Cecilia Marcoz ci invita alla scoperta di Chez Nous, un manuale didattico in lingua francese utilizzato nella scuola valdostana tra il 1917 e gli anni ’70, con l’interruzione del periodo fascista.
L’autrice, che ha insegnato nei licei di Aosta, lo considera uno strumento importante, che varrebbe la pena riprendere adattandolo ai nostri tempi, «se vogliamo che le nostre tradizioni, i nostri valori, le nostre energie profuse in tutti i campi contribuiscano a un futuro di progresso per la nostra Valle».
L’articolo è apparso in lingua francese con il titolo Chez Nous : un petit livre qui a occupé pendant longtemps une grande place dans l’école valdôtaine sulla rivista del Comité des Traditions valdôtaines Lo Flambò – Le Flambeau, n° 3/2023. Lo ripubblichiamo per gentile concessione.
Prendete un po’ di tempo per leggerlo...
Dal 1861 …
Dal 1861, data dell’unità nazionale del Regno d’Italia, fino agli anni ’50 o ’60 del XX secolo, ovvero al momento del miracolo o boom economico italiano, la scuola elementare, in Valle d’Aosta come in quasi tutta Italia, ha avuto grandi difficoltà a decollare e a sostenersi.
Era una scuola elementare molto povera: non era facile trovare edifici scolastici, arredarli, pagare gli insegnanti¹, regolare il funzionamento dell’istruzione con leggi chiare e facilmente applicabili.
Va sottolineata l’importanza, per le piccole località della Valle d’Aosta, delle scuole di villaggio², che per anni hanno offerto un ottimo servizio per insegnare a una popolazione sparsa su un territorio di montagna con problemi di accessibilità.
Come avveniva l’insegnamento ai piccoli alunni in scuole generalmente molto povere? Unicamente attraverso le lezioni dei loro maestri e con lo studio dei libri di testo, che erano considerati lo strumento fondamentale per l’educazione e l’istruzione.
Per questo motivo le istituzioni religiose, gli intellettuali, i politici, le autorità comunali, gli stessi maestri mostrarono in molte occasioni un vivo interesse per i libri di lettura della scuola elementare, che avevano un ruolo così delicato³. Tra questi libri per la scuola valdostana si rese presto evidente la necessità di trovare manuali che fossero in grado non solo di insegnare la lingua francese⁴, ma anche di far conoscere e amare la Valle d’Aosta e quindi di provvedere alla formazione del bambino valdostano⁵.
Questi due obiettivi furono raggiunti da Chez Nous, un piccolo libro che ebbe un grande successo nella scuola elementare valdostana a partire dal 1917, quando fu pubblicato per la prima volta⁶.
Un libro di lettura in lingua francese per la formazione dei giovani valdostani
È stato concepito essenzialmente come libro di lettura in lingua francese per la formazione dei giovani valdostani: la sua caratteristica principale è stata, fin dall’inizio, quella di presentare la Valle d’Aosta ai piccoli alunni della scuola elementare e di farlo in lingua francese⁷.
Questo primo libro di lettura, al quale si aggiunsero presto altri libri⁸, era ricco di pagine che trattavano diversi argomenti, come la storia, la geografia, la vita sociale, la vita quotidiana dei bambini, la storia sacra, le tradizioni e le novità dell’ambiente valdostano. Aveva saputo accogliere e sviluppare l’eredità dei libri precedenti, attingendo direttamente dall’esperienza dei piccoli alunni⁹.
Probabilmente Soeur Scholastique non poteva immaginare che il suo piccolo libro sarebbe stato utilizzato per decenni, attraversando diversi momenti storici e diversi sconvolgimenti nella storia della Valle d’Aosta: dal Regno d’Italia, al Fascismo, alla Repubblica Italiana.
Concepito per l’insegnamento del francese nella scuola elementare bilingue del Regno d’Italia, fu vietato per anni dal regime fascista, quando veniva utilizzato solo di nascosto da alcuni maestri. Il suo utilizzo fu nuovamente ritenuto opportuno quando lo Statuto della Regione autonoma (articoli 39 e 40) ripristinò l’insegnamento bilingue nella scuola valdostana.

