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    Home » Articoli » Per i Pays de Savoie meglio il traforo del Bianco chiuso d’autunno per 15 anni, silenzio in Italia
    Trasporti

    Per i Pays de Savoie meglio il traforo del Bianco chiuso d’autunno per 15 anni, silenzio in Italia

    Enrico MartialEnrico Martial20 Novembre 2025
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    Conseil départemental de la hautesavoie (c) département de la haute savoie
    Le Conseil départemental de la HauteSavoie (c) Département de la Haute-Savoie
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    In Francia preferiscono il traforo del Monte Bianco chiuso d’autunno per 15 anni, piuttosto che d’un botto per 3 anni e mezzo.

    Dopo che il GEIE del traforo del Monte Bianco per realizzare i lavori di rifacimento della volta ha avanzato le due ipotesi di possibile chiusura, in Francia, e particolarmente in Savoia e Alta Savoia, è iniziata una consultazione, più o meno formale, sulla scelta da adottare.

    La questione non è banale, perché permette di influenzare l’esito dei lavori della Commissione intergovernativa – composta da funzionari che hanno le opportune deleghe e poteri – fuori da un reale processo decisionale democratico o partecipativo.

    La scelta francese di procedere a una consultazione, anche se nei fatti unilaterale, è in effetti un modo per aprire all’esterno – cioè a dipartimenti, collettività locali, parlamentari e relativi gruppi di interesse – una decisione che avrà profonde conseguenze sui territori e anche sull’interscambio commerciale tra i due Paesi.

    Per intendere quanto la Commissione intergovernativa lavori su un’agenda propria e chiusa, basti pensare che al momento l’ipotesi di una seconda canna non è neppure sul tavolo, sebbene invece lo sia formalmente tra i due governi, come lo stesso ministro dei trasporti, Philippe Tabarot ha ancora confermato nella riunione del 24 ottobre 2025 alla Commission du développement durable dell’Assemblée nationale.

    “Je ne vous cache pas que la diplomatie italienne fait fortement pression pour le doublement du tunnel du Mont-Blanc, après l’avoir fait pour les tunnels du col de Tende et du Fréjus.” (Non vi nascondo che la diplomazia italiana sta esercitando forti pressioni affinché venga raddoppiato il traforo del Monte Bianco, dopo averlo già fatto per i tunnel del Colle di Tenda e del Fréjus.)

    Di cosa si tratta

    Il GEIE del Traforo del Monte Bianco aveva trasmesso alla Commissione intergovernativa italo-francese, che si dovrà riunire a dicembre, due scenari per i lavori di rifacimento della volta, che inizierebbero dal 2030: il primo prevederebbe una chiusura continua per 3 anni e mezzo, il secondo interruzioni autunnali di tre mesi e mezzo per quindici anni, dal 2030 al 2045.

    I lavori non riguarderebbero tutto il traforo (come si era forse mal capito finora), lungo 11,6 chilometri, ma solo un tratto centrale di sei chilometri, cui 600 metri sarebbero già stati realizzati nel 2024 e 2025. Sarebbero 360 metri all’anno.

    Così, dopo la proposta, la prefetta dell’Alta Savoia, Emmanuelle Dubée, si è rivolta ai parlamentari locali per conoscere la loro opinione. È iniziata quindi una specie di consultazione, o di presa di posizione di diversi soggetti, che stanno orientando la posizione francese – che sarà espressa nella conferenza intergovernativa – verso l’ipotesi di chiusura a tappe, cioè d’autunno per 15 anni.

    Savoia e Alta Savoia per la chiusura a tappe

    Il deputato Xavier Roseren, già sindaco di Les Houches, nella Valle di Chamonix, che è contrario alla seconda canna, ha preferito utilizzare una rapida consultazione sul suo sito web e poi aderire alla posizione espressa: hanno risposto in 585, di cui 454 favorevoli alla chiusura per tappe (il 77,6%). Il dato va preso con cautela però: anche per i sondaggi più rapidi, non si sta sotto le mille interviste, e si cerca di diversificare per età, luoghi, genere, attività.

