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    Home » Articoli » Le scuole di montagna in Piemonte resistono alle chiusure
    Scuola e università

    Le scuole di montagna in Piemonte resistono alle chiusure

    Enrico MartialEnrico Martial21 Luglio 2025
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    Sestriere (c) CC BY-SA 4_0 Giacio Wikimedia Commons
    Sestriere (c) CC BY-SA 4_0 Giacio Wikimedia Commons
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    Mentre in Piemonte prosegue il processo di accorpamento degli istituti scolastici, le scuole di montagna continuano a rappresentare un’eccezione, una deroga che le mantiene per il momento in esercizio.

    Con il calo demografico, in tutta Italia è in corso una riduzione del numero di autonomie scolastiche (cioè degli istituti scolastici che gestiscono le scuole), con le amministrazioni locali e il Ministero che semplificano la rete degli istituti, accorpando sedi e riducendo dirigenti e personale amministrativo.

    Tuttavia, nei territori montani piemontesi (e in altre zone considerate periferiche in pianura o collina) dove la scuola è considerata un presidio culturale e sociale indispensabile, prevale la logica della “deroga”.

    Il concetto rappresenta una forma di “eccezione provvisoria” non di una politica strutturale per la montagna, a cui tendono per esempio vari strumenti, dalla Strategia Aree Interne, finanziata con fondi statali, o il recente Rapporto sulla Montagna del Ministero degli affari regionali e dell’Unione dei comuni Montani (UNCEM).

    Una deroga, per sua natura provvisoria, indica come la pressione sulla chiusura della scuole di montagna sia destinata a continuare. Infatti, per mantenerle aperte, è comunque necessaria ogni anno una domanda da parte dei Comuni interessati e l’individuazione di forme di finanziamento caso per caso e su base annuale.

    La deroga per la montagna come misura di sopravvivenza delle scuole

    Nel 2025, la Regione Piemonte ha ricevuto richieste di deroga da 103 scuole distribuite in 69 Comuni montani o in zone reputate marginali o periferiche, anche in pianura o in zona collinare. Tra queste, sette rientrano nella categoria delle cosiddette “deroghe delle deroghe”, cioè scuole con un numero di iscritti particolarmente basso da richiedere un’ulteriore autorizzazione straordinaria per evitare la chiusura.

    Le scuole in “deroga delle deroghe” sono per esempio la scuola secondaria di primo grado di Fenestrelle (1.145 metri slm), con 16 studenti e la scuola dell’infanzia di Meana di Susa, con 9 iscritti. La scuola dell’infanzia di Pragelato, a 1.580 metri slm, ha invece 5 bambini, quella di Roure (860 metri slm), 9 iscritti. Infine la scuola secondaria di primo grado di Sestriere (2.035 metri di quota), ha 13 studenti.

    Per altro verso, le scuole primarie in “deroga delle deroghe” di Montalenghe, con 6 bambini e di Orio Canavese, anch’essa con 6 iscritti si trovano in zona reputata marginale, in pianura, nel Canavese, tra Caluso, Strambino e San Giorgio.

    Un presidio contro lo spopolamento

    Il 14 maggio 2025 la Regione aveva approvato un nuovo stanziamento di 433 mila euro per l’anno scolastico 2025/2026, destinato al sostegno delle scuole e e delle scuole materne delle aree montane. L’intervento aveva l’obiettivo di garantire il diritto allo studio nei villaggi, rafforzando al tempo stesso la coesione delle comunità locali. Il piano regionale interviene soprattutto sulle pluriclassi e sui casi in cui il numero di alunni non raggiunge le soglie minime previste dalle normative nazionali.

    Alla misura si affianca un bando rivolto alle Unioni montane, che possono presentare progetti per ampliare il personale educativo in scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado.

    L’iniziativa è congiunta tra l’assessorato all’Istruzione, con a capo Elena Chiorino, e quello allo Sviluppo e Promozione della Montagna, guidato da Marco Gallo. La scuola, nella comunicazione promossa dalla Regione Piemonte, non è solo un’istituzione educativa, ma uno strumento di presidio territoriale.

    Non è un tema nuovo: già nei primi anni Duemila la Regione Piemonte aveva destinato risorse significative per sostenere le scuole montane. Nel 2006 era stato firmato un protocollo d’intesa tra Regione e Ministero dell’Istruzione e della Ricerca per garantire continuità didattica e salvaguardare gli organici nei plessi montani.

    Tuttavia, a distanza di vent’anni, la logica di fondo rimane sempre quella dell’eccezione montana, della deroga, e non della politica strutturale adattata al contesto territoriale.

    Il contesto del dimensionamento scolastico generale

    Nel frattempo, il resto della rete scolastica piemontese è coinvolto in un processo di razionalizzazione previsto dalla riforma ministeriale legata ai fondi del NextGenEU, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), che corrisponde al “France Relance” delle Regioni alpine vicine.

    Il piano italiano mira a ridurre il numero di autonomie scolastiche (cioè delle forme organizzative che gestiscono gruppi di scuole) in rapporto al calo demografico della popolazione studentesca. Nell’insieme della Regione Piemonte sono stati previsti quindici accorpamenti, sette dei quali nella città di Torino.

    Le operazioni dovranno concludersi entro settembre 2026. Il Ministero ha fissato una soglia media di 938 studenti per mantenere l’autonomia di un istituto. L’obiettivo è superare le “reggenze”, cioè i casi in cui un dirigente deve gestire più scuole, e concentrare le risorse su edifici scolastici più recenti e funzionali. La questione ha anche un rilievo per il patrimonio edilizio scolastico, per concentrare gli investimenti di ammodernamento soltanto in alcuni di essi.

    Dal suo canto, anche come posizione politica, la Città metropolitana di Torino ha dichiarato che non proporrà accorpamenti “non condivisi” dalle scuole per l’anno scolastico 2026-2027.

    LEGGI ANCHE: In Piemonte, una Scuola per tornare ad abitare in montagna

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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