In “Le loro montagne” (in originale “Leurs montagnes”), Fabrice Lardreau costruisce una narrazione articolata e sovrapposta che evita deliberatamente la resa in termini eroici dell’alpinismo. Si tratta difatti di relazioni intime e spesse volte contraddittorie con la montagna, i cui protagonisti non condividono una pratica comune bensì una forma di attrazione a tratti contemplativa, creativa, talvolta persino ambigua.
Il risultato è un insieme di ritratti che hanno come loro personaggi principali scrittori, artisti, scienziati, musicisti, i quali lasciano emergere una pluralità di sguardi nei quali la quota appare come sfondo e interlocutore silenzioso. Il volume, edito nel settembre del 2023 nella collezione “Hommes et montagnes” (“Uomini e montagne”) delle Éditions Glénat, è acquistabile sul sito web dell’editore al prezzo di 19,95 euro per la versione cartacea.
“Le loro montagne” come esperienza personale
Ciò che attraversa “Le loro montagne” non è tanto la geografia dei luoghi quanto quella delle percezioni: ogni racconto prende difatti le mosse da una infanzia segnata dal paesaggio, una scoperta tardiva, una abitudine resa necessità. Ne emerge una costante: non è necessario essere praticanti esperti per sviluppare un rapporto profondo con l’altitudine poiché la montagna, in queste pagine, è meno una attività e più una condizione.
Autori come Paolo Cognetti o Marie-Hélène Lafon restituiscono una descrizione di essa anzitutto in termini di spazio abitato, quotidiano, lontano dall’idea di semplice terreno di svago. Altri contribuiti, come quello del medico di Bordeaux Boris Cyrulnik o quello del regista e sceneggiatore Patrice Leconte, la interpretano come luogo di ritiro o di riflessione.
Ritratti che raccontano più di quanto dichiarino
Fabrice Lardreau adotta una scrittura che lavora per sottrazione, grazie alla quale i ritratti si soffermano su dettagli, impressioni, ricordi che suggeriscono più di quanto spiegano. È per tale ragione che alcuni profili risultano particolarmente incisivi e altri più sfumati, in una discontinuità che non sembra un difetto quanto una conseguenza del lasciare spazio alle voci differenti e talvolta discostanti dei protagonisti.
Tra le presenze più curiose si incontrano figure lontane dall’immaginario alpino, come il cantante Jean-Louis Murat o il regista e sceneggiatore Dominik Moll, a dimostrazione di quanto il richiamo della montagna attraversi ambiti inattesi. Citiamo anche, a titolo di esempio, gli alpinisti Guillaume Néry e Stéphanie Bodet, gli scrittori Ian Mc Ewan e Cédric Gras, il genetista Axel Kahn, il cantante Gautier Capuçon o il disegnatore Covey.
Un libro che allarga l’idea di montagna
Uno degli aspetti più riusciti di “Le loro montagne” è il suo tentativo di spostare lo sguardo da una montagna che non è presentata come spazio eccezionale ma come presenza continua, capace di influenzare scelte, sensibilità e percorsi di vita. Non mancano accenni a tematiche contemporanee come la dimensione ecologica o il bisogno di distacco dal ritmo urbano, ma restando ancorato alle vicende personali evitando generalizzazioni facili.
Il suo autore, Fabrice Lardreau, è una figura che si muove tra giornalismo, narrativa ed editoria, collaborando con la rivista “La Montagne et Alpinisme” e pubblicando romanzi e saggi sotto diversi editori tra cui Flammarion e Robert Laffont. Per Arthaud egli dirige inoltre la collana “Versant Intime” dedicata al rapporto tra esseri umani e natura, un progetto editoriale che si riflette chiaramente nel libro nell’attenzione alle esperienze personali e alla dimensione sensibile dell’alta quota.
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