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    Home » Articoli » Il Castello Reale di Sarre, tra lavori, cacce reali e compravendite
    Nos Alpes alla scoperta…

    Il Castello Reale di Sarre, tra lavori, cacce reali e compravendite

    Caterina PizzatoCaterina Pizzato3 Gennaio 2026
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    Il castello di sarre in valle d'aosta : le château de sarre en vallée d'aoste (c) cc by sa 4 0 hagai agmon snir wikimedia commons
    Il castello di Sarre in Valle d'Aosta : le Château de Sarre en Vallée d'Aoste (c) CC BY SA 4_0 Hagai Agmon-Snir Wikimedia Commons
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    Caterina Pizzato racconta le vicende del Castello di Sarre: attraverso le sue compravendite e le sue frequentazioni, traccia un ritratto che parla di persone, di lavori, di denari, di eredità, di epoche storiche. L’effetto è di una simpatica leggerezza, per un Castello che è un po’ un simbolo della presenza dei Savoia in Valle d’Aosta, e in particolare di Vittorio Emanuele II, con le sue batture di caccia. Per visitarlo e scoprirlo, date anche un’occhiata alle immagini e alle notizie su Valle d’Aosta Heritage.

    ***

    Il maniero sorge in località Lalex di Sarre su un promontorio che domina la plaine di Aosta e deve le sue origini ad un nipote di Ugo di Bard: Giacomo, figlio di Aimone di Bard, nel 1242 ritornò in possesso del feudo avito e, in accordo con il Conte Amedeo III, divenne il capostipite dei Signori di Sarre e Chezalet. Alla morte dell’ultimo erede maschio, Pietro di Sarre, nel 1364 l’edificio venne incamerato dai Savoia e assegnato ad Enrico di Quart, ultimo discendente della nobile famiglia, e nel 1377 passò ai Signori di Montagny che rimasero proprietari del feudo per un secolo circa.

    In seguito a diversi passaggi di proprietà il castello venne acquistato per 40.000 lire nel 1708 dall’avvocato Jean-François Ferrod di Arvier, in società con il Conte Perrone di San Martino nello sfruttamento delle miniere di Ollomont, che lo modificò radicalmente nell’odierna fisionomia, edificando nel 1713 anche una cappella all’esterno dedicata a santa Barbara.

    … lo portarono al fallimento e all’arresto

    I debiti accumulati dall’ingente investimento lo portarono al fallimento e all’arresto: morì di pazzia in una cella del Forte di Bard nel 1730 e il maniero, completamente ristrutturato e posto sotto sequestro, venne acquistato nel 1796 dal Conte Antoine-Philippe-Augustin Nicole de Bard (famiglia originaria di Tavagnasco in Piemonte) e alla sua morte le quote vennero divise tra la moglie e le due figlie.

    «Le vieux chateau de Sarre avoit besoin de trouver un nouveau maitre qui eut les moyens et de l’inclination a la batisse pour être reparé et rendu habitable. Le dit seigneur Ferrod à eté de ce gout là. […] d’un château qui menaçoit ruine bien d’endroits il en a fait une belle maison a la moderne, avec un iardin et autres appartenances. Une grosse tour quarrée qui occupe presque le milieu de ce batiment, a la quelle il n’a pas voulu toucher a cause de son antiquité, à un peu derangé la regularité. Les dehors de ce chateau sont soutenus par des terrasses qui, iointe a l’elevation naturelle de sa situation, luy donne un aspect agreable» (1)

    Château de sarre (c) cc by sa 4 0 krzysztof golik wikimedia commons
    Château de Sarre (c) CC BY SA 4_0 Krzysztof Golik Wikimedia Commons

    L’acquisto di Vittorio Emanuele II

    Nel 1823 la figlia Marie-Joséphine-Angélique Nicole de Bard vendette per 10.000 lire il terzo di proprietà alla sorella Anne-Cécile, ultima Contessa di Sarre e giovane moglie di Pierre-Nicolas Gerbore (2), che divenne proprietaria del castello. Nel 1868 lo lasciò in eredità all’avvocato Léonard Gerbore, come espresso nel testamento.

    La passione per le cacce alpine e la necessità di trovare una dimora stabile in Valle d’Aosta condussero Re Vittorio Emanuele II ad acquistare il castello (3) il 25 giugno 1869, per 55.000 lire (4), destinandolo a Pavillon de chasse munito di scuderie: il fabbricato non subì particolari modifiche esterne ad eccezione dell’elevamento di otto metri della torre centrale che venne trasformata in osservatorio e sede del telegrafo.

