Alcune valli alpine piemontesi si dotano di uno strumento comune per la valorizzazione delle produzioni agroalimentari locali: il Distretto del Cibo Montano Alpi Graie e Cozie – GRA.ZIE.
Riunisce sei Unioni Montane, un comune e cinque associazioni di categoria in un’area di 70 comuni per coordinare agricoltura, trasformazione alimentare, commercio e turismo. L’obiettivo è di contrastare lo spopolamento e rafforzare le economie di montagna.
Un territorio, dodici soggetti fondatori
Tra i soci fondatori figurano l’Unione Montana del Pinerolese, l’Unione Montana Valli Chisone e Germanasca, l’Unione Montana Via Lattea, l’Unione Montana Alta Valle Susa, l’Unione Montana Valle Susa e l’Unione Montana Val Sangone, oltre al Comune di Usseaux. Sul versante delle associazioni di categoria aderiscono Coldiretti, Unione Provinciale Agricoltori, CIA Agricoltori delle Alpi, CNA e Ascom. In totale, il distretto conta circa 100 aziende coinvolte.
L’assemblea costituente ha nominato Danilo Breusa presidente e ha individuato come membri del consiglio di amministrazione Luca Giai, Giorgio Merlo, Simone Turin e Riccardo Beltrame.
Il percorso che ha portato alla costituzione è iniziato nel 2020, in seguito all’approvazione del regolamento regionale sui distretti del cibo, ed è stato accompagnato dal GAL Escartons e Valli Valdesi (GAL EVV). GRA.ZIE è stato costituito ufficialmente il 30 marzo 2026.
Obiettivi e assi di intervento
Il distretto punta ad aumentare la competitività delle imprese locali mettendo in rete agricoltura, trasformazione alimentare, commercio e turismo. Tra le priorità dichiarate figura anche la tutela della biodiversità del paniere produttivo, con attenzione alle filiere più piccole o meno conosciute. La prospettiva è rendere il distretto una piattaforma di sviluppo territoriale capace di attivare sinergie stabili tra i diversi attori economici.
Il contrasto allo spopolamento delle valli è indicato tra le finalità implicite del progetto: rafforzare le opportunità economiche in area montana viene considerato una condizione per rendere i territori più attrattivi per residenti e imprese. In un contesto montano, il rafforzamento del comparto agroalimentare comporterebbe quindi anche ricadute dirette sulla tenuta sociale ed economica delle comunità.
Gli assi di intervento identificati dal distretto sono quattro: ricerca e sviluppo, investimenti, promozione e formazione. Tra le prospettive operative, il distretto prevede di sviluppare sinergie con altri strumenti territoriali, tra cui i distretti del commercio.
Un quadro nazionale in espansione in Piemonte
In Italia i distretti del cibo sono stati istituiti dalla legge 205 del 27 dicembre 2017 e, in Piemonte, sono regolati dal regolamento approvato dalla Giunta regionale il 13 novembre 2020. Una volta riconosciuti dalla Regione, vengono iscritti nel Registro nazionale dei distretti del cibo e possono accedere ai finanziamenti previsti dalla normativa vigente. La Regione Piemonte ha stanziato 150.000 euro per il 2024-2025 destinati alla costituzione e all’avviamento dei distretti, con un contributo massimo del 70 per cento delle spese rendicontate fino a 15.000 euro per distretto.
GRA.ZIE è il quattordicesimo distretto del cibo riconosciuto dalla Regione Piemonte dall’entrata in vigore della normativa nazionale del 2017. I primi riconoscimenti risalgono al 2022, con il Distretto Chierese-Carmagnolese, seguito da una serie di costituzioni concentrate tra il 2023 e il 2025 che hanno progressivamente esteso la rete a gran parte del territorio regionale: dalle Langhe e il Monferrato al Roero, dalla pianura risicola vercellese al Canavese, dall’Appennino alessandrino alle valli biellesi. La geografia dei distretti rispecchia la varietà delle vocazioni produttive piemontesi, con realtà orientate al vino, alla frutta, all’agricoltura biologica o, come nel caso di GRA.ZIE, alle produzioni di montagna. Con il riconoscimento formale arrivato il 17 april 2026, il distretto delle Alpi Graie e Cozie è anche il primo a coprire un’area interamente alpina nella provincia di Torino.
La situazione nelle regioni alpine vicine
Nelle regioni confinanti con il Piemonte alpino, la situazione dei distretti del cibo è ancora in fase di avvio. La Valle d’Aosta ha recepito la normativa nazionale solo nel maggio 2025, quando la giunta regionale ha approvato le disposizioni applicative per il riconoscimento dei distretti del cibo: fino ad allora era una delle poche regioni italiane a non averlo ancora fatto.
Il primo distretto valdostano è stato ufficialmente costituito nel febbraio 2026 attorno alla filiera della Fontina DOP. Il distretto, promosso dal Consorzio produttori e tutela della Fontina DOP, individua come priorità strategiche l’innovazione dei processi produttivi, il miglioramento delle performance ambientali e il rafforzamento della presenza sul mercato, con l’obiettivo di mettere in rete imprese agricole, enti locali, mondo della ricerca e operatori del turismo per valorizzare una filiera dal forte radicamento territoriale e promuoverne la sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
In Liguria, fino all’inizio del 2025 la regione disponeva solo del Distretto del Biologico, istituito a livello nazionale. A gennaio 2025 il consiglio regionale ha approvato un emendamento che introduce i distretti del cibo nella normativa regionale, con l’impegno di individuarli e iscriverli nel Registro nazionale presso il ministero dell’Agricoltura. Tra le ipotesi discusse figura un distretto nell’area genovese capace di mettere a sistema pesto, basilico, vini e altre produzioni tipiche, ma nessun distretto risulta ancora costituito.
Un confronto con le Alpi francesi e svizzere
In Francia e in Svizzera non esiste un istituto giuridico direttamente equivalente al distretto del cibo italiano, ma obiettivi simili vengono perseguiti attraverso altri strumenti di governance alimentare territoriale.
In Francia, il principale meccanismo è il Projet Alimentaire Territorial (PAT), introdotto dalla legge sull’agricoltura del 2014, che mette in rete produttori, enti locali, distributori e consumatori attorno a una strategia alimentare condivisa. Nelle Alpi francesi, il dipartimento delle Hautes-Alpes ha sviluppato un PAT articolato su cinque assi: governance alimentare, tutela della biodiversità, rafforzamento del tessuto economico agricolo, sviluppo dei circuiti corti e promozione di scelte alimentari sostenibili. Iniziative analoghe sono attive in Savoia, nel Grand Annecy e nel Chablais, coinvolgendo anche il settore della ristorazione collettiva.
In Svizzera il modello è meno centralizzato ma si fonda su una solida integrazione tra agricoltura, paesaggio e turismo. Nel Canton Vallese, Valais/Wallis Promotion è la struttura intersettoriale che riunisce Camera di commercio, Camera d’agricoltura, Valais Tourisme e il marchio territoriale Valais, con l’obiettivo di promuovere economia, turismo e produzioni locali attorno a un’unica visione. Un altro esempio è il Parc naturel régional Gruyère Pays-d’Enhaut, che si estende sui cantoni di Friburgo, Vaud e Berna: il parco sostiene l’agricoltura di montagna, i prodotti locali e un turismo rispettoso del territorio, con la produzione casearia — Gruyère AOP, Etivaz AOP, Vacherin fribourgeois AOP — come asse portante dell’economia locale.
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