Economia e politica

Italia e Francia in emergenza medicinali

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La carenza concerne prettamente gli antibiotici e accomuna i due Paesi a innumerevoli altre realtà di tutta l’Europa.

Italia e Francia lanciano un allarme congiunto e denunciano il perdurare dell’emergenza nell’approvvigionamento dei medicinali. La carenza concerne prettamente gli antibiotici ed è imputabile a cause diverse e fenomeni distinti nei due Paesi.

La situazione in Italia

La mancanza di medicinali nelle farmacie italiane è una situazione al vaglio del Governo sin dal gennaio scorso, in seno al tavolo di monitoraggio istituito dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Tramite costanti aggiornamenti, l’Agenzia italiana del farmaco e i rappresentanti della filiera farmaceutica rendono noti i nominativi dei prodotti al momento carenti ed eventuali alternative di pari funzionamento.

Tra i 3.397 farmaci attualmente assenti sul mercato, una parte non viene più commercializzata per scarsa redditività, mentre una altra parte risulta rara a causa di problematiche di produzione tra cui la forte dipendenza dall’Asia nella fornitura di principi attivi, che per il 74% provengono da India e Cina. Oltre a difficoltà di reperimento delle medicine utilizzate contro l’influenza, sulle quali pesa l’elevata incidenza delle malattie nei periodi più freddi dell’anno, anche la filiera dei farmaci generici è attualmente in ginocchio a causa di richieste di prezzo sempre meno sostenibili a livello economico.

La situazione in Francia

Secondo un rapporto pubblicato nel luglio scorso dal Senato, a oggi in Francia oltre 3.700 medicinali risultano rari o del tutto irreperibili, contro i circa 700 registrati nel 2018 o i circa 200 registrati nel 2012: a causa di tali condizioni, nel 2023, circa il 37% dei francesi  ha riscontrato correlati disagi di acquisto in farmacia.

Tra le cause identificate dagli esperti figura anzitutto la perdita di rilevanza delle produzioni locali, che hanno finito con il declassare il Paese da principale a quinto produttore europeo. A ciò si aggiunge la vulnerabilità della catena di confezionamento dei farmaci, impossibilitata a fare fronte a richieste che nell’ultimo decennio sono lievitate del +36%, spingendo molte aziende a propendere per il più celere e dinamico mercato estero. Alfine, quasi paradossalmente anche l’innovazione nel settore gioca un ruolo fondamentale nell’abbattimento delle quantità di medicine create sul territorio nazionale: proprio perché lo Stato e i conseguenti finanziamenti tendono a concentrarsi maggiormente sul nuovo anziché sul tradizionale, secondo alcune stime nei prossimi anni le ditte abbandoneranno oltre 700 prodotti di lunga data.

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