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Home » Articoli » La grandissima Saline Royale di Arc-en-Senans
Nos Alpes alla scoperta…

La grandissima Saline Royale di Arc-en-Senans

Enrico MartialEnrico Martial18 Ottobre 2025
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Saline Royale d'Arc-en Senans (c) EPCC Saline Royale
Saline Royale d'Arc-en Senans (c) EPCC Saline Royale

Un fine settimana lungo, o comunque qualche giorno in visita nella zona della Saline royale di Arc-en-Senans, è una buona scelta. Intanto la Saline è proprio da vedere, insegna molto, è imponenti e di grande interesse per il paesaggio e per l’architettura.

Poi, per un momento di pausa, in primavera o in autunno, nei dintorni c’è un mondo da scoprire: Baume-les-Messieurs, un’abbazia che si colloca più in basso rispetto a un piano che sembra continuo, e dove tempo e ambiente si sono fermati; i villaggi del Jura, con i loro paesaggi e le loro attività; le piccole e calme terme di Salins-les-Bains, che sono per la gente del posto, con cui mescolarsi.

Un pezzo di storia di Francia e d’Europa

La Saline royale di Arc-en-Senans è un pezzo di storia di Francia e d’Europa, nello slancio industriale dell’Illuminismo settecentesco. Nell’edificio e nella struttura, nel funzionamento, si vede tutta la volontà di dominare la natura con la tecnica, nel far funzionare le cose con le competenze umane. Si legge nell’edificio la consapevolezza tecnica e culturale dell’uomo dell’età moderna, all’inizio dell’età industriale.

I musei, con le loro spiegazioni dell’architettura settecentesca, sono belli e chiari. Così astratta e regolare nelle forme, esprime una visione del mondo, con la casa del direttore al centro, un mondo ordinato di produzione, e un miglioramento delle condizioni di vita degli operai. Si vede anche un uomo nuovo, che si ritroverà nell’Ottocento positivista.

Però arrivarci è già una lezione. La struttura è un semicerchio, malgrado l’architetto avesse pensato a un cerchio, ancora alla ricerca dell’armonia astratta della geometria rispetto al disordine della natura. L’impatto visivo è interessante, e lo è anche starci dentro.

Tra il 1775 e il 1779, le Saline reali di Arc-et-Senans

La Salina reale di Arc-et-Senans, situata tra Besançon e Dole, nel dipartimento del Doubs, rappresenta dunque uno dei progetti più interessanti dell’architettura illuminista. Progettata da Claude-Nicolas Ledoux esprime l’idea di un’industria razionale, efficiente e socialmente organizzata.

Il complesso, costruito tra il 1775 e il 1779, produceva sale a partire dall’acqua salata estratta dalle rocce a Salins-les-Bains, a oltre venti chilometri di distanza. Il sale era un prodotto strategico, soggetto alle gabelle, e il controllo centrale era una questione politica oltre che economica.

Nella regione del Jura, la produzione si era svolta fino a allora nei fabbricati di Salins-les-Bains. Il sistema richiedeva enormi quantità di legna, che non si riusciva più a trovare in zona, e le caldaie erano sempre in funzione. L’amministrazione reale si decise a realizzare una nuova fabbrica.

Fu scelto il sito di Arc-et-Senans per la sua vicinanza alla foresta di Chaux, una delle più grandi foreste di latifoglie in Francia. L’acqua salata doveva essere però trasportata da Salins-les-Bains.

Le projet de ledoux à arc en senans (c) public domain wikimedia commons
Il progetto di città circolare di Ledoux à Arc-en-Senans (c) Public Domain Wikimedia Commons

Claude-Nicolas Ledoux e la città ideale settecentesca

L’incarico fu affidato a Claude-Nicolas Ledoux, noto come innovatore. Fece un complesso semicircolare, in cui funzioni produttive, logistiche e sociali integrate. Era un’utopia architettonica, la costruzione di una città del lavoro.

Il semicerchio, orientato secondo un asse verticale, rifletteva la gerarchia. Al centro si trovava la Maison du Directeur, da cui era possibile osservare tutto. Attorno, in modo simmetrico, si trovavano i padiglioni della produzione, i magazzini, le officine e le abitazioni degli operai. Ogni edificio era collegato agli altri da porticati e cortili. La monumentalità dell’insieme – colonne doriche, timpani, prospetti in pietra bianca – comunicava la dignità del lavoro industriale, secondo i valori dell’epoca. Deve essere costato una fortuna.