***
Possiamo trovare una presentazione della storia e del successo di Chez Nous in diversi studi che ho letto con grande interesse¹⁰.
Mi limiterò quindi a sottolineare alcuni contenuti di Chez Nous, soprattutto per quanto riguarda le letture che propone. Ciò che mi ha colpito molto è, da un lato, il gran numero di argomenti che le sue pagine presentano ai lettori; d’altra parte ritengo notevole la qualità di queste letture, sia per quanto riguarda il loro contenuto, sia per l’uso molto scorrevole della lingua francese.
Infine, credo di poter osservare che la maggior parte degli argomenti proposti è in accordo con le esperienze, gli interessi e le convinzioni di gran parte dei valdostani dell’epoca¹¹.
Lo specchio dei giorni, per la nostra terra, alcuni buoni consigli
E mi sembra addirittura che, se esaminiamo oggi questo piccolo libro, possiamo ancora trovare molti motivi per presentarne alcune pagine ai giovani alunni della scuola elementare e alle loro famiglie.
Osserviamo quindi alcuni di questi aspetti, attingendo qua e là dalle pagine di Chez Nous. Per quanto riguarda il gran numero di argomenti trattati, nell’indice troviamo una suddivisione molto apprezzabile degli argomenti trattati nelle diverse sezioni.
Ad esempio, vedo l’edizione del 1917¹² che accompagna i piccoli alunni dal loro primo giorno di scuola fino alla fine dell’anno scolastico e anche durante le vacanze estive, proponendo loro per ogni mese dell’anno letture riguardanti i seguenti argomenti: Le miroir des jours, Pour notre terre, Quelques bons conseils, Variétés, Figures Valdôtaines, À travers notre Pays, Petites pages d’histoire (Lo specchio dei giorni, Per la nostra terra, Alcuni buoni consigli, Varietà, Figure valdostane, Attraverso il nostro Paese, Piccole pagine di storia). Per ogni mese il libro presenta disegni o foto e letture in prosa o in poesia, che si riferiscono al periodo e al tema trattati.
Aspetti della vita dei campagnards
Partiamo nel mese di ottobre con l’immagine di un cacciatore con il suo cane e i fiori autunnali e con una lettura, nella sezione “Le miroir des jours”, sulla fine delle vacanze, dove si trova un confronto tra aspetti della vita dei campagnards e altri aspetti della vita sociale ed economica: si confrontano le vacanze degli scolari che si divertono in campagna o che rincorrono le automobili in città con quelle di coloro che aiutano i genitori nei lavori agricoli in campagna e in alta montagna. E si arriva al mese di giugno, dove non si dimentica di sottolineare la gioiosa scena dei fuochi per le feste di San Giovanni e San Pietro.
La sezione “Pour notre terre” presenta per ogni mese interessanti approfondimenti sui lavori della campagna.
Sotto il titolo “Quelques bons conseils” si trovano regole di vita, esempi di buona condotta morale.
La sezione ‘Varietés’ presenta poesie della tradizione dialettale valdostana, o della letteratura francese o italiana, o ancora racconti o leggende del nostro territorio, come la “La chute de la Becca France” (la caduta della Becca France, a pagina 248).
La geografia della Valle d’Aosta è ben illustrata nella sezione “À travers notre Pays”, che non si limita a descrivere il territorio, ma analizza anche le attività economiche dell’agricoltura, dell’industria e dei trasporti.
Petites pages d’histoire
La storia è ben raccontata attraverso la presentazione di personaggi valdostani dei secoli passati, come Sant’Anselmo, figura eminente della nostra storia culturale regionale ed europea, e del presente, come Innocent Manzetti, personaggio molto attento al progresso tecnico e al mondo futuro che sarà caratterizzato da sorprendenti novità nel campo dell’automazione.
Sempre alla storia sono dedicate le letture della sezione “Petites pages d’histoire”, che ogni mese espongono temi molto interessanti, sia politici, sia economici e sociali, sia culturali.
