Il percorso parlamentare verso una possibile abolizione delle Zones à Faibles Émissions (ZFE), aree urbane in cui la circolazione dei veicoli più inquinanti è vietata o limitata, subisce una battuta di arresto. Il Governo francese ha difatti deciso di ritirare temporaneamente il disegno di legge sulla semplificazione della vita economica, che conteneva anche la controversa soppressione di tale aree, rinviando il voto finale di diverse settimane.
Le ZFE in Francia
Basate sul sistema di classificazione Crit’Air, le ZFE sono operative in oltre 230 città europee e, in Francia, la loro istituzione è obbligatoria nelle agglomerazioni con più di 150 mila abitanti. Tali dispositivi hanno l’obiettivo di ridurre l’inquinamento atmosferico, in particolare le emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto, limitando la circolazione dei veicoli più datati e inquinanti.
L’accesso a esse è regolato dalla vignetta Crit’Air apposta sul parabrezza, che classifica i veicoli su una scala da 0 a 5, con la classe 0 riservata a quelli elettrici o a idrogeno. Le restrizioni variano in base ai contesti locali e agli orari ma colpiscono generalmente i mezzi non classificati o appartenenti alle categorie più elevate, con sanzioni per coloro che circolano senza il contrassegno corretto.
Il dibattito
Introdotte prettamente nelle grandi aree urbane maggiormente vittime di inquinamento, le ZFE sono divenute nel tempo un simbolo delle tensioni tra obiettivi ambientali e questioni sociali. Nelle Alpi francesi sono attualmente operative a Grenoble Alpes Métropole, Grand Annecy, Annemasse Agglomération e Métropole de Lyon per rispondere all’accumulo di particolato atmosferico nei periodi di inversione termica facilitato dalla morfologia valliva.
I loro oppositori denunciano un meccanismo discriminatorio che penalizzerebbe le fasce di popolazione con minori risorse economiche, impossibilitate a sostituire veicoli più datati. I sostenitori, al contrario, sottolineano i benefici sulla qualità dell’aria, con riduzioni significative degli inquinanti nelle città dove le restrizioni sono state applicate in modo rigoroso.
Che cosa prevedeva l’abolizione delle ZFE
L’abolizione delle ZFE era introdotta nel progetto di legge tramite emendamenti presentati dalle forze di destra e dall’estrema destra con il sostegno anche di una parte della sinistra radicale. In commissione mista paritaria, incaricata di trovare un testo condiviso tra deputati e senatori, la soppressione del dispositivo era stata approvata a larga maggioranza.
Il compromesso discusso avrebbe eliminato l’obbligo di istituire tali tipologie di zone e cancellato ogni riferimento a esse dai codici dell’ambiente, dei trasporti e delle collettività territoriali. Esso avrebbe dovuto essere sottoposto al voto definitivo nella giornata di ieri, martedì 27 gennaio, dapprima all’Assemblée nationale e successivamente al Senato.
I prossimi passi
Il rinvio del voto, che secondo fonti parlamentari sarebbe calendarizzato a seguito delle elezioni municipali previste nel mese di marzo prossimo, non equivale a una rinuncia definitiva. Esso riflette tuttavia le tensioni interne alla maggioranza e la difficoltà di fare convivere, nello stesso provvedimento, misure di semplificazione amministrativa per le imprese e l’eliminazione di uno dei principali strumenti delle politiche ambientali degli ultimi anni.
Anche qualora il Parlamento approvasse in futuro l’abolizione delle ZFE, il testo potrebbe essere sottoposto al vaglio del Consiglio costituzionale, che dovrebbe pronunciarsi sulla coerenza della misura rispetto all’impianto originario della legge.
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