Riportiamo qui l’intervento di Gabriella Vernetto, che ringraziamo, del 16 marzo 2026, pronunciato in lingua francese al convegno “Le français dans l’identité valdôtaine : présent, passé et perspectives futures” (il francese nell’identità valdostana, presente, passato e prospettive future) organizzato nell’ambito delle Journées de la francophonie in Valle d’Aosta.
Il programma indica l’intervento con il titolo Perspectives futures du français en Vallée d’Aoste, en mettant en dialogue le Statut, les compétences et les usages sociaux de la langue (Prospettive future del francese in Valle d’Aosta, mettendo in relazione lo Statuto, le competenze e gli usi sociali della lingua).
Si tratta di un contributo che porta diversi chiarimenti su un tema assai poco conosciuto, quello del francese valdostano e del suo contesto. (L’originale è il lingua francese)
Signore e signori,
vi ringrazio per questo invito e per avermi dato l’opportunità di riflettere con voi sul ruolo del francese in Valle d’Aosta. Ho scelto volutamente un titolo semplice per questo intervento: “Il francese in Valle d’Aosta: una lingua da vivere ” (in originale: Le français en Vallée d’Aoste, une langue à vivre)
Perché la questione che mi interessa oggi non è solo la presenza istituzionale del francese, e nemmeno il suo insegnamento. Si tratta soprattutto del posto che questa lingua occupa nella vita sociale. In altre parole, dobbiamo riflettere a come il francese sia vissuto e praticato nella vita quotidiana.
Il problema
La domanda che vorrei porre è la seguente: a quali condizioni il francese può tornare a essere una lingua di pratiche desiderabili?
Questa domanda implica un cambiamento di prospettiva. Dobbiamo passare dal simbolo all’uso, dal patrimonio all’appropriazione, dalla norma all’esperienza vissuta. In altre parole, non si tratta più solo di chiedersi cosa rappresenti il francese, ma come circoli effettivamente nella società.
Se guardiamo alla situazione attuale, emerge spesso una constatazione. Il francese è ampiamente presente nel panorama linguistico valdostano. È conosciuto, compreso e spesso ben padroneggiato nelle scuole.
Allo stesso tempo, però, viene utilizzato relativamente poco nella vita quotidiana. È raramente usato come lingua di interazione sociale tra i giovani e spesso è percepita come la lingua richiesta dalla scuola o dagli adulti. In altre parole, è una lingua che a volte viene usata perché deve essere usata, e non sempre perché è desiderata.
Ecco perché possiamo dire che una lingua può essere imparata senza essere veramente vissuta. E, in un certo senso, il francese rischia di essere percepito come una specie di vestito della domenica: si indossa per le occasioni speciali… ma a volte puzza di naftalina.
I limiti dell’angolo della singola identità e dei tre pilastri
Per molto tempo, la difesa del francese in Valle d’Aosta si è basata su un argomento identitario. Questo argomento rimane importante. L’identità linguistica protegge la lingua, la legittima e la inserisce nella storia. Ma non garantisce necessariamente l’uso quotidiano, la trasmissione tra pari o l’appropriazione emotiva.
Una lingua può avere un’identità senza essere veramente viva nella pratica sociale.
Si può quindi affermare che la presenza del francese in Valle d’Aosta poggia principalmente su tre pilastri. Il primo è la dimensione normativa. Il secondo è la scuola. Il terzo è la società.
Questi tre pilastri strutturano il suo posto nella nostra regione.
La legge, la scuola e i loro limiti comuni
Il primo pilastro è il quadro normativo e amministrativo. Il francese è garantito dal diritto, dai testi e dai meccanismi istituzionali. È una lingua co-ufficiale e un simbolo del bilinguismo valdostano.
Questa situazione offre una forte protezione giuridica e un significativo riconoscimento simbolico. Ma ha anche dei limiti. Una lingua può essere riconosciuta e protetta senza essere necessariamente utilizzata nella vita quotidiana.
Il secondo pilastro è la scuola. Il francese è insegnato, valutato e certificato nel sistema scolastico valdostano.
In questo senso, la scuola svolge un ruolo essenziale nella trasmissione della lingua. Garantisce un certo livello di competenza linguistica. Ma a volte si fa confusione tra imparare una lingua e vivere una lingua.
Molti di noi hanno vissuto questa situazione: si impara molto bene una lingua a scuola… ma una volta usciti dall’aula, si ritorna spontaneamente alla lingua che si usa con gli amici.
Quando la lingua rimane principalmente associata alla scuola, può essere percepita come una lingua accademica piuttosto che come una lingua di relazione o di creazione.
I pilastri giuridico e accademico sono ovviamente essenziali, ma hanno anche un limite comune. In entrambi i casi, la lingua è presa in carico in contesti formali, spesso “dall’alto”. La trasmissione si basa sulle istituzioni. E l’uso sociale ordinario rimane relativamente limitato.
Ma una lingua non sopravvive a lungo termine solo perché è standardizzata o insegnata. Sopravvive perché viene usata, condivisa e sentita dai suoi parlanti.
Gli usi sociali
Il terzo pilastro riguarda gli usi sociali.