Si può vedere, ad esempio, a pagina 304, il confronto tra la viabilità antica e moderna, e a pagina 308 la descrizione dell’inaugurazione della ferrovia Ivrea-Aosta; oppure la politica coloniale italiana a pagina 266; o ancora le informazioni molto dettagliate sull’istruzione primaria e secondaria in Valle d’Aosta a pagina 348; o le osservazioni su un evento del tutto contemporaneo, ovvero la Grande Guerra e le sue lezioni a pagina 392, che si conclude segnalando una riflessione sulle guerre che «iniziano con l’ambizione dei principi e finiscono con la sventura dei popoli»¹³.

Soyez toujours valdôtains
Il progetto del libro è ben evidenziato a pagina 398 dall’esortazione rivolta agli alunni: “Soyez toujours valdôtains” e a pagina 399 da questo augurio: “Unendo così il culto del passato alla nobile preoccupazione per il presente e il futuro, sarete degni del nostro Paese. Questo libro ha solo lo scopo di introdurvi a questo compito patriottico. Possa esso non mancare al suo obiettivo!» (in originale: En alliant ainsi le culte du passé au noble souci du présent et de l’avenir vous aurez bien mérité du Pays. Ce livre n’a en vue que de vous initier à cette patriotique besogne. Puisse-t-il ne pas manquer son but !”)
Le edizioni di Chez Nous pubblicate successivamente hanno talvolta conservato, e più raramente anche sviluppato, aspetti particolari del primo Chez Nous. Ammiriamo sempre il gran numero di argomenti trattati e anche il modo in cui vengono presentati, sia in riferimento ai diversi periodi dell’anno, sia agli eventi che segnano tappe importanti per la vita individuale o delle famiglie e per le vicissitudini della microstoria e anche della macrostoria.
Si nota l’intenzione, ben riuscita, di dipingere aspetti fondamentali della vita valdostana dell’epoca per raggiungere l’obiettivo di fornire ai piccoli studenti i mezzi per comprendere il loro paese e per saperci inserirsi bene e cavarsela nell’organizzazione della loro vita.
L’emigrazione dei valdostani
Inoltre, possiamo trovare numerose e interessanti letture sulla vita tradizionale dei contadini valdostani in campagna e in montagna. Notiamo spesso una viva attenzione al fenomeno dell’emigrazione dei valdostani nel mondo, alle loro nuove esperienze, ai loro successi; questa attenzione è sempre mescolata al rammarico che i valdostani siano costretti a lasciare il loro paese per cercare lavoro all’estero, in città così diverse dai loro villaggi di montagna; per concludere con l’augurio che possano tornare presto nella loro terra natale.
Troviamo molte foto, disegni o descrizioni dei nostri monumenti e numerose tracce della nostra storia conservate sul nostro territorio.
Infine, cosa che può sembrare sorprendente, leggiamo descrizioni molto dettagliate e precise delle novità sorprendenti che si verificavano all’epoca sul nostro territorio: la nascita delle fabbriche, l’arrivo della ferrovia ad Aosta e persino le discussioni sui progetti di perforazione delle montagne per avvicinare la Valle d’Aosta, l’Italia, la Francia e la Svizzera, o ancora la descrizione delle nuove invenzioni meccaniche.
Da Sant’Anselmo al Conseil des Commis a Innocenzo Manzetti
Notiamo in generale la viva attenzione verso tutti gli eventi e i personaggi della storia valdostana dall’antichità ai tempi più recenti nei diversi ambiti: economico, sociale, politico, tecnologico, culturale. Basta dare una rapida occhiata all’indice per rendersene conto: da Sant’Anselmo, al Conseil des Commis, al passaggio di Napoleone, a Innocenzo Manzetti, tutti i personaggi principali, tutti gli eventi, tutte le tappe della storia valdostana sono inseriti.
