Lo ski ballet, noto anche come acroski, è stato una delle espressioni più singolari e spettacolari dello sci freestyle, che ha avuto nelle Olimpiadi invernali di Albertville del 1992 il proprio apice olimpico.Nato dall’incontro tra tecnica sciistica e linguaggio coreografico, esso prevedeva esibizioni individuali nelle quali gli atleti eseguivano salti, rotazioni, incroci di gambe e figure acrobatiche su una pista dalla pendenza dolce.
Dalla controcultura allo sport codificato
Affermatosi negli Stati Uniti tra gli Anni Settanta e gli Anni Ottanta, lo ski ballet si inserì nel più ampio movimento del freestyle, che rompeva con l’impostazione tradizionale dello sci alpino. Le routine, della durata di circa 90 secondi, erano valutate da una giuria secondo criteri similari a quelli del pattinaggio artistico tra difficoltà tecnica, qualità dell’esecuzione e valore artistico.
L’introduzione della musica e della coreografia trasformò rapidamente tale pratica in una disciplina autonoma, riconosciuta ufficialmente dalla Federazione Internazionale dello Sci (FIS) alla fine degli Anni Settanta. Le competizioni di Coppa del Mondo e i Campionati iridati contribuirono a consolidarne la visibilità internazionale, rendendo l’acroski una presenza fissa nel panorama degli sport invernali dell’epoca.
Lo ski ballet alle Olimpiadi di Albertville del 1992
Il momento di massima esposizione mediatica dello ski ballet arrivò, dopo l’esordio ai Giochi invernali di Calgary nel 1988, con l’ingresso come sport dimostrativo nel programma delle Olimpiadi invernali di Albertville del 1992. Qui, dinnanzi a un pubblico globale, esso mostrò il suo volto più maturo, fatto di routine sempre più strutturate, professionisti di alto profilo e una messa in scena che univa atletismo e spettacolo.
Pur non assegnando medaglie ufficiali, la presenza nelle competizioni singole e per un breve periodo di coppia consacrò definitivamente l’acroski quale disciplina olimpica seppure temporanea. Tra i nomi più noti degli atleti che lo praticavano spiccano Lane Spina (USA), Rune Kristiansen (Norvegia), Suzy Chaffee (USA) e Genia Fuller (USA).
Il giudizio del pubblico e il cambio di scenario
Ma, dopo Albertville, il mancato riconoscimento come disciplina olimpica ufficiale pesò in modo decisivo sul futuro dello ski ballet, che successivamente scomparve in toto dal programma dei Giochi di Lillehammer del 1994. Questo perché, nonostante l’eleganza delle esibizioni e la forte identità visiva tra costumi appariscenti, musiche eterogenee e componente teatrale, esso faticava a imporsi presso il grande pubblico televisivo.
Alla fine degli Anni Novanta, complice anche l’ascesa di nuovi sport invernali come lo snowboard, l’interesse per l’acroski diminuì rapidamente, tanto che nel 2000 la FIS decise di interromperne tutte le competizioni ufficiali. Eppure, l’esperienza maturata in quegli anni ha lasciato una impronta duratura nello sci freestyle moderno poiché movimenti, rotazioni e approcci creativi da esso introdotti sono oggi parte integrante dello slopestyle e del big air.
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