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    Home » Articoli » Il Bisso, la seta del mare che racconta la Sardegna
    Patrimonio

    Il Bisso, la seta del mare che racconta la Sardegna

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino1 Gennaio 2026
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    Il Bisso in Sardegna, Le Byssus en Sardaigne
    Il Bisso in Sardegna, Le Byssus en Sardaigne
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    Il Bisso marino è una fibra tessile di origine animale spesse volte definita “seta del mare”, ottenuta dalle sottili secrezioni dalla Pinna nobilis, grande mollusco bivalve endemico del Mediterraneo in generale e della Sardegna in particolare. Tali quasi invisibili filamenti, utilizzati dall’animale per ancorarsi ai fondali, una volta raccolti e lavorati danno origine a un filo straordinariamente leggero, resistente e naturalmente dorato.

    Dal mondo antico ai reperti medievali

    Le fonti storiche e archeologiche attestano che il Bisso fosse conosciuto già nell’antichità e utilizzato dalle popolazioni di Sardegna e dalle civiltà affacciate sul Mediterraneo per realizzare tessuti di grande valore simbolico e materiale. Nelle realtà babilonese, fenicia, ebraica, greca e romana, i manufatti com esso confezionati erano riservati alle élite e utilizzati come veri e propri status symbol.

    I reperti giunti sino a noi sono tuttavia rari, con il più antico oggetto conservato che coincide con una cuffia lavorata a maglia rinvenuta presso la Basilica di Saint-Denis (dipartimento della Senna-Saint-Denis) e datata al XIV secolo. Ritrovamenti precedenti sono documentati soltanto attraverso studi archeologici, spesse volte però andati perduti nel corso del Novecento per motivazioni svariate e ineluttabili.

    La lavorazione del Bisso

    La lavorazione summenzionata si è sviluppata esclusivamente nell’area mediterranea e anche filamenti similari non possiedono le caratteristiche necessarie per la realizzazione della stoffa pregiata a esso tradizionalmente associata. Essa prevede numerose e a tratti complesse da rispettare pedissequamente tra cui pulitura, filatura manuale, tessitura e, talvolta, tintura naturale con elementi vegetali o marini.

    In Sardegna, soprattutto nell’area di Sant’Antioco, la tradizione della filatura e della tessitura del Bisso è sopravvissuta più a lungo grazie a una trasmissione famigliare del sapere e a tecniche rimaste sostanzialmente immutate nel tempo. Inoltre, accanto al mero valore tessile, a tali filamenti erano attribuite anche proprietà terapeutiche poiché i pescatori lo utilizzavano per medicare le ferite, convinti delle sue capacità emostatiche.

    Una fibra a oggi quasi introvabile

    La Pinna nobilis, dalla quale è estratta la materia prima costituente del Bisso, è a oggi una specie a rischio di estinzione, minacciata dall’inquinamento, dalla pesca indiscriminata e dalla perdita dell’habitat naturale. Essa risulta protetta da normative nazionali e internazionali, tra cui la Convenzione di Barcellona e la Direttiva Habitat dell’Unione Europea, che vietano la raccolta, la commercializzazione e persino l’esposizione a fini commerciali dell’animale.

    Di conseguenza, la produzione di vero Bisso marino è, in Sardegna come altrove, oramai praticamente inesistente, anche se nel linguaggio contemporaneo tale termine viene utilizzato impropriamente per indicare tessuti leggeri e trasparenti. Eppure, la sua conoscenza sopravvive grazie a poche persone, tra le quali Chiara Vigo di Sant’Antioco, citata come una delle ultime tessitrici viventi di Bisso marino e impegnata da decenni nella conservazione di questo patrimonio immateriale.

    LEGGI ANCHE: Un racconto sul manto della Vergine e su un gioiello del 1508 a Pecetto Torinese

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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