Le letture degne di attenzione sono numerose e, se la nostra curiosità, stuzzicata dai temi presentati nell’indice, ci porta a sceglierne alcune, abbiamo modo di constatare il valore del contenuto e il buon livello dell’uso della lingua francese. Ogni pagina offre notizie, racconti, argomenti, tutti ben sviluppati ed esposti con uno stile chiaro ed elegante.
Possiamo quindi concludere che Chez Nous ha saputo offrire per lungo tempo ai lettori del suo tempo una sintesi notevole e ben corrispondente al momento storico e soprattutto alla convergenza tra l’amore per le tradizioni del tempo passato e per la cultura del paese, da un lato, e, dall’altro, l’attenzione alle novità del presente e all’attesa delle sorprendenti innovazioni che si annunciavano per il futuro.
I modelli di Chez Nous sono invecchiati…
È per questo che molte delle sue pagine possono ancora essere appassionanti per i lettori di oggi e sicuramente conservano un ruolo importante come documento storico, anche per le parti e gli aspetti che non sarebbero più proponibili ai lettori di oggi o per l’educazione dei bambini di oggi.
Le grandi trasformazioni della storia del XX e XXI secolo ci mostrano molto chiaramente le pagine e le idee di Chez Nous che sono invecchiate e che non penseremmo mai di presentare ai nostri alunni della scuola primaria. Il ruolo di primo piano della vita di campagna non è più evidente oggi; i nostri piccoli alunni dovranno essere guidati ad esaminare i fenomeni delle interdipendenze tra città e campagna, tra le attività dei diversi settori; o ancora a considerare lo sviluppo del turismo e dello sport, i cambiamenti nella pianificazione e nell’utilizzo del territorio e del patrimonio che esso ci offre in diversi ambiti.

… bisognerà comunque trovarne di nuovi
Ma se alcuni modelli di vita proposti da Chez Nous non sono più validi, bisognerà comunque trovarne di nuovi, affinché i bambini che vivono oggi in Valle d’Aosta imparino a vivere nel loro ambiente¹⁴.
Oggi, durante le nostre passeggiate in montagna in estate, non incontriamo più il piccolo pastore descritto da Chez Nous, ma figli di agricoltori che passeggiano con i loro cellulari. Il cambiamento della vita materiale e, di conseguenza, di alcune abitudini e regole di comportamento sta inevitabilmente producendo una modifica delle regole di vita morale e sociale.
Alcuni passaggi della sezione “Qualche buon consiglio”, o alcuni proverbi proposti alla fine dei capitoli di Chez Nous non potrebbero più essere rivolti ai giovani studenti di oggi; alcune descrizioni della vita sociale ci sembrerebbero oggi molto strane¹⁵.
Ma le esigenze fondamentali
Ma le esigenze fondamentali per la vita morale degli individui, o per la loro vita sociale, che erano presenti in altri consigli forniti da Chez Nous, devono ancora essere proposte ai nostri giovani, se vogliamo che le nostre tradizioni, i nostri valori, le nostre energie impiegate in tutti i campi contribuiscano a un futuro di progresso per la nostra Valle¹⁶.
Se Chez Nous ha saputo rispondere bene alle conoscenze, agli interessi, ai gusti – alla vita, insomma! – dei valdostani per gran parte del XX secolo, oggi notiamo aspetti che sono molto cambiati. Una delle caratteristiche più evidenti e onnipresenti di Chez Nous è sicuramente il ruolo dell’educazione religiosa e soprattutto il ruolo della religione cattolica nell’educazione.
A questo proposito, le grandi trasformazioni del mondo contemporaneo¹⁷ ci impongono di chiederci quali possano essere gli obiettivi dell’educazione, quale ruolo possa avere la religione nella formazione della personalità degli studenti, o addirittura se possa averne uno.
Ma il fatto di porci queste nuove domande e di cercare nuove risposte non ci autorizza a deridere il punto di vista di Chez Nous o a disprezzarlo. Al contrario, credo che bisognerebbe ancora chiedersi come rapportarsi al fenomeno della religione nel mondo attuale e che bisognerebbe trarne le conseguenze dal punto di vista pedagogico.