    «S. M. Victor-Emmanuel a passé dimanche dernier, 11 du courant, vers les cinq’ heures et demie du matin dans notre ville. Sa Grandeur Mgr et Ies premières autorités de la ville et de l’arrondissement sont allées l’attendre à la porte de la cité et l’y ont complimentée. Le Roi s’est ensuite dirigé vers son château de Sarre, dont il vient de faire l’acquisition, à 5 kilomètres, 0. d’Aoste. Et sans s’y arrêter, il est monté aussitôt sur les sommets de Valsavarenche, où ces jours-ci il chasse le bouquetin».

    (L’Indépendant, XXI, n.28 del 15 luglio 1869)

    Gli ambienti interni furono invece completamente ristrutturati e ammobiliati dal conservatore del Reale Palazzo di Milano che trasferì gli arredi da altre residenze reali.

    Dal 1874 la funzione di spazzino era svolta da Vincenzo Raspino, mentre quella di custode da Giacomo Ramella, sostituito nel 1885 da Michele Vittorini. Essi vivevano all’interno del maniero con le rispettive famiglie collaborando alla manutenzione dell’edificio e della tenuta (5).

    Umberto I e le decorazioni

    Umberto I decise un completo riassetto interno del castello, dando il via nel 1899 alle campagne decorative degli ambienti monumentali ornati con i copiosi trofei venatori, ma non riuscì a vederle compiute in quanto l’anno seguente venne assassinato.

    «Esso è divenuto la reggia alpina d’Italia, e fu scelto a conservare fra le sue antiche mura il più bel fiore degli Italiani, la nostra Augusta e Graziosa Regina che vi arrivò il 7 agosto 1880, festeggiatissima. […] Posato sul vertice di una collinetta, tutta a verdeggianti tralci di vite, domina la strada che percorre la valle. Non è bello, ma è simpatico tanto» (6). La Regina Margherita vi trascorse solamente il mese di agosto del 1880 per poi preferire Courmayeur e Gressoney-Saint-Jean quali mete estive.

    Frequentato successivamente per brevi transiti, negli anni Trenta e Quaranta del Novecento il castello divenne la residenza di vacanza estiva dei Principi di Piemonte Umberto e Maria José.

    Uno degli interni del castello di sarre, con il ritratto di umberto ii e maria josé (c) cc by sa 4 0 ambra75 wikimedia commons
    Uno degli interni del Castello di Sarre, con il ritratto di Umberto II e Maria José
    (c) CC BY SA 4_0 Ambra75 Wikimedia Commons

    Il Castello di Sarre nella Repubblica, tra confische ed eredità

    Dopo il referendum del 1946 il maniero venne confiscato dallo Stato italiano, anche se i Conti di Sarre, Umberto e Maria José, ne rivendicarono sempre la proprietà in quanto facente parte dei beni privati di Casa Savoia. Nel 1952 la prima sezione di Corte d’Appello di Roma dette ragione agli eredi e il castello venne dichiarato proprietà delle figlie di Vittorio Emanuele III.

    Nel 1955 le quote ereditarie vennero assegnate a Jolanda, Giovanna e Maria di Savoia assieme ai figli di Mafalda, tragicamente deceduta nel campo di concentramento di Buchenwald. Umberto, in virtù della XIII disposizione transitoria della Costituzione italiana, fu escluso (7).

    Nel 1972 gli eredi vendettero il castello, del valore di 33 milioni e mezzo di lire, alla Società privata Moriana, con sede legale ad Aosta, per 23 milioni (8), che lo aprì al pubblico come museo delle memorie dinastiche privandolo dell’aspetto di residenza alpina e di parte dell’arredo originario.

    La Regione Autonoma Valle d’Aosta lo acquistò il 30 dicembre 1989 (9) per 4.034.797.000 lire, assieme agli arredi, le suppellettili e ai terreni circostanti (per un totale di 45.791 metri quadri) disponendone l’immediato restauro conservativo: un dettagliato inventario di mobili d’arredamento, risalente al 1890 e conservato all’Archivio di Stato di Torino al fondo Real Casa, ha permesso di identificare alcuni pezzi che ancora oggi fanno parte della collezione.

    L’intervento ha voluto conservare la doppia identità assunta nel corso della storia di residenza alpina e di museo della presenza sabauda in Valle d’Aosta. A seguito di importanti interventi di restauro e di musealizzazione, nel 1998 il castello è stato aperto temporaneamente al pubblico al fine di presentare in anteprima il progetto museografico, in presenza dell’ultima Regina d’Italia.

