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    Home » Articoli » Ottant’anni fa la prima seduta del Consiglio Valle: l’autonomia della Valle d’Aosta
    Politica

    Ottant’anni fa la prima seduta del Consiglio Valle: l’autonomia della Valle d’Aosta

    Enrico MartialEnrico Martial11 Gennaio 2026
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    Il primo Consiglio Valle, in un'immagine storica, in via Ollietti ad Aosta
    Il primo Consiglio Valle, in un'immagine storica, in via Ollietti ad Aosta

    Una cerimonia in ricordo della prima seduta del Consiglio Valle, l’assemblea parlamentare della Valle d’Aosta, si è svolta sabato 10 gennaio 2026 ad Aosta, lo stesso giorno di calendario di ottant’anni fa, in un contesto istituzionale con interventi di carattere politico e in un clima caloroso.

    L’incontro si è tenuto nella sala dove l’assemblea del Consiglio della Valle si riunì per la prima volta il 10 gennaio 1946, dopo essere stata istituita con il decreto luogotenenziale del 7 settembre 1945, in place de l’Académie de Saint-Anselme. Il presidente del Consiglio regionale, Stefano Aggravi, ha aperto la cerimonia ricordando che “senza quell’atto inaugurale il presente istituzionale non esisterebbe”. A quella prima seduta presero parte 25 consiglieri indicati dal CLN, tra cui nomi centrali della storia valdostana come Federico Chabod, Maria Ida Viglino, Severino Caveri e Alessandro Passerin d’Entrèves.

    Tra gli altri, fu Jean-Joconde Stévenin, figura storica dell’autonomia di allora, a suggerire di costituire l’assemblea con 25 membri. Vi vedeva simbolicamente la continuazione del Conseil des Commis, che dal 1536 al 1560 – periodo di guerre e turbolenze – governò la Valle d’Aosta in una situazione di indipendenza e con un Trattato di pace firmato con la Francia nel 1537.

    Nel pomeriggio, in collaborazione con il FAI (Fondo per l’ambiente italiano) Giovani Aosta, si sono tenute visite guidate e aperte al pubblico negli spazi del Consiglio regionale.

    Il Consiglio Valle, fiducia e apertura

    L’ordine del giorno della prima seduta affrontava questioni fondative: il ripristino dei toponimi cancellati dal fascismo, la ricostituzione dei comuni esistenti prima del 1922, la trasparenza dell’azione pubblica, la ricostruzione economica e sociale, l’insegnamento del francese e il principio di solidarietà. Temi che, secondo Aggravi, dimostravano la fiducia “nelle istituzioni nascenti, nello Stato italiano e nelle regole democratiche”, una fiducia che oggi richiede rinnovata responsabilità da parte dell’assemblea legislativa.

    Alla cerimonia hanno partecipato Patrick Chapuis, vicepresidente del Parlamento della Repubblica e Cantone del Jura, e Benoît Dispa, presidente del Parlamento della Fédération Wallonie-Bruxelles.

    Patrick Chapuis ha evocato la condivisione di valori fondamentali come la libertà e la solidarietà – e ha ricordato i valdostani presenti nell’intero processo di autodeterminazione e nascita del Cantone. Benoît Dispa ha ribadito che la francofonia è “uno spazio di valori”, tanto più importante in un contesto globale segnato da tensioni e incertezze, e ha sottolineato l’importanza delle collaborazione decennali con la Valle d’Aosta.

    I presidenti del Consiglio Valle, Stefano Aggravi e della Regione Valle d'Aosta, Renzo Testolin, con i presidenti delle Assemblee della Fédération Wallonie-Bruxelles Benoît Dispa e del Jura, Patrick Chapuis (C) Conseil régional de la Vallée d'Aoste
    I presidenti del Consiglio Valle, Stefano Aggravi e della Regione Valle d’Aosta, Renzo Testolin, con il presidente dell’ Assemblea della Fédération Wallonie-Bruxelles Benoît Dispa e il vicepresidente dell’Assemblea del Jura, Patrick Chapuis (C) Conseil régional de la Vallée d’Aoste

    Nella sala, si è notata qualche assenza: ma vi erano diversi sindaci (ma non quello di Aosta), diverse autorità, come la rettrice dell’Università della Valle d’Aosta, Manuela Ceretta o forze dell’ordine e dell’amministrazione centrale. È stata insomma una cerimonia focalizzata sull’Assemblea regionale, sul suo ruolo politico e istituzionale.

