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    Home » Articoli » “Space Below my Feet”, l’autobiografia fuori dagli schemi di Gwen Moffat
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    “Space Below my Feet”, l’autobiografia fuori dagli schemi di Gwen Moffat

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino22 Marzo 2026
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    Gwen Moffat (c) UniVdA, che di recente ha pubblicato una intervista a ella dedicata/qui a récemment publié une interview dédiée
    Gwen Moffat (c) UniVdA, che di recente ha pubblicato una intervista a ella dedicata/qui a récemment publié une interview dédiée
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    “Space Below my Feet”, l’autobiografia di Gwen Moffat, nota scalatrice britannica nonché prima guida alpina donna in Europa, non racconta una vera e propria impresa sportiva bensì il senso di libertà insito in una giovinezza quasi ribelle. Pubblicato nel 1961, esso non si configura quale semplice resoconto di scalate bensì quale racconto di una vita vissuta ai margini delle convenzioni, in cui la montagna diviene il luogo dove la giovane donna scopre la propria identità.

    Una breve autobiografia di Gwen Moffat

    Il memoir segue il percorso irregolare e sorprendente di Gwen Moffat negli anni immediatamente successivi alla Seconda Guerra Mondiale, alternando avventura, introspezione e paesaggi alpini descritti con grande vividezza. Le pareti rocciose, il vento sulle creste e le lunghe traversate divengono così lo sfondo di una esistenza nomade, raccontata con uno sguardo diretto e personale, nella quale si alternano montagne, lavori improvvisati e viaggi tra le Alpi.

    A più di 60 anni dalla sua pubblicazione, “Space Below my Feet” continua a distinguersi all’interno del denso panorama della letteratura alpina europea come uno dei suoi principali pilastri. Ancora reperibile online grazie alle varie riedizioni susseguitesi lungo i decenni, esso perdura nell’affascinare il pubblico alpinistico e non soltanto con la narrazione profonda del rapporto tra una persona e i paesaggi che la trasformano.

    Dalla fuga dall’esercito alle montagne

    La storia alpinistica di Gwen Moffat esordisce nel 1945 quando ella, che a poco più di 20 anni e già autista e corriere nell’esercito britannico, incontra un obiettore di coscienza che le fa scoprire l’arrampicata e cambia radicalmente la sua vita. Dopo che le rocce del Galles divengono un richiamo irresistibile, ella decide di abbandonare la carriera militare e lasciarsi tutto alle spalle, dalla famiglia agli amici, dal lavoro alla carriera.

    Comincia così un periodo quasi leggendario della sua esistenza, nel quale ella vive con pochissimo denaro, dorme dove capita e si sposta facendo autostop, calzando sulle spalle uno zaino con corda, sacco a pelo e qualche oggetto essenziale. Il suo itinerario attraversa la Gran Bretagna e il continente, raggiungendo le Alpi e frequentando luoghi simbolo dell’alpinismo come Chamonix e Zermatt, perdurando nell’inseguire la montagna ovunque essa la chiami.

    Una vita di lavori improbabili

    Per sopravvivere, Gwen Moffat accetta qualunque impiego le permetta di continuare a scalare ma lo mantiene appena il tempo necessario a racimolare qualche sterlina prima di tornare alle montagne. Ella è impiegata come guardaboschi, raccoglie molluschi sull’Isola di Skye (Scozia), fa la modella per artisti, la gestrice di un negozio itinerante nelle Highlands e persino il timoniere su di una goletta.

    Nel frattempo, ella affronta vie sempre più difficili, spesse volte con uno stile personale e anticonvenzionale, altre volte arrampicando persino a piedi nudi per sentire meglio la roccia. Nel suo libro queste esperienze non vengono narrate come imprese eroiche ma come episodi di una vita volutamente instabile, guidata dal filo conduttore immutabile della ricerca di indipendenza.

    La conquista delle vette

    Pagina dopo pagina, la protagonista passa dall’entusiasmo delle prime scalate alle sfide più impegnative, raccontando arrampicate difficili, incidenti sfiorati e lunghe giornate in parete. La montagna è ivi descritta come uno spazio mentale, un luogo dove misurarsi con la propria determinazione, un teatro preparatorio alla fama di Gwen Moffat di una delle scalatrici più forti della sua generazione.

    Tale percorso singolare nel panorama dell’alpinismo europeo culmina con la qualifica di guida alpina professionista, un traguardo che all’epoca era quasi impensabile per una donna. Il libro, parte di una produzione di più di trenta volumi tra cui anche gialli e romanzi ambientati in contesti montani, si chiude con una delle sue grandi ascensioni sul Breithorn (Monte Rosa), simbolo di una carriera ormai pienamente riconosciuta.

    LEGGI ANCHE: Un libro sulle tracce di Catherine Destivelle

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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