata anche come riparo dagli escursionisti sorpresi dal maltempo.
La particolare situazione amministrativa della cappella deriva dallo spostamento del confine stabilito dopo la seconda guerra mondiale. Con il Trattato di pace del 1947, la Valle Stretta e il versante su cui si trova l’edificio passarono alla Francia e al comune di Névache, nel dipartimento delle Hautes-Alpes.
La cappella rimase tuttavia legata alla comunità di Melezet. Dopo una lunga ricostruzione catastale e documentaria, nel 2020 i comuni di Névache e Bardonecchia hanno riconosciuto che l’edificio si trova in territorio francese, ma appartiene al Comune di Bardonecchia. Questa condizione ha reso necessario il coordinamento transfrontaliero tra enti e amministrazioni dei due paesi per autorizzare qualsiasi intervento.
Si tratta di una situazione analoga a quella dell’Ospizio del Piccolo San Bernardo, che con lo spostamento della frontiera passò al territorio francese ma rimase di prorpeità dell’Ordine Mauriziano.
Il permafrost mette a rischio le fondazioni
La cappella ha subito la chiusura a causa delle lesioni e dei movimenti che interessano le murature. Le indagini hanno collegato l’instabilità al deterioramento del permafrost, il terreno che rimane normalmente gelato e che, con l’aumento delle temperature, perde parte della sua stabilità.
Gli studi topografici, geologici e geofisici hanno mostrato che un semplice consolidamento non sarebbe sufficiente a garantire la sicurezza dell’edificio. La soluzione individuata prevede quindi lo smontaggio della cappella, il recupero dei materiali utilizzabili e la ricostruzione su un’area più stabile, situata a breve distanza e alcune decine di metri più in alto.
Il problema della particella senza proprietario
Le verifiche condotte per individuare il nuovo sito hanno aperto un altro problema. Il terreno scelto per la ricostruzione non risultava registrato al catasto e non aveva un proprietario chiaramente identificato, anche per la posizione della vetta e per le modifiche dei confini avvenute nel Novecento.
Secondo le informazioni raccolte durante l’iter, i comuni francesi di Modane, Orelle e Valmeinier hanno deliberato di rinunciare a eventuali diritti sulla particella, permettendone l’attribuzione al Comune di Névache. Il passaggio era necessario per definire la disponibilità dell’area e consentire la presentazione della domanda di modifica edilizia da parte del Comune di Bardonecchia.
La procedura ha richiesto il confronto tra amministrazioni italiane e francesi, perché il proprietario dell’edificio è un comune italiano, mentre i permessi di demolizione e ricostruzione devono essere rilasciati dalle autorità francesi.
Il permesso dopo dieci anni di procedure
Nel luglio 2026, durante il tradizionale pellegrinaggio al Monte Thabor, è stato annunciato il rilascio del permesso per ricostruire la cappella. Il provvedimento conclude una fase amministrativa durata circa dieci anni e consente di avviare la preparazione del cantiere, che dovrà tenere conto dell’altitudine, delle condizioni meteorologiche e delle difficoltà di trasporto dei materiali.
Il Comune di Bardonecchia aveva già inserito tra i suoi obiettivi il proseguimento dei rapporti con gli enti locali francesi, la definizione del progetto e la ricerca dei finanziamenti necessari. Alla collaborazione istituzionale si è aggiunto il lavoro di associazioni, parrocchie e volontari attivi sui due versanti delle Alpi che, insieme agli enti locali, sono ora anche impegnati nell’individuazione dei fondi per i lavori.
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