La maison du directeur, au salines royales d'arc et senans (c) cc by sa 4 0 zairon wikimedia commons
La Maison du Directeur, Saline Royale d’Arc-et-Senans (c) CC BY SA 4_0 Zairon Wikimedia commons

Per rendere possibile la produzione del sale ad Arc-et-Senans, fu costruito un “saumoduc”, cioè una conduttura in legno lunga 21 chilometri. Non era rettilinea: seguiva il dislivello naturale del terreno e permetteva il flusso dell’acqua salata da Salins-les-Bains fino alla Salina reale sfruttando la pendenza.

Lungo il tragitto, l’acqua salata veniva concentrata parzialmente tramite bâtiments de graduation, grandi strutture in legno su cui l’acqua veniva fatta scorrere per aumentare la concentrazione salina prima della fase finale di evaporazione. Ciò permetteva di ridurre il consumo di legna nella fase successiva. Nei musei e nella struttura, vi spiegheranno tutto, e sarà un piacere da vedere e da ascoltare.

Un’opera troppo grande e troppo tarda

Le Saline sono anche un bel caso di trasformazione storica. Il sale da salgemma, in pochi decenni, divenne una cosa sorpassata, perché con il miglioramento dei trasporti che seguì la rivoluzione industriale, fu facile importare il sale dalle saline marine, più economico e in maggiore quantità. Inoltre, sin dall’inizio la dimensione della struttura era sproporzionata rispetto alla sua gestione e i costi furono subito un fardello. La manutenzione del saumoduc e la dipendenza dalla legna della foresta di Chaux (anche a danno di altri usi e degli abitanti) divennero economicamente insostenibili.

Dopo oltre un secolo di attività, in equilibrio economico sempre difficile e nei contrasti con gli abitanti, la Salina reale cessò la produzione nel 1895.

Iniziò un lungo periodo di degrado. Il complesso fu esposto al maltempo e all’erosione, molto del materiale fu portato via. Alcune strutture crollarono o furono smantellate. Nel 1918 un fulmine colpì la cappella interna, provocando un incendio che ne distrusse la copertura in legno. I tetti di altri padiglioni collassarono. Alcune delle decorazioni furono rimosse o vendute, vi furono stalle e ricoveri per animali, e depositi.

Negli anni Venti del Novecento, dopo questi disastri, alcuni studiosi, tra cui l’architetto Auguste Perret, iniziarono a sottolineare il valore architettonico del sito e a promuoverne la classificazione come monumento storico. Fu concessa, ma solo in parte, nel 1926.

La Seconda guerra mondiale

Durante la Seconda guerra mondiale, la Salina fu requisita e destinata a diversi usi militari e civili. Nel 1938, in seguito alla guerra civile spagnola, il sito ospitò temporaneamente rifugiati repubblicani fuggiti dal regime franchista.

Era un nuova destinazione d’uso, e l’esito fu drammatico. A partire dal 1941, sotto l’amministrazione di Vichy e delle autorità tedesche, il complesso fu trasformato in un centro di internamento per popolazioni nomadi, in particolare famiglie rom. Questi campi, noti come “camps de nomades”, furono creati in diverse zone della Francia occupata, e la Salina ne divenne uno dei principali in Franche-Comté.

Le condizioni di vita erano pessime: gli edifici, già degradati, non erano attrezzati per ospitare le persone per periodi prolungati. Mancavano riscaldamento, igiene e alimentazione adeguata. Le persone internate – famiglie intere con i bambini – vissero in uno stato di sorveglianza forzata, di privazioni, di esposizione a malattie e gravi disagi.

Nel 1943 il campo fu chiuso e i le persone trasferite: diverse furono deportate in Germania. L’episodio, rimasto nelle parti più profonde della memoria collettiva locale, è oggi oggetto di ricerche storiche e di ricordo. Un pannello nella Salina ricorda le vittime dell’internamento, e lo inquadra nel contesto delle persecuzioni durante la guerra.

Anche per questa immagine pessima, della Salina ci si doveva dimenticare. Dopo la Liberazione cadde ancora più in rovina, in bilico tra demolizione, oblio e ostilità.

La rinascita: tutela, restauro e nuovo ruolo pubblico

Con la ripresa economica, con le Trente Glorieuses, il boom francese, venne un nuovo sguardo. Nel 1960 il Dipartimento del Doubs acquistò il complesso, e avviò una campagna di restauro. Si voleva ripristinare la struttura senza cancellarne le tracce del tempo. Si ricostruirono tetti, si consolidarono murature, si restaurarono le decorazioni in pietra e si recuperarono alcuni elementi architettonici dispersi. La struttura è enorme, e i costi per gli interventi furono gestiti negli anni.

