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    Home » Articoli » Che fine hanno fatto le orche del parco di Marineland, ad Antibes?
    Ambiente e territorio

    Che fine hanno fatto le orche del parco di Marineland, ad Antibes?

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino14 Gennaio 2026
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    Le orche di Marineland, Les orques de Marineland (c) Seph Lawless
    Le orche di Marineland, Les orques de Marineland (c) Seph Lawless

    La chiusura del Marineland di Antibes, storico parco marino della Costa Azzurra, ha lasciato in sospeso il destino delle due orche Wikie e Keijo, unici esemplari della specie ancora presenti nelle strutture francesi. La dismissione ne ha interrotto le attività, certo, ma non ha automaticamente garantito una ricollocazione per gli animali più difficili da trasferire e, da allora, la loro situazione è divenuta oggetto di attenzione politica, scientifica e pubblica.

    Il dibattito è stato riacceso, tra le altre segnalazioni, dai video pubblicati sui social da Seph Lawless, fotografo americano teso a documentare il degrado urbano e gli spazi abbandonati negli Stati Uniti e non soltanto.

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    Il quadro normativo e la chiusura di Marineland

    Il Marineland di Antibes ha cessato definitivamente le attività all’inizio del 2024 dopo oltre 50 anni di apertura in seguito all’entrata in vigore della normativa francese che vieta gli spettacoli con i cetacei. La perdita della principale attrazione del parco, ovverosia le esibizioni di delfini e orche, ha reso economicamente insostenibile il modello gestionale della struttura, già indebolito dal calo dei visitatori negli ultimi anni.

    Si è perciò aperta una fase di transizione complessa per centinaia di animali ospitati dato che la stessa regolamentazione non autorizza il rilascio in mare aperto di animali nati o cresciuti in cattività poiché ritenuti incapaci di sopravvivere in autonomia. Le altre ipotesi inizialmente valutate, tra cui il trasferimento in altri parchi in Europa o in Asia, sono state scartate perché non compatibili con il principio di non sfruttamento sancito dalla normativa.

    Perché le orche non sono animali “ricollocabili” come gli altri

    Le orche sono tra i mammiferi marini con la struttura sociale più complessa: vivono in gruppi famigliari stabili, sviluppano comportamenti appresi e utilizzano sistemi di comunicazione specifici per ciascun gruppo. La loro crescita è molto lenta, tanto che un individuo impiega più di quindici anni per raggiungere la maturità, e i legami tra madri e figli tendono a durare per tutta la vita.

    Tali caratteristiche le rendono particolarmente vulnerabili alle separazioni, agli spostamenti e all’isolamento, spiegando perché il loro futuro non possa essere affrontato con le stesse soluzioni previste per altri animali provenienti dalla cattività. Come per esempio i delfini, che dopo un periodo di stasi nelle vasche ritenute temporaneamente idonee, dovrebbero potere essere traslati verso una nuova struttura in Francia.

    Una storia famigliare segnata da separazioni e perdite

    Il caso di Wikie e Keijo non è isolato e rappresenta anzi l’esito di un sistema che per decenni ha separato individui e nuclei famigliari per rispondere alle esigenze dei parchi marini. Catture in natura, trasferimenti tra strutture in paesi diversi, programmi di riproduzione controllata e spostamenti frequenti hanno frammentato gruppi sociali che in natura resterebbero uniti per tutta la vita.

    Le morti premature e le patologie che hanno colpito diversi esemplari della stessa linea famigliare hanno contribuito a rendere Wikie e Keijo gli ultimi rappresentanti di un gruppo progressivamente dissolto. È anche per questo che il loro destino è oggi considerato non solo una questione logistica ma un tentativo di porre rimedio, almeno in parte, a una lunga storia di gestione artificiale della loro vita.

    Il progetto canadese come opzione praticabile

    L’alternativa individuata per le orche di Marineland è un santuario marino costiero in fase di realizzazione in Nuova Scozia, promosso dal Whale Sanctuary Project, organizzazione che lavora su modelli di accoglienza per cetacei in cattività. Il progetto prevede l’uso di ampie insenature naturali delimitate, dove gli animali possano vivere in acqua di mare reale, esposti a correnti, maree e suoni dell’oceano ma comunque sotto monitoraggio umano.

    Le autorità canadesi hanno peraltro concesso l’utilizzo a lungo termine di una area costiera rendendo questa proposta, secondo il governo francese, l’unica compatibile sia con le esigenze di Wikie e Keijo sia con gli obblighi legali. Per ragioni climatiche e di adattamento, esse dovrebbero essere trasferite entro l’estate, in modo da affrontare l’inverno canadese solo dopo un periodo di acclimatazione.

    Il santuario, però, non è ancora completato poiché i promotori del progetto hanno dichiarato di disporre dei fondi necessari per avviare i lavori ma non ancora di quelli sufficienti a terminarli nelle tempistiche previste. Inoltre, se lo spostamento in Canada andrà in porto, le due orche simbolo di una Marineland in decadenza non riacquisteranno una vita pienamente naturale ma accederanno a condizioni più vicine alle esigenze biologiche della loro specie.

    LEGGI ANCHE: Barryland, il parco dei San Bernardo, riapre a Martigny

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    Antibes Featured Marineland
    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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    ISSN 3103-8565
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