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    Home » Articoli » Il francese valdostano, che esiste e resiste
    Nos Alpes alla scoperta…

    Il francese valdostano, che esiste e resiste

    Enrico MartialEnrico Martial20 Giugno 2026
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    Ripubblichiamo l’articolo apparso in lingua francese su Le Forum francophone del giugno 2026 e firmato da Enrico Martial, per gentile concessione dell‘UPF section de la Valle d’Aoste, che ringraziamo.


    Le Forum francophone de juin 2026

    Un osservatore esterno, soprattutto proveniente dall’Italia, potrebbe supporre che il francese valdostano, ovvero la variante della lingua francese parlata in Valle d’Aosta, non esista. Innanzitutto, potrebbe ritenere che non venga parlato, o lo sia molto raramente, e che sia una lingua appresa a scuola, italianizzata sia nell’accento che nel vocabolario.

    D’altra parte, è vero che raramente lo si ascolta per strada nelle conversazioni tra valdostani, anche se a volte capita: se non si parla italiano, si sente il franco-provenzale, ed è la lingua del cuore. Del resto, ci si ritrova immersi in un mondo italofono, fatto di radio, televisione e stampa. Il francese mantiene tuttavia una buona presenza nei titoli degli eventi; ci sono spettacoli e momenti culturali in lingua francese, molto apprezzati. La toponomastica è interamente in francese, tranne che per la versione bilingue della città di Aosta (Aoste/Aosta).

    Eppure, pur minoritario e inserito in un contesto plurilingue, il francese valdostano esiste e resiste. Il 12 marzo 2026, in occasione della presentazione dell’ultimo documentario di Joseph Péaquin, Le peintre et l’architecte, un valdostano di Valgrisenche ha detto «septante» e non «soixante-dix».

    Le parole valdostane

    Il 16 marzo, durante una conferenza all’Università della Valle d’Aosta, Marco Cuaz ha ricordato che suo padre e suo nonno usavano proprio «septante, huitante et nonante». Il francese valdostano dispone di tutta una serie di parole, come «syndic» (sindaco in Francia) o «assesseur» (per l’adjoint au maire in Francia).

    Si dice anche «Maison communale » e non «Mairie». Altri termini riguardano la vita quotidiana e derivano in parte dal francoprovenzale, come «adret» e «envers» per indicare i due versanti della valle centrale, oppure i nomi di giochi come «rebatta» e «fiolet», così come «rascard», «arpian», «inarpa» e «désarpa». «Barme», che indica un riparo naturale sotto le rocce, una grotta, è addirittura una parola di origine celtica; «brenva», che significa larice, è ancora più antico e si usa sia in francese che in patois.

    E poi c’è l’accento, nei toponimi e nei «noms de maison» — in francese standard, i «noms de famille» —, con la “z” finale che non si pronuncia e che sposta l’accento della parola sulla penultima vocale (La Clusaz, Le Pont-Suaz, Roveyaz, Bondaz). E nel francese valdostano c’è anche il toponimo «Aoste», che si pronuncia in un’unica sillaba, cioè «Ost» [òst]. Per spiegarlo ai francesi, basta pronunciare «Sa-ône et Loire», e la comprensione è immediata. Durante le sue lezioni alla Sorbona nel 1950, si notò che Federico Chabod aveva un accento valdostano, e non un accento italiano.

    Il contesto plurilingue valdostano

    Le lingue si evolvono e nel contesto plurilingue valdostano contemporaneo — italiano, francoprovenzale, francese, ma anche le due lingue walser, il titsch e il töitschu — ci si adatta. Gli insegnanti delle scuole elementari hanno ricevuto una formazione in francese standard e lo insegnano nelle scuole valdostane, utilizzando espressioni come «quatre-vingt-dix», ma anche «syndic» se sono originari della nostra Valle.

    La forte presenza dell’italiano influenza ormai anche il francese valdostano attraverso le strutture sintattiche e il lessico. I puristi cercano di attenuarne gli effetti o di opporvisi. Tuttavia, anche «l’italiano valdostano» subisce delle modifiche: in Valle d’Aosta, in italiano, non si dice «traforo» ma «tunnel», con l’accento sulla penultima vocale come in italiano, ma con la «u» francese.

    Quel che è certo…

    Quel che è certo è che il francese valdostano è meno tutelato del francoprovenzale, sia sia dalla legislazione che nelle politiche pubbliche e nella vita quotidiana. A volte si ha la sensazione di parlare un francese scorretto, invece di esserne fieri, come ha mostrato Elena Landi ricordando con determinazione alcune di queste parole chiave (Syndic, Aoste) in occasione della conferenza di Kamilla Kurbanova-Ilyutko ad Aosta [òst!], il 16 febbraio 2026.

    Dunque, il francese valdostano esiste ed è anche oggetto di numerosi studi. Ne ha parlato Roland Bauer in Le français en Europe : Pays limitrophes : Vallée d’Aoste (consultabile su Academia.edu); vi sono scritti di Alexis Bétemps e di Saverio Favre. Jean-Pierre Martin ha redatto una Description lexicale du français parlé en Vallée d’Aoste pubblicata nel 1984, mentre Marie-Henriette Chanoux ne ha parlato in un convegno a Nizza nel 1970.

    Esiste un’intera letteratura sull’argomento: e se si vuole risalire a qualche tempo fa, Joseph-Auguste Duc, in La langue française en Vallée d’Aoste (1915), ricordava l’origine celtica di un centinaio di parole della lingua francese, diffuse sia in Valle d’Aosta che nel Vallese.


    Pubblicato in lingua francese su Le Forum francophone di giugno 2026, per gentile concessione dell’UPF section de la Valle d’Aoste.

    LEGGI ANCHE: Il francese in Valle d’Aosta, una lingua da vivere

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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