Arc et senans les espaces récupérés aux salines royales (c) cc by sa 4 0 christophe finot wikimedia commons
Arc-et-Senans les espaces récupérés aux Salines royales (c) CC BY SA 4_0 Christophe Finot Wikimedia Commons

Con le aperture al pubblico, nel 1973 fu creato l’Institut Claude-Nicolas Ledoux come centro di gestione e di cultura: avviò attività museali, educative e di ricerca, pensando alla Salina come centro di studio dell’urbanistica e dell’architettura utopica. L’opera di Ledoux venne gradualmente riscoperta.

Nel 1982, la Salina reale divenne sito Unesco. Era uno dei primi casi di patrimonio industriale riconosciuto come bene culturale mondiale. Seguirono finanziamenti, progetti europei, residenze artistiche e turismo culturale.

Nel 2009 il sito è stato ulteriormente valorizzato con l’estensione del riconoscimento Unesco alla Grande Saline di Salins-les-Bains, cioè non solo all’edificio industriale ma a tutto il complesso, dal pozzo salino alla cristallizzazione finale. Infine, nel 2022, anche il secondo semicerchio ha preso vita.

Un sito culturale vivo: musei, hotel e paesaggio

La Salina reale che abbiamo visitato è aperta tutto l’anno. Il Musée Ledoux è di grande interesse, espone maquette, schizzi e modelli delle opere dell’architetto, incluse le sue visioni utopiche di architettura funzionale e simbolica. È un luogo ottimo per comprendere il Settecento e la visione del mondo dell’uomo che governa la natura.

Per capire poi il luogo, una sezione espositiva racconta la storia della produzione del sale, con i metodi tecnici, la gestione della gabelle e il ruolo economico del sale nella Francia pre-rivoluzionaria.

Musée d'architecture ledoux aux salines royales (c) cc by sa arnaud 25 wikimedia commons
Musée d’architecture Ledoux aux Salines Royales (c) CC BY-SA Arnaud 25 Wikimedia Commons

Diversi edifici sono stati restaurati per ospitare mostre temporanee o installazioni artistiche. Un hotel si trova appunto all’interno della struttura storica, negli ambienti con la geometria e i materiali originari, con vista sui cortili e sulla campagna.

Ledoux aveva immaginato la sua opera in modo circolare, e si era dovuto accontentare di un semicerchio, su cui peraltro furono spese comunque molte risorse. Nel 2022 è stato completato Le Cercle immense, che ha realizzato il secondo semicerchio come grande giardino tematico, sempre ispirato all’urbanistica settecentesca di Ledoux. È un luogo di sperimentazione e di dimostrazione: ci sono ecosistemi, orti, collezioni botaniche e paesaggi immaginari. Una passeggiata che è un momento d’incanto.

Poi, dove l’acqua veniva fatta evaporare con il calore per recuperare il sale, sono stati realizzati gli spazi per eventi. In uno, il Centre de Lumières, inaugurato nel 2023, si ospitano ogni anno proiezioni e narrazioni visive che raccontano i siti patrimonio dell’Unesco nel mondo. Le immagini scorrono sulle grandi superfici, vi sono pannelli visivi, i suoni: l’effetto è importante e offre una piena sensazione di abitare non l’Europa, ma il mondo.

Oltre le Salines Royales, le terme e Les Messieurs

Anche se non vi fermate a dormire nell’albergo delle Salines, qualche altro giorno è piacevole nei dintorni. Nella zona si può venire anche soltanto per vedere l’abbazia di Baume-les-Messieurs, che erano sacerdoti, ma visto che erano comunque interessati alle cose del mondo, presero infine l’appellativo di Messieurs.

In fondo alla valle, che è incastonata sotto la pianura sovrastante (l’effetto è molto bello e imponente), si trovano delle grotte. Erano apprezzate in epoca Liberty (e se ne vedono le vestigia e gli stili), e meritano ancora la visita.

Poi, nei dintorni si può andare fino a Salins-les-Bains, da dove partiva il saumoduc. Nel paese, ci sono diversi edifici industriali allora dedicati al sale, ma nelle terme, piccole e facili, è bello mescolarsi con la gente del posto, che le frequenta abitualmente.

Le terme di salins les bains (c) nos alpes
Le Terme di Salins-les-Bains (c) Nos Alpes

LEGGI ANCHE: Il prestigioso visitatore alle origini dello sviluppo termale ad Aix-les-Bains



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Enrico martial
Enrico Martial
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Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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