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    Home » Articoli » “Primo di cordata”, il romanzo che dà voce alla montagna
    Nos Alpes, Nos Livres

    “Primo di cordata”, il romanzo che dà voce alla montagna

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino11 Maggio 2025
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    Roger Frison-Roche, autore di “Primo di cordata”; Roger Frison-Roche, auteur de « Premier de cordée » (c) CC BY-SA 4.0, Collection Frison-Roche, Wikimedia Commons
    Roger Frison-Roche, autore di “Primo di cordata”; Roger Frison-Roche, auteur de « Premier de cordée » (c) CC BY-SA 4.0, Collection Frison-Roche, Wikimedia Commons

    La puntata di questa domenica della nostra rubrica “Nos Alpes, Nos Livres” si focalizza su uno dei pilastri della letteratura francese di montagna del Novecento, “Premier de cordée” (in italiano “Primo di cordata”) di Roger Frison-Roche. Ambientato a Chamonix tra gli Anni Venti e gli Anni Trenta, esso segue la storia di Pierre Servettaz, giovane appassionatosi all’alpinismo grazie all’ispirazione di guida alpina trasmessagli dal padre Jean.

    Il noto romanzo è scritto durante il soggiorno ad Algeri del suo autore tra il 1938 e il 1940, salvo poi essere completato al suo ritorno tra le Alpi il 22 febbraio del 1941 a inaugurazione di una trilogia che prosegue con “La grande crevasse” (“Il grande crepaccio”) e “Retour à la montagne” (“Ritorno alla montagna”). La prima pubblicazione avviene a puntate sul quotidiano “La Dépêche Algérienne” lungo i primi mesi del 1941, mentre soltanto in seguito egli la invia all’editore Arthaud di Grenoble per la stampa cartacea, ancora oggi reperibile online.

    Pierre, il “Primo di cordata”

    Il titolo “Primo di cordata” si ispira al ruolo chiave dell’“uomo di cordata” nell’alpinismo, ovverosia la guida più esperta che conduce gli altri lungo le pareti, andandone a narrare la storia intensa e profondamente umana.

    Al centro del romanzo vi è il già citato Pierre, affascinato dal brivido della vetta ma al contempo orientato verso una carriera più sicura come albergatore dal padre, che durante una spedizione sul Massiccio dei Drus viene colpito da un fulmine e muore. Pochi giorni dopo, il figlio sceglie di unirsi al gruppo di ricerca incaricato di recuperare il corpo e, durante la salita, rischia la vita a causa di una drammatica caduta.

    Di qui si innesca così una riflessione profonda sul coraggio, la fragilità umana e il potere della natura, in una costante e insoddisfacente lotta tra desiderio e paura, tra ambizione e limite, tra la caduta e la rinascita.

    Vertigine e oscurità

    Pierre sopravvive al suo incidente ma con conseguenze per lui a dire poco devastanti: il medico che lo ha preso in cura gli comunica che egli ora soffre di vertigini, ciò che lo rende inidoneo a qualsivoglia ascensione. Egli rifiuta tale condanna, convincendosi che si tratti di un complotto ordito da sua madre per tenerlo lontano dalla montagna, ma un tentativo di scalata in solitaria del Brévent conferma la teoria e lo spinge a rifugiarsi nell’alcol.

    Eppure, a infondergli nuova speranza è il ritorno di Georges, compagno di cordata del padre guarito ma con i piedi amputati, che sceglie di fare ritorno in quota pure indossando scarponi speciali e invita Pierre a seguirlo. Ma egli, preda del suo stesso annientamento, è spinto al rifiuto sino a quando i suoi stessi e tenaci amici non lo spingono a cimentarsi su pareti più semplici, aiutandolo a vincere lentamente la paura che lo blocca.

    La rinascita tra vette e valli

    Il momento della svolta in “Primo di cordata” arriva durante il tradizionale “combat de reines”, battaglia tra bovine tipica di Valle d’Aosta, Pays de Savoie e Cantone del Vallese volta a stabilire la regina dell’alpeggio. Pierre, contro ogni previsione, scommette su Lionne, la vacca di un amico, contro la favorita La Boucle, un trionfo simbolico che segna anche la vittoria interiore del ragazzo.

    Rinato, egli decide dunque di tornare in montagna con Georges per affrontare il Couloir Couturier dell’Aiguille Verte, poi entrambi scelgono di intraprendere la carriera di guida alpina allenandosi di conseguenza. Il finale del romanzo è incentrato sulla realizzazione personale del protagonista, che annuncia con gioia alla madre la decisione di sposarsi con la fidanzata Aline.

    Roger Frison-Roche, autore di “Primo di cordata”

    Nato a Parigi nel 1906 da una famiglia di origine savoiarda, Roger Frison-Roche si trasferisce a Chamonix all’età di 17 anni e diviene il primo “non chamoniard” a essere ammesso alla prestigiosa Compagnia delle guide. Alpinista, sciatore, maestro e giornalista, egli prende parte a spedizioni leggendarie attraverso il Deserto del Sahara e il Deserto del Grande Nord su dromedario e Citroën Due Cavalli.

    Scrittore prolifico, egli pubblica il primo romanzo “L’appel du Hoggar” (“Il richiamo dell’Hoggar”) nel 1936, conquistando poi il pieno apprezzamento del pubblico proprio con “Primo di cordata”. Tale successo conduce a sua volta a due diversi adattamenti, un film datato 1944 diretto da Louis Daquin e una versione televisiva datata invece 1999.

    Dopo essere stato fatto prigioniero durante la Seconda Guerra Mondiale e avere aderito alla Resistenza alpina, egli si stabilisce definitivamente a Chamonix, dove muore nel 1999 circondato da quelle stesse montagne che hanno ispirato la sua vita e la sua opera.

    LEGGI ANCHE: “Le mie montagne” di Walter Bonatti ripubblicato in francese

    Alta Savoia Chamonix-Mont-Blanc Featured top
    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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