Chez Nous e l’educazione dei giovani valdostani
Mi sembra che Chez Nous possa ancora farci riflettere sull’educazione dei giovani valdostani. Può ancora proporci contenuti, obiettivi, punti di riferimento ancora validi; ovviamente non mi spingerei a dire sempre validi, imprescindibili, eterni! Nemmeno la storia futura potrà stabilirlo!
Tuttavia, per giudicare Chez Nous, come per giudicare qualsiasi fenomeno storico, ritengo inaccettabile il pregiudizio degli intellettuali che amano proiettare sulla storia del passato i loro giudizi modellati sui loro punti di vista del presente, senza valutare la distanza tra un’epoca e l’altra, le diverse esigenze, le diverse sensibilità, le diverse considerazioni sulla vita¹⁸.
Certamente questo atteggiamento di rifiuto, di biasimo, di disprezzo non è stato quello delle persone che, constatando che Chez Nous era diventato obsoleto e che era necessario cercare altri libri di testo e altri mezzi didattici, si sono impegnate a sostituirlo con altri libri di testo e altri metodi di insegnamento.
Se gli autori di questi libri di testo avessero rifiutato Chez Nous¹⁹ invece di conservarne molti aspetti ancora utili e di arricchirli, integrandoli con altri più attuali e più rispondenti alle esigenze di un mondo in rapida trasformazione, non avrebbero prodotto le eccellenti opere che hanno fornito alla nostra scuola elementare e che sono state adottate con successo per molto tempo..

La sintesi che Chez Nous aveva saputo fornire ai suoi lettori
Queste novità, a partire dagli anni ’60 del XXᵉᵐᵉ secolo, hanno sicuramente contribuito a mantenere e forse anche a migliorare il livello di istruzione e hanno offerto nuove prospettive per l’educazione, rispondendo in modo più diretto e adeguato alle nuove esigenze formative, ai nuovi gusti dei bambini²⁰ in un ambiente sempre più variegato, profondamente modificato dallo sviluppo tecnologico, dalla diffusione della radio, del cinema, della televisione e dalla metamorfosi di molti altri aspetti della vita.
Come sempre, i grandi cambiamenti nella vita economica, politica, sociale e culturale impongono trasformazioni anche nell’istruzione.
Tutte queste interessanti novità, che meritano di essere riconosciute e ricordate, sono forse un limite, perché si diffondono in molte direzioni e non ci offrono la sintesi che Chez Nous aveva saputo fornire ai suoi lettori.
Tuttavia, è necessario chiedersi se la mancanza di questa efficace sintesi sia un limite degli autori di libri per la scuola, o se non sia piuttosto un segno evidente della crescente difficoltà, al giorno d’oggi, di trovare una sintesi culturale ed educativa adeguata di fronte a un mondo sempre più frantumato²¹.
Sarà quindi ancora possibile oggi sostituire degnamente l’opera di Suor Scolastique e il suo Chez Nous?
L’articolo è apparso in lingua francese nella rivista del Comité des Traditions valdôtaines, Lo Flambò – Le Flambeau, n° 3/2023. Lo traduciamo e lo ripubblichiamo per gentile concessione.
Per facilitare la lettura e rispondere alle esigenze digitali di individuazione sui motori di ricerca, abbiamo aggiunto i titoli dei paragrafi.

Note
1. Si trattava di un numero maggiore di insegnanti donne rispetto agli uomini, soprattutto man mano che per questi ultimi aumentavano le possibilità di trovare lavori meglio retribuiti.
2. Sono state scritte belle pagine sulle scuole dei borghi e sul loro ruolo davvero notevole. Quando, durante il fascismo, si decise di chiuderle, nel 1923, ci furono forti opposizioni. A questo proposito si possono leggere pagine molto interessanti scritte da Émile Chanoux. Vedi Émile Chanoux, Écrits, Imprimerie Valdôtaine, 1994, pagine 254–256, 449, 560–562.
