Le sale del Museo Archeologico Regionale di Aosta ospitano, sino al prossimo martedì 2 giugno, la mostra “Grigory Gluckmann. Tra luce e grazia”, presentata per la prima volta in Italia in forma antologica. Il progetto espositivo, curato da Valeria Gorbova e Daria Jorioz, riunisce 35 dipinti organizzati in un percorso tematico che restituisce la complessità di una ricerca pittorica sviluppata tra continenti e culture differenti.
Attraverso cinque sezioni – vita quotidiana, infanzia, danza, tradizione e frammenti dell’esistenza – l’esposizione propone una lettura articolata di un autore difficilmente incasellabile, capace di fondere suggestioni diverse in un linguaggio personale. Essa è visitabile dal martedì alla domenica (chiusura al lunedì) con orario continuato dalle 9:00 alle 19:00, accessibile con biglietto intero a 8,00 euro e biglietto ridotto a 6,00 euro.
Grigory Gluckmann ad Aosta
Il nucleo delle opere di Grigory Gluckmann esposte ad Aosta mette in evidenza la cifra stilistica dell’artista, sospesa tra il modernismo francese e il recupero delle tecniche della pittura rinascimentale italiana. La scelta di lavorare su tavola lignea, con velature sottili e superfici luminose, rappresenta un tratto distintivo della sua produzione, in controtendenza rispetto alle sperimentazioni più radicali del Novecento.
I soggetti spaziano dalle atmosfere dei caffè urbani (“Daydreams”) alle scene di danza, sino a raggiungere nudi femminili e rappresentazioni intime della vita quotidiana (“Compositions”). In particolare, le composizioni dedicate al balletto come “Great expectations” rivelano una sensibilità attenta alla dimensione emotiva delle figure, in un confronto ideale con artisti come Edgar Degas e Henri de Toulouse-Lautrec.
L’artista
Nato nel 1898 a Polotsk, allora parte dell’Impero russo, Grigory Gluckmann porta avanti la propria formazione artistica tra Mosca e Berlino prima di approdare in Italia negli Anni Venti. Il soggiorno fiorentino, nello specifico, si rivela per lui determinante poiché gli permette di studiare da vicino i maestri del Rinascimento e di definire un orientamento tecnico e stilistico che segnerà tutta la sua carriera.
Trasferitosi a Parigi, egli fa poi il suo ingresso nel vivace ambiente dell’École de Paris, partecipando ai principali salons e ottenendo nel 1937 un importante riconoscimento al Salon parigino. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale lo costringe tuttavia a lasciare l’Europa, stabilendosi nel 1941 negli Stati Uniti, dove prosegue la sua attività tra New York e Los Angeles.
La sua traiettoria, che si conclude nel 1973, riflette le dinamiche di migrazione e scambio culturale che hanno attraversato il Novecento, restituendo l’immagine di un uomo in costante equilibrio tra radici e nuove influenze.
Un percorso espositivo tra intimità e memoria
Più che una semplice successione di opere, la mostra di Aosta costruisce un itinerario narrativo che segue l’evoluzione dello sguardo di Grigory Gluckmann lungo l’intero arco della sua carriera, dagli anni europei sino alla maturità americana. Esso si vuole un invito a leggere la produzione come una sintesi originale delle correnti del Novecento, capace di restituire attraverso scene quotidiane una riflessione più ampia sull’identità, sull’esilio e sulla memoria culturale.
Particolare rilievo assume il dialogo con la tradizione, in seno al quale emerge con chiarezza il confronto con la pittura rinascimentale non soltanto nei soggetti bensì soprattutto nella tecnica. Il tutto mentre i “frammenti di vita” raccolgono immagini più intime, quasi sospese fuori dal tempo, che restituiscono una visione profondamente umana e meditativa in una costante una tensione tra passato e modernità.
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