La possibilità di introdurre un limite per il consumo di alcool per residenti e turisti che frequentano le piste da sci della Svizzera entra nel dibattito politico della Confederazione. La tematica emerge alla luce dei dati forniti dall’Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni (UPI), che registra ogni anno oltre 60 mila feriti sulle piste, con costi sanitari stimati intorno ai 600 milioni di franchi.
L’ipotesi del limite di alcool sulle piste da sci in Svizzera
Tra le opzioni prese in considerazione in Svizzera figura l’adozione di una soglia massima di consumo di alcool sulle piste da sci similare a quello italiano, fissato a 0,5 grammi per litro dal 2022. Nella Penisola, difatti, sciare in stato di ebbrezza è equiparato a guidare sotto l’effetto alcolemico, con controlli con etilometro e sanzioni che possono arrivare sino a 1.000 euro e aggravanti in caso di incidente.
Ad aprire alla possibilità di tale regolamentazione è una parte del Partito Evangelico Svizzero (PEV), che nei panni del consigliere Marc Jost ritiene che non vi siano motivi sostanziali per trattare lo sci in modo diverso dalla circolazione stradale o ciclistica. A suo parere, l’alcol comprometterebbe riflessi, equilibrio e capacità di valutazione, aumentando i rischi non soltanto per chi scia bensì anche per gli altri utenti delle piste, in particolare i più giovani.
Le perplessità sull’applicazione pratica
Più cauta risulta, per contro, la posizione del Partito Socialista e della consigliera Andrea Zryd circa l’ipotesi di introdurre una limitazione al consumo di alcool sulle piste da sci in Svizzera. Giudicando complessa l’introduzione di un livello valido in modo generalizzato, esso propone l’alternativa di misure preventive e di sensibilizzazione, come test volontari o campagne informative nelle aree sciistiche.
Dal fronte centrista e conservatore emergono posizioni contrarie, come quella del consigliere di Alleanza del Centro (AdD) e presidente della Federazione svizzera del turismo Reto Nause, che non ritiene necessario un intervento normativo. Sulla stessa linea Andreas Glarner dell’Unione Democratica di Centro (UDC), che respinge l’idea di controlli sistematici sulle piste e richiama il principio della responsabilità individuale, rammentando che ulteriori restrizioni avrebbero ripercussioni economiche sul settore turistico.
Assicurazioni e associazioni di categoria
In merito alla questione del limite al consumo di alcool sulle piste da sci, le associazioni di categoria della Svizzera sottolineano però che l’alcol rappresenta un fattore noto ma non dominante nell’economia della montagna. Stando per contro all’Associazione svizzera delle funivie, la sicurezza degli ospiti resta una priorità e le situazioni di rischio evidente sono già gestite dal personale.
Le assicurazioni, dal canto loro, dispongono di strumenti per intervenire sui risarcimenti qualora il tasso alcolemico abbia influito sull’incidente e possono in tali casistiche ridurre le prestazioni. Un ulteriore elemento di complessità è l’assenza di statistiche precise sugli incidenti direttamente riconducibili al consumo dovuta al fatto che, salvo indicazioni dell’autorità giudiziaria, negli ospedali non sono di norma effettuati controlli sistematici.
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