3. Possiamo trovare numerosi esempi al riguardo. Nel 1890 l’ispettore scolastico prof. Eugenio Paroli pubblicò il libro Amédée ou l’École valdôtaine – Livre de lecture pour les écoles élémentaires du Val d’Aoste, poiché aveva notato la mancanza di un libro sulla Valle d’Aosta destinato ai giovani alunni della scuola elementare. Nella prefazione del libro, alle pagine 7 e 8, egli stesso spiega di aver scritto esclusivamente per motivi patriottici, avendo constatato che «gli alunni delle nostre scuole elementari imparano in ottimi libri a conoscere la loro lingua madre, ma non conoscono la storia e le bellezze del loro paese natale».
Sottolinea quindi che c’è “un vuoto da colmare”. Suggerisce che gli eccellenti scrittori valdostani si propongano di “completare l’educazione della nostra gioventù fornendole le conoscenze più importanti sulla sua patria”. Dichiara quindi che “ciò che un valdostano non ha ancora fatto, ho osato intraprendere, nella ferma speranza che il mio esempio, di audacia non comune, lo ammetto io stesso, determinerà qualche scrittore valdostano a illustrare questo nobile e pittoresco Paese d’Aosta per i bambini che frequentano la scuola, come altri hanno fatto per gli studiosi e per i turisti stranieri.”

Lo stile grafico di uno dei manuali degli anni ’50
Un altro capitolo importante a questo proposito è il concorso indetto nel 1896 dal Comune di Aosta per la realizzazione di un libro di lettura per gli scolari valdostani.
Questo concorso portò, alcuni anni dopo, alla selezione di tre opere molto interessanti: Les lectures pour les Écoles et les Familles Valdôtaines (Letture per le scuole e le famiglie valdostane) del prof. Sylvain Lucat, segretario della città di Aosta; Lectures Valdôtaines (Letture valdostane) di Anselme Réan, medico, giornalista e politico, che nel 1909 fondò insieme ad altri notabili la Ligue Valdôtaine (Lega valdostana) per la difesa della lingua francese in Valle d’Aosta; e infine il Primo libro di lettura del bambino valdostano delle Suore di San Giuseppe, che era più vicino alla realtà delle scuole elementari e che, per questo, ebbe un grande successo e aprì la strada alla produzione di Chez Nous.
4. Dal 1861 la Valle d’Aosta, unica regione francofona del Regno d’Italia unificato, divenne una zona periferica, al confine con uno Stato unitario di lingua italiana, e questo cambiamento comportò molti problemi: per la scuola si pose una questione linguistica. Una popolazione francofona, la cui lingua letteraria era il francese e la lingua parlata nella vita quotidiana era un dialetto franco-provenzale, il patois con tutte le sue varianti, tranne che nella Valle di Gressoney, dovette opporsi alla decisione dello Stato di imporre l’italiano come lingua unica.
Fu il fascismo a spingere ulteriormente il processo di italianizzazione, quando dal 1923 il regime ordinò la chiusura delle scuole dei borghi e poi vietò l’uso della lingua francese.
5. Dal 1861, insieme alla questione linguistica, si presentò un altro problema: quello dell’identità valdostana. Il passaggio della Valle d’Aosta dal dominio della Casa Savoia allo Stato italiano comportò molti problemi al riguardo; furono pubblicati numerosi studi su questo argomento. Fu sviluppata la teoria dell’intramontanismo. Ci si interrogò sulla storia della Valle, sulle sue tradizioni, sulle sue caratteristiche di regione montana e sulla sua lingua. Tutto questo patrimonio di ricerche e riflessioni influenzò i libri di testo e le attività scolastiche.
6. È a Flaminie Porté (1863-1941), diventata Suor di San Giuseppe con il nome di Suor Scolastica, che si deve la produzione di Chez Nous.
7. Il titolo del libro pubblicato nel 1917 era Chez Nous – Lectures Valdôtaines à l’usage des écoles élémentaires – edito dalla Scuola tipografica Salesiana-San Benigno Canavese. L’autrice, fin dalla prima pagina, spiega il significato del suo libro: “Chez Nous significa tutto ciò che ci circonda, tutto ciò che ci sorride, tutto ciò che amiamo; il paese dove siamo nati, quello dei nostri antenati. Bambini delle nostre scuole, il Chez Nous è la Valle d’Aosta”. L’obiettivo che Suor Scolastica si proponeva era quello di offrire “un’alta lezione per l’intelligenza e per il cuore” al fine di “ispirare l’amore per il paese”.
