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Home » Articoli » Jean Fabre racconta il Puncak Jaya, l’avventura clandestina oltre l’alpinismo
Nos Alpes, Nos Livres

Jean Fabre racconta il Puncak Jaya, l’avventura clandestina oltre l’alpinismo

Giorgia GambinoGiorgia Gambino6 Settembre 2026
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Il Puncak Jaya, la cima scalata da Jean Fabre e Bernard Domenech ; Le Puncak Jaya, la montagne escaladée par Jean Fabre et Bernard Domenech (c) CC BY-SA 2.0, Alfindra Primaldhi, Wikimedia Commons
Il Puncak Jaya, la cima scalata da Jean Fabre e Bernard Domenech ; Le Puncak Jaya, la montagne escaladée par Jean Fabre et Bernard Domenech (c) CC BY-SA 2.0, Alfindra Primaldhi, Wikimedia Commons

Con “Due alpinisti nei territori papuani” (“Deux alpinistes en territoires papous”), Jean Fabre riporta il lettore al 1979, anno in cui lui e il compagno di cordata Bernard Domenechdecidono di raggiungere il Puncak Jaya, la cima più alta dell’Oceania. Si tratta di una delle ascensioni storiche dell’alpinismo francese, portata a termine in un periodo in cui l’accesso all’allora Irian Jaya è vietato agli stranieri a causa del conflitto tra l’esercito indonesiano e le popolazioni papuane.

La montagna resta l’obiettivo dell’impresa ma il racconto sviluppa soprattutto il viaggio necessario per raggiungerla, tra ostacoli burocratici, passaggi clandestini, attraversamenti nella foresta tropicale e continui imprevisti. Il volume è stato di recente ripubblicato dalle Éditions du Mont-Blanc nella collana “Récit” ed è disponibile per l’acquisto direttamente sul sito web.

Un ritratto della Papua Nuova Guinea tra politica e culture locali

L’interesse del racconto di Jean Fabre non si limita all’alpinismo, poiché le pagine descrivono una regione poco conosciuta, la Papua Nuova Guinea, osservata in un momento storico particolarmente delicato. Le tensioni politiche, la presenza dell’esercito, i grandi interessi economici legati alle risorse minerarie e la vita delle popolazioni degli altopiani fanno da sfondo a una narrazione che alterna cronaca di viaggio e osservazione del territorio.

Nel 1979, peraltro, l’Irian Jaya (oggi Papua Nuova Guinea appunto) è praticamente chiusa agli stranieri poiché coinvolta nel conflitto tra il movimento indipendentista papuano (OPM) e l’esercito indonesiano. Fabre e Domenech devono dunque pianificare un viaggio clandestino, affidandosi anche alle missioni religiose per riuscire ad avvicinarsi alla montagna, spedizione che segna la prima ascensione francese del Puncak Jaya (4.884 metri).

Una spedizione difficile

“Due alpinisti nei territori papuani” lascia emergere chiaramente che la parte più impegnativa della spedizione non è stata necessariamente la scalata finale bensì tutto ciò che la ha preceduta. Mesi di preparazione, problematiche economiche, autorizzazioni negate e conseguenti rimandi, passaggi nella foresta tropicale con il rischio costante di essere scoperti rendono quella di Jean Fabre una avventura dai contorni incerti.

Uno degli elementi più suggestivi della narrazione risiede nel contrasto tra i paesaggi, che passano da una delle giungle più umide del Pianeta a una elevata cima circondata da neve e ghiaccio. L’incontro finale con le comunità papuane, in particolare Dani e Moni, diviene uno degli elementi più significativi, offrendo uno spaccato della vita quotidiana in un momento in cui la modernità comincia a modificare profondamente i territori.

Il punto di vista originale di due compagni di cordata

Jean Fabre ricostruisce l’intera spedizione in Papua Nuova Guinea in maniera originale, senza prendere le redini della narrazione in prima persona bensì affidandole nelle mani dell’amico Bernard Domenech. Attraverso tale espediente, il racconto assume toni ironici e spesse volte autoironici, con osservazioni pungenti che riguardano tanto le difficoltà dell’avventura quanto il carattere degli stessi protagonisti.

Del canto suo, Jean Fabre nasce ad Aix-en-Provence nel 1949 e costruisce un percorso professionale insolito, affiancando l’attività di guida alpina a una carriera nell’amministrazione pubblica. Nel corso degli anni prende parte a numerose spedizioni internazionali e firma diverse prime ascensioni in Patagonia, Perù e Marocco, prima di un grave incidente di arrampicata avvenuto mentre ricopriva l’incarico di prefetto della Guadalupa.

LEGGI ANCHE: L’avventura di ghiaccio de “I sopravvissuti del Gervasutti” raccontata da Jean Fabre

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Giorgia gambino
Giorgia Gambino
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Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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