    Al castello di sarre, la galleria con i trofei (c) cc by sa 4 0 ambra75 wikimedia commons
    Al Castello di Sarre, la Galleria con i trofei (c) CC BY Sa 4_0 Ambra75 Wikimedia Commons

    Il percorso espositivo

    Il percorso espositivo si snoda su tre livelli identificati nei tre piani dell’edificio: il piano terreno, destinato all’accoglienza del visitatore, è allestito in forma di museo con la Galleria d’accoglienza che ospita i ritratti, dipinti o scolpiti, dei componenti della Dinastia mentre le altre sale sono dedicate alle cacce reali, illustrandone le tecniche, i territori coinvolti e la loro complessa gestione. Gli spazi del Cabinet des estampes ospitano invece le memorie fotografiche e giornalistiche degli esponenti della Famiglia.

    Il piano nobile, che ancora conserva gli arredi e l’aspetto assunto nella seconda metà del XIX secolo, presenta la dimora abitata nella sua facies umbertina.

    Entrando nella Sala Reale si ammirano i ritratti dei primi regnanti dell’Italia unita e di alcuni esponenti di rilievo ad opera dei maggiori pittori di corte: è qui esposto anche un capolavoro di Antonio Fontanesi Altacomba, ricordo della fontana delle meraviglie (1864) che raffigura la località nei pressi della celebre abbazia francese, prima necropoli della Famiglia Savoia, sul lago di Le Bourget.

    La Galleria dei Trofei e il Salone Reale

    È possibile visitare anche la camera del Re e quella della regina con il suo boudoir che conducono alla meravigliosa Galleria dei Trofei e al Salone Reale: per la decorazione dei due ambienti furono utilizzati 3.612 corni, sfusi o appaiati – corrispondenti a 1.019 stambecchi e 787 camosci – che costituisce un vero e proprio unicum nel suo genere.

    Accanto al Salone si entra nell’alloggio del Primo Aiutante di Campo di Sua Maestà con gli arredi originali. Al secondo piano, dedicato al XX secolo, la residenza è stata allestita per momenti cronologici significativi in relazione ai diversi membri della Dinastia che hanno vissuto nel castello dall’inizio del Novecento al secondo dopoguerra. La prima sala è dedicata a Vittorio Emanuele III, Elena del Montenegro e ai loro figli con numerosi ritratti, la seconda invece agli ultimi Re d’Italia, distinta da un dipinto delle loro nozze eseguito nel 1931 da Basilio Cascella.

    Le altre sale ospitano delle collezioni, tra cui quella di opere d’arte raccolte negli anni dal Prince charmant e quella dei cimeli.

    NOTE

    (1) J.-B. de Tillier, Historique de la Vallée d’Aoste, cit., p.286.

    (2) Nel fontanile all’esterno del castello si notano le sue iniziali P.J.N.G e l’anno MDCCCXVI (1816) scolpiti nella pietra.

    (3) Probabilmente non si è trattato di una scelta, bensì di un’incomprensione tra il Re e gli amministratori del Patrimonio Privato: in una lettera scritta dal sovrano il 1° gennaio 1869 si evince che avrebbe voluto acquistare il Castello di Aymavilles e che, a tentativo fallito, avrebbe ripiegato sulla seconda soluzione, ovvero Sarre (L. Agostino, I Savoia di Sarre, cit., p.47).

    (4) In realtà il castello fu «in suo nome comperato dall’Avvocato Leonardo Gerbore, erede di Cecilia Nicola di Bard, con atto del 25 giugno 1869 rogato in Torino da Albasio Carlo Francesco Notaio Patrimoniale di S.M. che glie lo vendette per lire cinquantacinque mila» (G. Corona, Il Castello di Sarre. Memorie storiche, Biella, Tipografia G. Amosso, 1881, pp.97-98). La cifra potrebbe oggi corrispondere ad oltre 241.000 euro

    (D. Ramella, Amori e selvaggina. Vita privata di Vittorio Emanuele II, cit., p.170).

    (5) L. Agostino, I Savoia di Sarre, cit., p.13.

    (6) G. Corona, Il Castello di Sarre. Memorie storiche, cit., pp.5, 10.

    (7) L. Agostino, I Savoia di Sarre, cit., p.187.

    (8) Atto redatto dal notaio Luigi Napoleone il 6 luglio 1972 e depositato all’Ufficio del Territorio di Aosta, al rep. 50545, raccolta n.11784.

    (9) Atto redatto dal notaio Giovanni Favre depositato all’Ufficio del Territorio di Aosta, al rep. 61158 reg. part. 611.

    —
    LEGGI TUTTI I CONTRIBUTI DI CATERINA PIZZATO

    (in parte tratto da L’apporto della Famiglia Reale allo sviluppo turistico
    della Valle d’Aosta da metà Ottocento al 1946, tesi di Laurea magistrale all’Università della Valle d’Aosta, anno 2021, per gentile concessione di Caterina Pizzato. Abbiamo aggiunto i titoli dei paragrafi, il titolo, qualche minimo aggiustamento per la lettura e con i grassetti e i corsivi Le immagini sono a cura della redazione di Nos Alpes).

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