    Émilie Bonnivard, deputata Les Républicains in Savoia, nella circoscrizione della Maurienne, si è rivolta al ministro dei trasporti Philippe Tabarot per indicare la necessità di scegliere la chiusura per tappe: il tunnel del Fréjus e le infrastrutture di accesso non reggerebbero il peso per tre anni e mezzo d’un colpo solo.

    Il Dipartimento dell’Alta Savoia, si è espresso nella stessa direzione, per una chiusura su 15 anni per tre mesi e mezzo d’autunno. La posizione sarebbe stata adottata attraverso il suo Comitato esecutivo, come ci ha confermato il suo ufficio stampa. E’ una scelta importante, anche perché il presidente Martial Saddier siede nel Consiglio di amministrazione della società concessionaria pubblica francese, la ATMB, in rappresentanza degli enti territoriali.

    Il Consiglio dipartimentale della Savoia ha invece preso la posizione proprio in assemblea plenaria, il 14 novembre. La posizione è la stessa, cioè chiusura a tappe solo d’autunno per 15 anni, e non d’un colpo solo per tre anni e mezzo.

    Per la chiusura a tappe si erano espressi, sin da subito, anche Jean-Christophe Gautheron, segretario generale dell’OTRE (Organisation des Transporteurs Routiers Européens) Auvergne-Rhône-Alpes, e Sylvain Vandelle, della Fédération nationale des transports des Savoie et du Dauphiné.

    In Valle d’Aosta e Piemonte, non se ne parla

    Sul versante valdostano e piemontese la consultazione e le prese di posizione non ci sono, forse perché non c’è stata un richiesta esplicita, come avvenuto in Francia da parte della prefettura dell’Alta Savoia. A parte quella del sindaco di Courmayeur Roberto Rota e del suo assessore al turismo Simone Casale Brunet (sentiti da La Vallée Notizie), che sembrano propendere per la chiusura a tappe, non ci sono altre reazioni. Il quotidiano Aostasera ha avviato un sondaggio online, ancora aperto.

    Tra l’altro, a meno che arrivi con l’elenco aggiuntivo, a oggi il tema non figura nell’ordine del giorno del Consiglio regionale della Valle d’Aosta, convocato per il 24 e 25 novembre 2025.

    Neppure da parte piemontese ci sono prese di posizione, nel Consiglio regionale o da parte del presidente Alberto Cirio. Da parte italiana, il discorso resta d’altra parte focalizzato sulla seconda canna, e la decisione sulle due alternative di chiusura sembra non scaldare i cuori, malgrado la sua importanza. Anche sul piano tecnico non se ne parla, come alla riunione del progetto Interreg Alcotraité del 19 novembre.

    Va detto che non ci sono prese di posizione pubbliche neppure dalla Città di Ginevra, che è azionista della concessionaria italiana SITMB per il 3,125%, e di quella francese ATMB per il 5,41 %, dove è rappresentanta da Nathalie Böhler.

    La chiusura a tappe dominante, ma il GEIE forse preferiva quella di tre anni e mezzo

    Riccardo Rigacci, direttore del GEIE del Traforo del Monte Bianco, sembrava favorevole alla chiusura continuativa per tre anni e mezzo, era parso, al momento dell’annuncio e probabilmente esprimendo l’opinione prevalente nelle società concessionarie.

    Pur non escludendo l’altra ipotesi, cioè la chiusura a tappe, sottolineava la maggiore efficienza di quella unica di tre anni e mezzo, per non dover smontare e rimontare gli impianti ogni anno. Sono motivazioni e vantaggi tecnici che hanno però rilevanza sullo spostamento del traffico e sulla gestione del territorio dell’insieme delle Alpi occidentali, come hanno invece sottolineato il Consiglio dipartimentale della Savoia e l’esecutivo dell’Alta Savoia.

    Al momento, la voce espressa dai territori (francesi) è quindi totalmente a favore della chiusura a tappe, per 15 anni, e per tre mesi e mezzo d’autunno. Questa opinione prevalente giungerà alla Conferenza intergovernativa.

    Della seconda canna, anche di servizio o di aiuto per questi lavori, non v’è cenno, e malgrado i ministri italiano e francese dei trasporti ne parlino, su iniziativa italiana, ogni tre per due.

    LEGGI ANCHE:

    Traforo del Monte Bianco, chiuso 3 anni e mezzo o in autunno fino al 2045, ma la seconda canna?

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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