Dalle sale dei castelli valdostani ai corridoi della corte sabauda, dalle alleanze matrimoniali alle strategie dinastiche, con “I XVII conti di Challant” Ezia Bovo accompagna il lettore alla scoperta della lunga parabola della famiglia nobiliare. L’opera prende in esame quasi quattro secoli di vicende, dal primo conferimento del titolo nel XV secolo sino agli ultimi eredi, seguendo il percorso di diciassette figure che portano il nome e le responsabilità della casata.
Il racconto si sviluppa come una successione di biografie che, intrecciandosi, restituiscono un affresco della società aristocratica alpina e dei suoi rapporti con la corte sabauda. Il volume, sottotitolato “Tout est et n’est rien” ed edito nel 2025 dalle Edizioni Pedrini, è acquistabile sul sito web della casa al prezzo di 18,00 euro per la versione cartacea.
Quando il potere diviene un peso
Uno degli aspetti più interessanti de “I XVII conti di Challant” coincide con il punto di vista adottato dall’autrice, che presenta il titolo comitale come simbolo di prestigio ma anche come un incarico gravato da obblighi, aspettative e difficoltà. Attraverso le vicende dei vari conti emerge difatti come il potere fosse spesse volte accompagnato da rivalità famigliari, strategie matrimoniali, responsabilità amministrative e continui rapporti con la corte dei Savoia.
Il risultato è una lettura che va oltre la semplice cronaca genealogica e mostra il lato meno noto della nobiltà, una precarietà del potere e una natura effimera della fama e delle ricchezze richiamati dal motto “Tout est et n’est rien” (Tutto è e non è nulla”). Tra le pagine tale concetto diviene una sorta di filo conduttore delle vicende di una delle più importanti famiglie delle Alpi occidentali, che ha lasciato tracce soltanto nella memoria storica e nel patrimonio monumentale del territorio.
Gli Challant e la Valle d’Aosta
La famiglia Challant rappresenta una delle dinastie più influenti della storia della Valle d’Aosta, legata ai Duchi di Savoia ed esercitante per secoli un ruolo centrale nella vita politica e amministrativa della regione. I suoi membri ricoprono incarichi militari, diplomatici e di governo, amministrando vasti possedimenti e controllando alcune delle principali fortificazioni sparse su tutto il territorio della regione.
Ancora oggi il loro nome è associato a luoghi simbolo come il Castello di Verrès e il Castello di Issogne, testimonianze di una presenza che ha lasciato una impronta profonda nel paesaggio e nella cultura locale. La ricostruzione proposta da Ezia Bovo nel suo “I XVII conti di Challant” consente di osservare questa lunga parabola storica attraverso le vicende personali dei protagonisti.
L’autrice e il lavoro di ricerca
Giornalista e autrice valdostana, Ezia Bovo ha dedicato il volume “Tout est et n’est rien. I XVII conti di Challant” alla riscoperta di personaggi spesse volte poco conosciuti dal grande pubblico. Accanto alle figure più note della casata trovano spazio difatti conti che, pure avendo ruoli meno appariscenti, contribuiscono a modellare e plasmare la storia del loro tempo.
Tra questi emerge, per esempio, Francesco Maurizio di Challant, descritto come uomo di scienza, imprenditore e osservatore attento dei cambiamenti economici e sociali della sua epoca. L’intento dell’autrice è di riportare alla luce vicende che rischiano di rimanere ai margini della memoria collettiva, offrendo una lettura accessibile anche a chi non possiede una preparazione specialistica sulla tematica.
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