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    Home » Articoli » Guido Cossard indaga “Il cromlech del Piccolo San Bernardo”
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    Guido Cossard indaga “Il cromlech del Piccolo San Bernardo”

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino22 Giugno 2025
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    “Il cromlech del Piccolo San Bernardo” di Guido Cossard, « Le cromlech du Petit-Saint-Bernard » de Guido Cossard (c) CC BY-SA 4.0, Bbruno, Wikimedia Commons
    “Il cromlech del Piccolo San Bernardo” di Guido Cossard, « Le cromlech du Petit-Saint-Bernard » de Guido Cossard (c) CC BY-SA 4.0, Bbruno, Wikimedia Commons
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    A cavallo tra il vallone di La Thuile (Valle d’Aosta) e la Val d’Isère (Isère), pur con la sua imponenza sito a 2.188 metri di quota, è ubicato “Il cromlech del Piccolo San Bernardo”, sito preistorico ben descritto da Guido Cossard nel volume omonimo. Il luogo è stato nel corso dei secoli oggetto di analisi e approfondimenti circa storia, struttura e ipotesi di utilizzo da parte di studiosi e curiosi, ultime in ordine cronologico quelle dell’archeoastronomo valdostano.

    Ieri, sabato 21 giugno e solstizio di estate, il versante italiano del colle ha attirato appassionati di montagna, archeologia e astronomia per un evento tutto dedicato, con annessa presentazione del libro citato. Quel preciso giorno, difatti, le pietre del cromlech si trasformano in spettatrici e protagoniste di un fenomeno di precisione millimetrica, una ombra semicircolare che abbraccia il cerchio lasciando l’area sacra in piena luce.

    Il testo, originariamente in lingua italiana, è stato peraltro tradotto in lingua francese con il titolo “L’Enceinte Sacrée: le cromlech du Petit-Saint-Bernard”.

    Indagare il passato con strumenti del presente

    Pubblicato per la prima volta nel 1988 sulla rivista “L’Astronomia” e ora rilanciato in forma di volume, “Il cromlech del Piccolo San Bernardo” di Guido Cossard è il risultato di anni di sopralluoghi, misurazioni, simulazioni e confronti. L’autore, fisico e insegnante nonché fondatore dell’Associazione valdostana scienze astronomiche, vi ha saputo coniugare l’intuizione dell’appassionato con la precisione dello scienziato.

    Il libro non è un saggio celebrativo bensì una ricerca lucida e in parte ancora aperta, che invita a riflettere su ciò che ci lega alla volta celeste e su come millenni or sono l’umanità si sia messa in ascolto degli astri servendosi delle pietre. Di qui dunque la sua ambivalenza di destinazione agli specialisti ma anche, grazie all’accostamento tra meticolosità divulgativa e immaginazione rispettosa, ai semplici curiosi che levano gli occhi al cielo per sollevare interrogativi.

    “Il cromlech del Piccolo San Bernardo” di Guido Cossard

    “Il cromlech del Piccolo San Bernardo” così come descritto da Guido Cossard si presenta come un cerchio di 43 pietre, residuo di quelle che in origine dovevano essere almeno 50, infisse verticalmente nel terreno e chiamate menhir. Dal diametro complessivo che sfiora i 73 metri, esse sono a tratti disposte secondo allineamenti astronomici, mentre altre indicano il punto del sorgere del sole agli equinozi o il tramonto solstiziale.

    La struttura, secondo Cossard, era probabilmente un antico calendario stellare, utile al mantenimento e al corretto svolgimento delle attività agricole e rituali delle popolazioni antiche. La mancanza di un centro fisico certo, coincidente forse un tempo con un dolmen andato distrutto nel corso del secoli, impedisce affermazioni definitive ma i dati raccolti aprono a scenari affascinanti.

    È bene comunque precisare che tale studio si inserisce in un quadro più ampio di ricerche archeoastronomiche condotte in Valle d’Aosta, per esempio tra l’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans e la città di Aosta. Se tra le strutture risalenti al 3000 prima di Cristo qui ubicate fosse ritrovata una qualsiasi correlazione, si rafforzerebbe l’ipotesi dell’esistenza di una cultura alpina antica e organizzata, capace di dialogare con i cicli celesti e con le altre civiltà.

    Tra Celti, druidi e strade romane

    La ricerca sul cromlech del Piccolo San Bernardo che Guido Cossard affida alle pagine del suo volume non si limita ai rilievi sul terreno bensì propone anche un viaggio nei testi antichi. Nel “De Bello Gallico”, per esempio, Giulio Cesare racconta dei druidi, sapienti che conoscevano il moto degli astri, sacerdoti che potrebbero averlo utilizzato come strumento astronomico.

    Non è tuttavia escluso che il sito sia ancora più antico e che proprio i druidi ne abbiano ereditato la funzione come custodi di una sapienza primordiale. Esso ha continuato a configurarsi quale centro sacro, dapprima con un tempietto gallo-romano, successivamente con l’antica via romana delle Gallie costruita appositamente per non violarlo.

    Soltanto nell’Ottocento e nel Novecento, con la creazione della strada internazionale, esso ha subito danneggiamenti, poi in parte sanati nel 2012 con il suo ripristino.

    LEGGI ANCHE: La Valle d’Aosta raccontata da Joseph Rivolin

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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