Nel suo libro “Carnevale re d’Europa”, l’antropologo Giovanni Kezich conduce il proprio lettore in un itinerario che ritraccia storie e credenze legate al Carnevale e alle sue innumerevoli sfaccettature che popolano le Alpi. Questi riti antichi dell’Europa contadina erano soliti animare il rigore delle stagioni fredde trascorse in campagna con figure spaventose, animali simbolici, travestimenti grotteschi e gesti di buon augurio.
Di qui la natura di rituali tra loro somiglianti nonostante la rispettiva lontananza geografica nonché l’idea di iniziative condivise tra personaggi e sceneggiature che contribuiscono a rendere l’Europa più culturalmente unita di quanto appaia in realtà. Il saggio, frutto di nove anni di ricerca sul campo da parte dell’autore, è stato pubblicato ed è disponibile all’acquisto (29,50 euro) per le Edizioni Priuli & Verlucca ed è vincitore del Premio Leggimontagna 2015.
Il Carnevale nelle Alpi secondo Giovanni Kezich
Classe 1956 e originario di Milano, Giovanni Kezich è antropologo e dirige dal 1991 il Museo di usi e costumi della gente trentina a San Michele all’Adige (Trentino Alto Adige). Il suo saggio vuole configurarsi quale indagine comparativa attuata attraverso il coinvolgimento di otto musei etnografici europei nell’osservazione di quasi cento mascherate in oltre una dozzina di Paesi.
Di qui dunque una sorta di atlante antropologico e rituale di Europa che dimostra come il Carnevale custodisca ancora nelle Alpi una liturgia non scritta, forse precedente alla stessa cristianizzazione del continente. Nelle oltre 500 pagine, accompagnate da immagini documentarie e dettagli etnografici, tale usanza diviene un momento di sospensione, ribaltamento e rigenerazione fatto di azioni comuni in ripetizione simbolica.
Il Carnevale nelle Alpi italiane, francesi e svizzere
Nelle Alpi italiane uno dei Carnevali più affascinanti d’Italia si svolge nella Coumba Freida tra i comuni valdostani di Bionaz, Oyace, Valpelline e Doues, dove le colorate e decorate maschere delle Landzetteindossano uniformi ispirate ai soldati napoleonici. Poco lontano, a Sampeyre (Valle Varaita, Piemonte), si svolge ogni cinque anni la Baìo, una rappresentazione storica che rievoca la cacciata dei Saraceni e un rito ciclico che coinvolge l’intera comunità.
Tra le mascherate alpine, i Carnevali di Evolène ed Hérens (Cantone de Vallese) mettono in scena figure ambigue come i Peluches e gli Empaillés, maschere fatte di stracci o paglia che incarnano la fine dell’inverno e la rinascita. Nel Cantone del Ticino, soprattutto in Valle Verzasca e Malcantone, sopravvive l’uso delle maschere lignee scolpite, spesse volte grottesche e spaventose, indossate da giovani che, tra suoni ossessivi e gesti rituali, scacciano gli spiriti maligni e auspicano fertilità.
In Francia, la Provenza alpina conserva forme carnevalesche legate alla cacciata del capro espiatorio tra cui il Caramentran, un fantoccio processato e bruciato per liberare il villaggio dai mali dell’anno passato. In Savoia, per contro, i Carnevali tradizionali tra cui Les Allues includono maschere animali e figure pastorali, con campanacci e travestimenti grotteschi che ripetono gesti antichi comuni a tutta l’Europa montuosa.
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