8. Ne possiamo ricordare diversi: una nuova edizione di Chez Nous nel 1918, un Primo sillabario per il bambino valdostano pubblicato nel 1925 da G. B. Paravia, un Chez Nous Piccole letture per il bambino valdostano pubblicato nel 1925 dalla SEI (Stabilimento tipografico Silvestrelli e Cappelletti di Torino), numerosi libri pubblicati dallo stesso editore dopo la seconda guerra mondiale (Chez Nous – Religion nel 1947, Chez Nous. Soyonsles nel 1951 e Chez Nous – Lectures – terza, quarta e quinta parte degli anni 1948 e 1949).
9. Possiamo ricordare il libro per l’insegnamento elementare dell’abate Scala del 1853, Amédée ou l’École valdôtaine di Eugenio Paroli pubblicato nel 1891 da Enrico Trevisini – Milano Roma Napoli; un Libro di lettura del Bambino Valdostano – Educazione e istruzione pubblicato nel 1903 dalla Tipografia Cattolica – Aosta; Possiamo ricordare il libro per l’Insegnamento Elementare dell’Abbé Scala del 1853, Amédée ou l’École valdôtaine di Eugenio Paroli pubblicato nel 1891 da Enrico Trevisini
– Milano Roma Napoli; un Libro di lettura per il bambino valdostano – Educazione e istruzione pubblicato nel 1903 dalla Tipografia Cattolica – Aosta; le Letture per le scuole e le famiglie valdostane del prof. Sylvain Lucat, Segretario Capo della Città di Aosta – Ivrea – Stabilimento Tip. LIT.L. Garda -1900, le Letture valdostane di Anselme Réan – prima edizione a Torino – Tipografia del Collegio degli Artigianelli nel 1900 e ristampato ad Aosta nel 1968 – Tipografia ITLA.
10. La storia delle origini e della lunga vita di Chez Nous è già stata ben presentata da tesi molto accuratamente sviluppate dagli studenti dell’Università della Valle d’Aosta per la loro tesi di laurea. Ad esempio, la tesi della signora Marie Claire Chaberge: Chez Nous, un manuale per la storia valdostana – a. a. 2008–2009 (disponibile su www.storiavda.it) presenta riflessioni molto interessanti sul rapporto tra Chez Nous e l’identità valdostana e l’autonomia della Valle d’Aosta.
11. Mi rendo conto che questa affermazione può essere confutabile e che, per sostenerla, sarebbero necessarie ricerche in vari campi. Sarebbe auspicabile che ricerche storiche, sociologiche e antropologiche accurate ci consentissero di stabilire quale fosse, a quell’epoca, la mentalità degli abitanti della Valle d’Aosta su diversi argomenti, tra cui non meno rilevanti sono le opinioni su Chez Nous.
Mi piacerebbe poter verificare l’ipotesi che l’ambiente valdostano rappresentato nelle pagine di Chez Nous, le conoscenze trasmesse da questo libro, gli argomenti trattati trovino ampio riscontro nell’intelligenza e nei sentimenti dei valdostani dell’epoca, o certamente di gran parte di essi. Sicuramente questa osservazione è valida per i contadini valdostani; ma penso che Chez Nous potesse catturare anche l’attenzione degli emigrati valdostani nel mondo e, poco a poco, anche quella degli immigrati arrivati in Valle d’Aosta dopo le due guerre mondiali, che hanno presto superato gli ostacoli del bilinguismo e dell’integrazione nell’ambiente valdostano.