Una lingua diventa veramente viva quando è una lingua di progetti, una lingua di creazione e una lingua di relazioni tra pari. Da questo punto di vista, il francese può trovare il suo posto in un repertorio multilingue.
Non è necessariamente in competizione con l’italiano o l’inglese. Al contrario, può fungere da ponte verso altre lingue e culture. Diventa così una lingua scelta, non solo ereditata.
Le leve
La domanda diventa quindi: quali sono le leve che possono rafforzare l’uso del francese?
Una lingua diventa desiderabile quando può essere usata senza paura, quando circola tra pari e quando permette alle persone di agire, creare e impegnarsi. Diventa desiderabile anche quando dà accesso a una forma di riconoscimento sociale.
In questo processo, i giovani non sono solo i custodi di una lingua. Sono soprattutto potenziali protagonisti.
Ecosistemi d’uso
Una prima leva è la creazione di ecosistemi d’uso.
Questi possono essere micro-spazi in cui la lingua circola naturalmente: club, laboratori e progetti collettivi. La chiave è concentrarsi su una logica di partecipazione piuttosto che sulla performance.
Le dinamiche tra pari – studenti con studenti, giovani con giovani – possono svolgere un ruolo molto importante. L’iniziativa che ci riunisce oggi ne è un buon esempio.
Il Conseil des Jeunes valdôtains, che organizza questo incontro, sta creando proprio uno spazio di questo tipo: un luogo in cui il francese diventa una lingua di discussione, riflessione, condivisione e impegno.
In altre parole, un luogo in cui la lingua possa esistere non come obbligo, ma come possibilità.
Produzione e creazione
Una seconda leva riguarda la produzione e la creazione.
Podcast, video, racconti, articoli, canzoni… sono tutte forme di espressione che permettono di usare il francese come lingua di narrazione, di mediazione di espressione personale. Una lingua esiste veramente quando può essere usata per creare. Alcune iniziative in questo campo dimostrano già il potenziale della regione.
Un esempio è il Concours Abbé Trèves, organizzato dall’UPF Vallée d’Aoste e patrocinato dalla Presidenza del Consiglio Valle. Questo concorso invita i giovani a scrivere a proposito del loro territorio in francese. Si tratta di un esempio molto concreto di un’iniziativa che contribuisce a rendere il francese una lingua creativa e non solo una lingua scolastica.
Il repertorio multilingue
Una terza leva consiste nella valorizzazione del repertorio multilingue.
In Valle d’Aosta, il francese convive con l’italiano, il francoprovenzale, l’inglese e le numerose lingue familiari presenti sul territorio. Il plurilinguismo può essere visto nn già come una minaccia, ma come una risorsa.
Le lingue possono circolare, alternarsi e completarsi a vicenda. In questa prospettiva, le iniziative di internazionalizzazione svolgono un ruolo particolarmente importante.
Penso, ad esempio, ai tirocini, alle mobilità e ai programmi Erasmus offerti dall’Assessorato dell’Istruzione e dall’Università della Valle d’Aosta.
Tali esperienze offrono ai giovani opportunità concrete di utilizzare il proprio repertorio multilingue in contesti significativi, dove le lingue diventano strumenti di comunicazione, cooperazione e scoperta.
In queste situazioni, il francese può trovare naturalmente il suo posto all’interno di un repertorio linguistico aperto e dinamico.
Non solo nel diritto, non solo a scuola
In conclusione, possiamo dire che il futuro del francese in Valle d’Aosta non si giocherà solo nella protezione giuridica, né solo nella scuola.
Si giocherà soprattutto nelle pratiche sociali ordinarie che i giovani accetteranno – o meno – di svolgere. Ma dipenderà anche dalla capacità di integrare queste pratiche in spazi più ampi di condivisione.
È proprio questo che rappresenta la francofonia: uno spazio di dialogo, circolazione e incontro tra società che utilizzano il francese in modo diverso.
Nel contesto delle Journées de la Francophonie, questa dimensione assume un significato particolare: ci ricorda che il francese non è solo una lingua locale o istituzionale, ma anche una lingua di relazione con il mondo.
Quindi la domanda che vorrei lasciarvi è la seguente: in quali ambiti della vostra vita il francese potrebbe diventare una lingua di pratiche desiderabili?
La risposta è nel nostro territorio
E forse la risposta si trova anche nel nostro territorio.
La Valle d’Aosta è stata a lungo uno spazio di circolazione. Il colle del Gran San Bernardo, che potete vedere qui, ha collegato per secoli comunità alpine che condividono lingue, culture e storie.
Le lingue hanno sempre circolato in quest’area. La domanda di oggi è forse semplicemente questa: come possiamo continuare a fare del francese una lingua di circolazione, di incontro e di creazione in questo territorio – e oltre, nella più ampia area del mondo francofono?
Grazie per l’attenzione.
Intervento di Gabriella Vernetto, al convegno “Le français dans l’identité valdôtaine : présent, passé et perspectives futures”, organizzato presso l’Università della Valle d’Aosta nell’ambito delle Journées de la francophonie en Vallée d’Aoste, il 16 marzo 2026, per gentile concessione. Traduzione a cura della redazione di Nos Alpes.

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