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    Nos Alpes alla scoperta…

    «Cé qu’è lainô», l’inno di Ginevra in francoprovenzale

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino13 Giugno 2026
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    “Cé qu’è lainô”, l’inno di Ginevra scritto in lingua savoiarda; « Cé qu’è lainô », l'hymne de Genève écrit en langue savoyarde (c) Public domain, Wikimedia Commons
    “Cé qu’è lainô”, l’inno di Ginevra scritto in lingua savoiarda; « Cé qu’è lainô », l'hymne de Genève écrit en langue savoyarde (c) Public domain, Wikimedia Commons
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    Il famoso canto «Cé qu’è lainô», adottato nel 2024 come inno ufficiale del Cantone di Ginevra, ha una storia culturale molto particolare, incentrata su un testo in lingua francoprovenzale e legata alla rivalità con gli Stati di Savoia e la vicina Savoia.

    La canzone evoca infatti la difesa della città contro l’attacco delle truppe guidate dal duca Carlo Emanuele I di Savoia nella notte tra l’11 e il 12 dicembre 1602, lanciato per recuperare i territori persi all’epoca della Riforma. L’episodio è noto con il nome di Escalade ed è al centro delle commemorazioni storiche invernali della città.

    L’inno di Ginevra… nella stessa lingua degli Stati di Savoia?

    Ciò che rende «Cé qu’è lainô» particolarmente interessante è proprio la lingua in cui è stato composto, il franco-provenzale, che era parlata in un territorio in conflitto. La lingua dell’inno di Ginevra appartiene allo stesso spazio linguistico della Savoia ed è stata scelta per raccontare e tramandare la memoria degli eventi del conflitto.

    La composizione del poema risale probabilmente ai mesi successivi all’assedio fallito ed è opera di un autore che rimane sconosciuto fino ad oggi, ma che potrebbe essere stato un testimone diretto degli eventi.

    Le 68 strofe descrivono infatti in dettaglio l’irruzione delle truppe savoiarde e la reazione della popolazione ginevrina, con riferimenti molto precisi ai combattimenti e alle circostanze della notte dell’attacco.

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    Il franco-provenzale a Ginevra tra lingua popolare e identità

    All’inizio del XVII secolo, la lingua dominante nella vita pubblica di Ginevra era già il francese, che si era imposto soprattutto dopo la Riforma del 1536; il franco-provenzale, invece, rimaneva diffuso nelle campagne e tra le classi popolari della regione alpina occidentale. Il fatto che «Cé qu’è lainô» fosse scritto in franco-provenzale lo rendeva quindi parte integrante di un continuum linguistico alpino che, per secoli, ha collegato territori che oggi appartengono a Stati diversi.

    Il franco-provenzale utilizzato nel canto appartiene a un vasto insieme di lingue storicamente diffuse nelle Alpi occidentali, tra cui numerose varianti della regione della Savoia e delle zone limitrofe. Tra queste figurano, ad esempio, e nonostante le grandi differenze in termini di pronuncia e lessico, le varietà savoiarde del territorio dell’attuale Savoia, della Valle d’Aosta, di una parte del Piemonte e del Vallese.

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    Tradizione civica e uso contemporaneo

    Nel corso dei secoli, il canto è diventato uno dei principali simboli identitari della città ed è ancora oggi interpretato in forma abbreviata in occasione di numerose cerimonie ufficiali, in particolare la Festa dell’Escalade e i giuramenti delle autorità cantonali. Inoltre, per tutto il mese di dicembre, la melodia risuona regolarmente dal carillon della cattedrale di Saint-Pierre, contribuendo a ricordare alla città l’episodio storico che ha dato origine al canto.

    Negli ultimi anni, «Cé qu’è lainô» (letteralmente «Colui che è lassù») è stato oggetto di un dibattito pubblico che, nel marzo 2024, lo ha portato a diventare l’inno ufficiale dopo una modifica costituzionale e un voto popolare.

    Alcuni politici hanno criticato la presenza di riferimenti religiosi e i toni giudicati troppo duri, ritenendoli poco compatibili con la sensibilità contemporanea e il principio di laicità delle istituzioni. Il 3 marzo 2024, i ginevrini hanno accettato di inserire il Cè qu’è lainô nella Costituzione come inno ufficiale del Cantone. Sottoposta a referendum obbligatorio, questa modifica costituzionale è stata approvata dal 61,77% dei votanti.

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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