Mi sembrano necessarie ricerche in merito, per sfatare molte opinioni comuni, spesso contraddittorie, sulle differenze e persino sull’ostilità tra valdostani e immigrati. Credo che si possa osservare un panorama molto variegato, in cui si nota da un lato il rifiuto delle difficoltà di apprendimento della lingua francese da parte degli immigrati calabresi o veneti, così come il disprezzo di alcuni valdostani nei confronti dei “terroni” e dei “giapponesi”.
D’altra parte, però, si può sottolineare la rapida integrazione tra valdostani e immigrati, grazie ai legami di lavoro o familiari. Troviamo diversi esempi al riguardo: dai piccoli pastori calabresi che imparavano il dialetto meglio degli stessi valdostani; ai numerosi matrimoni tra immigrati e figlie di famiglie valdostane e, più tardi, tra giovani valdostani e ragazze che salivano dalla Calabria; agli imprenditori che hanno contribuito allo sviluppo della Valle in vari settori, meglio dei valdostani per parte di padre e di madre. Credo che sia necessario studiare questi meccanismi di integrazione soprattutto oggi, visto che si presentano sempre più spesso nuove forme di immigrazione che pongono problemi.
12. Possiamo leggere la prima pagina: “Chez Nous – Letture valdostane per le scuole elementari – Far conoscere la propria piccola patria significa far amare di più la grande. 1917 Aosta – Scuola tipografica Salesiana – San Benigno Canavese”.
13. Alla fine dei capitoli si trovano spesso interessanti citazioni di aforismi, massime, sentenze, proverbi, come questa sulla guerra, che riguardano i temi più disparati e che stimolavano la riflessione dei lettori dell’epoca e potrebbero attirare l’attenzione anche dei lettori di oggi.
14. Se le condizioni di vita materiali sono cambiate, non possiamo ignorare la ricerca di regole di vita per comportarci bene nei confronti di noi stessi, della nostra umanità, della nostra identità di valdostani, dei nostri rapporti con le persone che ci circondano, delle nostre scelte di vita, delle nostre relazioni con l’ambiente che ci circonda. A volte abbiamo esempi – purtroppo non edificanti! – che un serio lavoro educativo sarebbe necessario per le nuove generazioni.
15. Sicuramente il ruolo della donna nella società è molto cambiato, così come i rapporti tra padri e figli e il modo di rapportarsi alle tradizioni. A questo proposito, a pagina 54 di Chez Nous, edizione 1917, si trova l’amusing description del padre Routinett e di suo figlio: il figlio rispetta l’attaccamento alle tradizioni del padre, ma “aspetta pazientemente il suo momento”.
16. Si trovano numerosi esempi al riguardo nella maggior parte delle pagine di Chez Nous.
17. Basti pensare alle molteplici forme di laicizzazione della cultura e della vita, ai rapporti tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica dal Concordato del 1929, al Concilio Vaticano II (1961-1965) e a tutte le discussioni che ne sono seguite, alle controversie tra religioni diverse, fino ai più recenti tentativi di dialogo interreligioso.
18. A questo proposito, basta riferirsi ad alcuni episodi più recenti della nostra storia, che ci mostrano scelte assurde, come la distruzione di statue, le lunghe controversie per cambiare il nome di una strada o di una piazza, la censura sul linguaggio, la ricerca ossessiva del cosiddetto politically correct… e l’elenco potrebbe continuare!
19. A questo proposito, possiamo ricordare la produzione molto apprezzabile di Anaïs Ronc Désaymonet, Lucio Duc, Jean Pezzoli e molti altri ancora.
20. A questo proposito, si possono citare alcuni esempi: al posto delle letture per bambini di Edmondo De Amicis o Victor Hugo, troviamo letture di Daudet, La Fontaine, i fratelli Grimm e, più tardi, Mario Lodi.
21. Non mancano esempi di fenomeni sempre più frequenti e spesso contraddittori, che ci portano a misconoscere il diritto al rispetto dell’eterogeneità e a vedere invece imporsi forme di omogeneità a livello mondiale, che rispondono a esigenze economiche o politiche poco attente al rispetto dei diritti umani.
LEGGI ANCHE: Il Cornalin, una storia tutta particolare









