Le Saline di Bex sono un altro luogo importnt edelle Alpi, attraversate da storia, lavoro, particolarità del territorio, personaggi, denaro, turismo. Sono ancora oggi in funzione, producono del sale pregiato e di nicchia ma anche quello per le strade d’inverno, sono uno degli elementi di indipendenza, anche nei materiali, della Svizzera.
Nel Canton Vaud, da un giacimento che si è formato tra 200 e 60 milioni di anni fa corrono oggi circa 50 chilometri di gallerie, con una produzione annua di 30mila tonnellate di sale. La dimensione turistica è importante: quasi 90mila visitatori all’anno.
Un mare antico, un prodotto strategico per la Svizzera
Prima di diventare una meta turistica, Bex è stata un fondale marino. Tra 200 e 60 milioni di anni fa un mare epicontinentale copriva l’attuale Valle del Rodano. Con il ritiro delle acque e la formazione delle Alpi, gli strati di sale si sono mescolati a scisti e arenarie,e sono rimasti imprigionati nella roccia. È da una lenta trasformazione geologica che nasce il salgemma di Bex.
La tradizione locale racconta che nel XV secolo un giovane pastore, Jean du Bouillet, notò le capre bere sempre dalle stesse sorgenti sopra il villaggio. Assaggiò l’acqua, la fece bollire e trovò sul fondo del paiolo una manciata di sale.

Durante le guerre di Borgogna, nel 1475, i Bernesi occuparono la regione di Aigle e Bex, istituendo il Governo d’Aigle. Uno dei governatori, Nicolas de Graffenried, avviò lo sfruttamento delle miniere di sale di Panex, vicino a Ollon. Nominato governatore di Aigle nel 1509 e proprietario del castello di Saint-Triphon dal 1544, ottenne dallo Stato di Berna una concessione decennale per l’estrazione del sale; l’attività fu poi proseguita dal figlio Jean-Rodolphe.
Nel 1680, con l’impianto della Saline du Bévieux, l’attività assunse una struttura stabile. Tra il 1684 e il 1691 venne scavata la galleria principale del Coulat, con tecniche manuali e avanzamenti di pochi metri al mese.
Nel 1725 Isaac Gamaliel de Rovéréa avviò un nuovo scavo dal Bouillet. Sarà il figlio François-Gamaliel, nel 1768, a riorganizzare l’esplorazione con gallerie trasversali che garantiranno nuove fonti di salamoia per oltre sessant’anni.
Nell’esplorazione comprese infatti che il presunto “Cilindro” non era un serbatoio unico ma uno strato di roccia salina da seguire con gallerie trasversali. Nel 1811, sotto la direzione di Jean de Charpentier, l’estrazione si sviluppò ulteriormente con il lessivage: la roccia venne dissolta in grandi sale sotterranee e la salamoia convogliata alla salina attraverso condotte in legno di larice.
Gli altri chiudono, Bex continua la produzione
Il rischio di chiusura, venne dalla concorrenza. Il sale marino, più economico da produrre, veniva ora trasportato più facilmente, con strade rinnvoate e soprattutto con i treni. A Basilea vennero scoperti giacimenti più facili da sfruttare e più economici. La prima risposta venne da una riorganizzazione, nel 1867, con la fondazione della Compagnie des Mines et Salines de Bex. Poi nel 1877 si introdusse con la termocompressione di Antoine-Paul Piccard, un sistema che recuperava il calore dell’evaporazione e riduceva drasticamente il consumo energetico.

Così, mentre altre saline da salgemma chiudevano, come la grande industria di Arc-en-Senans, Bex continuava a lavorare.
Vi è poi un elemento fondamentale da tenere presente : la Svizzera ha sempre mantenuto una propria autonomia nell’approvvigionamento dei materiali di base per la sua economia.
Seguirono altre fasi di riorganizzazione e di miglioramenti tecnologici e di mercati. Nel 1917 nacque la Société Vaudoise des Mines et Salines de Bex, con metà del capitale allo Stato di Vaud e obbligo di iodazione dal 1924. Dopo la privatizzazione del 2002, la Saline de Bex SA sono entrate nel 2014 nel gruppo Salines Suisses SA, che riunisce le saline svizzere ed esercita il monopolio nazionale del sale.
Scendere a 400 metri, il Grand Tour delle Saline

La visita utilizza il Train des Mineurs, che si inoltra fino a circa 400 metri di profondità. La temperatura è costante, l’aria è umida e le pareti parlano da sole, di lavoro e di una storia che si nota anche nella diversità delle lavorazioni e degli scavi. Si attraversano gallerie del XVII secolo, scale storiche e il Grand Réservoir, un vasto bacino sotterraneo sostenuto da pilastri scavati nella roccia.
Poi si prosegue a piedi, tra spiegazioni e racconti di vita quotidiana. Per chi vuole, ci sono anche percorsi di trekking minerario in cunicoli e pozzi più vecchi. All’interno della miniera si trova anche uno spazio di riposo, e un ristorante che contribuisce a rafforzare la sensazione di particolarità della visita.
È proprio un’esperienza: la discesa in treno attraversa cunicoli a volte stretti, e poi d’un tratto ci si ritrova in spazi ampi. Tra le percezioni più intense, una riguarda la temperatura e l’umidità, e l’altra il senso di profondità. Per diverse persone, che hanno comunque apprezzato la visita, è un sollievo anche il ritorno all’aria aperta, “a riveder le stelle”.
Parecchi personaggi sono passati da Bex e sin dal XVIII secolo. Nel 1754 vi arrivò Jean-Jacques Rousseau; nel 1760 le visitarono Horace Bénédict de Saussure e Giacomo Casanova. Già dal 1714 una guida, Les délices de la Suisse, ne parlava.

Il 28 settembre 1832 scese nelle gallerie Alexandre Dumas, che descrisse l’eco delle cavità e la discesa in un pozzo profondo, con toni ironici e teatrali.
Nel 1814 anche Maria Luisa d’Austria visitò il sito: il Grand Réservoir presenta ancora ricordi del suo passaggio. Le miniere erano già allora insieme luogo di lavoro e tappa del “Grand Tour alpino”.
Dal sale di allora a Fleur des Alpes di oggi
Oggi l’attività combina estrazione per dissoluzione e raffinazione in superficie. La produzione annua si attesta intorno alle 30mila tonnellate, sia per il consumo alimentare sia per il prevalente uso stradale invernale. Nel 1943 la centrale elettrica interna ridusse il consumo di carbone; dagli anni Sessanta le sonde permettono l’iniezione diretta di acqua ad alta pressione nella roccia. La concentrazione salina è di circa 200 grammi al litro: per paragone, è almeno dieci volte maggiore delle acque del Mediterraneo.

Il marchio Sel des Alpes si riferisce soltanto al sale prodotto a Bex e comprende sale fino, sali alle erbe e la Fleur des Alpes, simile alla fleur de sel. Dal prodotto di base del Settecento e dell’Ottocento, l’idea è stata di sviluppare una filiera di qualità e distintiva, con prezzi ovviamente diversi rispetto al sale ordinario.
Dal 2018 l’intero ciclo di estrazione, lavorazione e confezionamento della Fleur des Alpes avviene all’interno della miniera, con una produzione di circa 15 tonnellate all’anno.
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