    L’assemblea regionale in un quadro convinto e partecipe

    Durante la cerimonia hanno preso la parola i capigruppo del Consiglio regionale, ora composto da 35 membri. Marco Carrel (Autonomisti di Centro) ha chiesto di “guardare all’autonomia di domani”, mentre Chiara Minelli (Alleanza Verdi e Sinistra) ha ricordato diverse tappe politiche della prima fase dell’autonomia, sottolineandone la natura feconda. Clotilde Forcellati (PD-Federalisti Progressisti VdA) ha richiamato l’attenzione sul valore del pluralismo e del coraggio politico come fondamento dell’autonomia, definita “un contratto sociale”.

    Andrea Manfrin (Lega Vallée d’Aoste) ha ricordato che, pur avendo carattere transitorio, il primo Consiglio esercitò reali funzioni legislative e fu determinante per la stesura dello Statuto speciale del 1948. Pierluigi Marquis (Forza Italia) ha sollecitato una visione europea e competitiva per una Valle d’Aosta, capace anche di negoziare con l’amministrazione centrale. Alberto Zucchi (Fratelli d’Italia), con un tono in parte diverso dagli altri interventi, ha messo al centro la qualità del governo come elemento che giustifica l’autonomia nel quadro dell’unità nazionale, dando meno rilievo ai fattori fondanti, come la lingua e le particolarità.

    Marco Viérin (Centre Autonomiste) ha posto l’accento sulla necessità di recuperare la fiducia dei cittadini. Aurelio Marguerettaz (Union Valdôtaine) ha concluso ricordando le radici storiche, le politiche di italianizzazione sin dall’unità statale nell’Ottocento, la persistenza delle particolarità valdostane e infine il riconoscimento giuridico con l’autonomia, ricordando la frase sul palazzo regionale di Émile Chanoux: Voir clair, vouloir vivre.

    Gran parte degli interventi sono stati in lingua francese, qualcuno bilingue e un paio in lingua italiana.

    Aggiornare l’autonomia, sui principi originari

    A chiudere la cerimonia è stato il presidente della Regione, Renzo Testolin, che ha indicato – ed è un accenno politico relativamente nuovo e di prospettiva dell’azione di governo – la necessità di “aggiornare l’autonomia” alla luce dei bisogni attuali, mantenendo l’attaccamento ai principi originari. Sullo sfondo, forse anche nuovi temi, ma senz’altro la necessità di una serie di norme di attuazione dello Statuto speciale ancora da predisporre, su alcune capacità di azione pubblica.

    Ha ricordato che, nel dopoguerra, molte strade erano possibili, ma si tenne conto delle specificità storiche e linguistiche della Valle. L’identità regionale, secondo Testolin, va coltivata “con prudenza e coscienza”, restando fedeli al solco tracciato nel 1946.

    La prima assemblea regionale

    La nascita del Consiglio della Valle, dopo la resistenza al fascismo e al nazismo e dopo la liberazione, fu il risultato di consultazioni tra i partiti del CLN (Consiglio di liberazione nazionale) Valle d’Aosta, che si conclusero con la nomina dei 25 consiglieri con decreto firmato da Alcide De Gasperi il 4 gennaio 1946. La prima riunione si tenne pochi giorni dopo, il 10 gennaio nella stessa sala della cerimonia di 80 anni dopo. Presieduta da Giuseppe Thiébat, con Maria Ida Viglino segretaria, vide l’elezione di Federico Chabod a presidente con un solo voto di scarto su Severino Caveri.

    In un quadro di autonomia già inizialmente tracciato e fondato sui decreti luogotenenziali del 7 settembre 1945, con alcuni elementi di autogoverno, il Consiglio Valle affrontò temi cruciali e politici, come evocati durante la cerimonia. Si tratta appunto del ripristino dei toponimi pre-fascisti (erano stati italianizzati) e dell’articolazione dei comuni (alcuni erano stati uniti), la trasparenza amministrativa, la ricostruzione sociale ed economica e il ruolo della lingua francese.

    Furono mesi di decisioni importanti, in un clima però di tensioni crescenti, in particolare sul tema della garanzia internazionale dell’autonomia valdostana – da ottenere nel Trattato di pace – che Chabod rifiutò, in particolare nella seduta del Consiglio Valle del 7 marzo.

    Le divergenze portarono a una animata e partecipata manifestazione ad Aosta il 26 marzo, in cui diverse persone entrarono nell’ufficio di Chabod, che rischiò di essere defenestrato. Seguirono le dimissioni, poi ritirate temporaneamente. Dopo il referendum del 2 giugno 1946, che vide la Valle d’Aosta esprimersi nettamente per la Repubblica, Chabod lasciò definitivamente la presidenza del Consiglio Valle nell’ottobre dello stesso anno.

    LEGGI ANCHE: Le radici dell’identità linguistica della Valle d’Aosta

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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