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    Home » Articoli » Ora in Francia tutti gli universitari pagano 1 euro per la mensa
    Economia

    Ora in Francia tutti gli universitari pagano 1 euro per la mensa

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino18 Maggio 2026
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    In Francia mense universitarie a 1 euro, En France cantines universitaires à 1 euro (c) CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons
    In Francia mense universitarie a 1 euro, En France cantines universitaires à 1 euro (c) CC BY-SA 2.0, Wikimedia Commons

    A decorrere dallo scorso lunedì 4 maggio, è in vigore in Francia una misura volta a garantire agli studenti la fruizione di un pasto completo nelle mense universitarie al prezzo simbolico di 1 euro. Dalla pandemia e sino allo scorso mese di aprile, la tariffa agevolata nelle strutture pubbliche era riservata ai soli studenti con borsa di studio o con redditi molto bassi, mentre tutti gli altri erano tenuti a versare 3,30 euro.

    L’iniziativa, inserita nella legge di bilancio 2026, è stata approvata dal governo guidato dal primo ministro Sébastien Lecornu, a seguito delle richieste delle associazioni studentesche e del sostegno del centrosinistra.

    Il contesto: le difficoltà economiche degli studenti francesi

    A spingere verso la riforma, che garantisce a tutti gli studenti iscritti a un ateneo di Francia di pagare 1 euro per le mense universitarie senza verifica della situazione economica famigliare, sono stati i dati raccolti dalle organizzazioni studentesche. Un sondaggio condotto nel gennaio di quest’anno ha rilevato che quasi la metà di essi (48%) ha rinunciato almeno una volta a un pasto per ragioni economiche, mentre il 23% lo fa con regolarità e più volte al mese.

    Il costo reale di un pasto per gli universitari è stimato tra gli 8,00 euro e i 9,00 euro, una differenza rispetto alla tariffa ribassata che sarà ora interamente a carico del bilancio pubblico dello Stato. Per il 2026 sono stati stanziati 50 milioni di euro, destinati in parte a compensare le minori entrate delle mense e in parte all’assunzione di 204 nuovi dipendenti a tempo pieno e a interventi sulle attrezzature.

    Per il prossimo 2027 il ministro francese dell’Istruzione superiore, Philippe Baptiste, ha già annunciato un secondo e più cospicui finanziamento pari a 120 milioni di euro. Tuttavia, le associazioni studentesche e alcuni sindacati ritengono che, considerando il prevedibile aumento della domanda, le risorse e le assunzioni previste potrebbero rivelarsi insufficienti a garantire la tenuta del sistema.

    Le nuove agevolazioni per studenti nelle mense universitarie

    Le mense universitarie coinvolte dal provvedimento sono quelle amministrate dai CROUS, acronimo di Centres régionaux des œuvres universitaires et scolastiques, ovverosia enti pubblici sotto la supervisione del ministero competente. Sul territorio nazionale operano circa 800 strutture di ristorazione, con un organico di circa 7.500 dipendenti; nel 2025 esse hanno erogato oltre 44 milioni di pasti, la metà dei quali destinati a studenti borsisti o a basso reddito.

    Il pasto offerto a 1 euro, uno soltanto agevolato per pranzo o cena, comprende un piatto principale e sino a due portate aggiuntive tra antipasto, dessert, frutta o formaggio. La tariffa si applica esclusivamente alle mense a gestione diretta dei CROUS, mentre bar universitari e punti di ristoro affidati a operatori privati rimangono esclusi.

    La platea dei beneficiari comprende, oltre ai ragazzi iscritti all’istruzione superiore anche in Erasmus, i dottorandi, gli apprendisti e gli allievi in alternanza scuola-lavoro e i giovani impegnati nel servizio civile volontario. Per accedere alla tariffa sono sufficienti due requisiti, ovverosia l’iscrizione a un polo scolastico nazionale e un conto Izly attivo, il portafoglio digitale gratuito utilizzato per i servizi studenteschi.

    La situazione mense tra Italia e Svizzera

    In Italia la ristorazione universitaria è gestita dagli enti regionali per il diritto allo studio e le tariffe sono calibrate sull’ISEE, ovverosia la situazione reddituale dello studente o della sua famiglia. La differenza strutturale tra i due sistemi è nel criterio di accesso, che nella Penisola si fa selettivo e legato al reddito, tanto che un allievo italiano di fascia medio-alta si trova oggi a pagare cifre paragonabili a quelle che un non-borsista francese versava prima della riforma.

    Anche il sistema elvetico di ristorazione universitaria si colloca agli antipodi di quello francese tanto per impostazione quanto per costi, poiché in Svizzera le mense degli atenei non sono sostenute da un meccanismo di sussidio nazionale. Questo comporta che le tariffe, pure differenziate rispetto ai prezzi di mercato, rimangono sensibilmente più elevate (in media 8,00 franchi) e variano da ateneo ad ateneo senza un quadro unitario a livello federale.

    LEGGI ANCHE: Politecnico di Torino: soltanto uno studente su tre si laurea per tempo

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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    ISSN 3103-8565
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