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    Home » Articoli » Festival di Cannes 2026, la settima arte e la politica
    Cinema

    Festival di Cannes 2026, la settima arte e la politica

    Raphaël Kaufmann BresciaRaphaël Kaufmann Brescia13 Maggio 2026
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    Festival de Cannes 2025 (c) CC BY-SA 4.0, Jennifer 8. Lee / WikiPortraits,, Wikimedia Commons
    Festival de Cannes 2025 (c) CC BY-SA 4.0, Jennifer 8. Lee / WikiPortraits,, Wikimedia Commons
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    La 79ª edizione del Festival di Cannes si svolge dal 12 al 23 maggio 2026 al Palais des Festivals, con 22 film in gara per la Palma d’Oro e il ruolo del miliardario Vincent Bolloré nel mondo del cinema.

    In effetti, se la salita dei gradini è uno dei tratti distintivi del festival, lo sono anche le tensioni politiche. Il festival di quest’anno si è aperto dopo che 600 professionisti del cinema hanno firmato un manifesto contro l’influenza del miliardario Vincent Bolloré sull’industria cinematografica.

    Internazionalizzazione ma senza l’Italia

    Quest’anno, sulla Croisette, il presidente della giuria è il regista Park Chan-Wook, vincitore del Gran Premio nel 2004 per Old Boy. È il primo regista coreano a ricoprire questo ruolo. Tra gli altri membri della giuria figurano l’attrice americana Demi Moore, la regista cinese Chloé Zhao e l’attore svedese Stellan Skarsgård. Le Palme d’Oro onorarie saranno assegnate al regista neozelandese Peter Jackson e all’attrice americana Barbra Streisand. Il cerimoniere è l’attrice franco-maliana Eye Haïdara. I vincitori saranno annunciati il 23 maggio al termine del concorso.

    Il Festival di Cannes, che da sempre privilegia il cinema indipendente e d’autore, quest’anno è riuscito a proiettare film provenienti da 144 Paesi diversi. Una presenza internazionale significativa, ma che fatica a mascherare la scarsa presenza del cinema italiano.

    Se l’anno scorso il cinema italiano era rappresentato, tra gli altri, dai film di Mario Martone e Francesco Sossai, quest’anno il festival non vedrà nessun film italiano nelle quattro selezioni principali – Palma d’Oro, Un Certain Regard, Semaine de la Critique e Quinzaine des Cinéastes. A questa assenza si contrappone però la presenza delle attrici Monica Belluci e Asia Argento, nonché di coproduzioni italiane che puntano ad alcuni dei premi più prestigiosi.

    D’altra parte, la Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, partner del Festival di Cannes, ha mantenuto una presenza significativa nella selezione. Con un budget di 10,8 milioni di euro a sostegno dell’industria, la Regione del Sud ha visto selezionati nove dei film che sostiene. La selezione ufficiale comprende L’Objet du délit di Agnès Jaoui e La Frappe di Julien Gaspar-Oliveri, presentato alla Settimana della Critica.

    600 professionisti denunciano l’influenza di Vincent Bolloré sull’industria cinematografica

    Alla vigilia dell’apertura del festival, 600 professionisti dell’industria cinematografica francese hanno firmato un manifesto poi pubblicato dal quotidiano Libération che denuncia la crescente influenza dell’estrema destra sull’industria cinematografica, attraverso l’intermediazione del miliardario Vincent Bolloré.

    I firmatari sottolineano che il gruppo audiovisivo Canal+, di cui Vincent Bolloré è il principale azionista, ha acquisito una partecipazione del 34% in UGC, un’importante rete di cinema francesi, con l’obiettivo di acquisire il 100% delle azioni entro il 2028. In questo modo Bolloré sarebbe in grado di controllare l’intera catena di produzione cinematografica, dal finanziamento alla distribuzione. Il miliardario possiede già Studio Canal, il principale produttore cinematografico europeo.

    Mentre la presenza di Bolloré nell’industria cinematografica risale a circa quindici anni fa, la mobilitazione segue quella del mondo letterario. Un centinaio di autori ha protestato contro il licenziamento di Olivier Nora, direttore generale di Grasset, una casa editrice che fa parte del gruppo Hachette, anch’esso di proprietà di Vincent Bolloré.

    Il festival come simbolo

    Per i firmatari del manifesto, le pressioni esercitate dall’uomo d’affari sull’emittenza pubblica, sull’editoria e sull’industria cinematografica sono segnali preoccupanti.

    La scelta di tenere questo forum a Cannes è anche un modo per fare riferimento alla storia del festival. Fu creato nel 1939 da Jean Zay, Ministro dell’Istruzione, in opposizione alla Mostra del Cinema di Venezia, allora vetrina culturale del fascismo e del nazismo. A causa dell’invasione della Polonia da parte della Germania nazista il 1° settembre 1939, la prima edizione del Festival di Cannes non si tenne. Jean Zay fu imprigionato nel 1940 e assassinato dalla Milice francese nel 1944.

    Il mercato cinematografico: un motore economico

    Parallelamente alle proiezioni e alle tensioni politiche, dal 1959 si tiene il Mercato del Cinema, la più grande fiera mondiale dell’industria cinematografica. Oggi riunisce 15.000 professionisti provenienti da 140 Paesi, con circa 4.000 film e progetti presentati in 250 eventi professionali. Luogo di incontro per eccellenza, gli accreditamenti vanno da 500 a 12.500 euro, a seconda dei servizi inclusi.

    I professionisti sono sostenuti da programmi come Cannes Docs per i documentari e Cannes Next per le nuove tecnologie e l’innovazione. Cannes Animation, Cannes Fantastic per il cinema di genere e il Producers Network, che riunisce i produttori. In termini economici, con un budget iniziale di 35 milioni di euro, il festival genera un indotto stimato in 200 milioni di euro per la città e la regione. Alcuni alberghi e ristoranti generano fino al 20% del loro fatturato annuale durante i dieci giorni dell’evento.

    LEGGI ANCHE: Mountain Film Lab, formazione sul cinema di montagna tra Alpi e Appennini

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