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Home » Articoli » NextAlpine, il salone dell’innovazione agricola e delle professioni di montagna ad Arvier
Economia e politica

NextAlpine, il salone dell’innovazione agricola e delle professioni di montagna ad Arvier

Raphaël Kaufmann BresciaRaphaël Kaufmann Brescia21 Aprile 2026
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Photographie salon Nextalpine (c) Nos Alpes
Photographie salon Nextalpine (c) Nos Alpes

NextAlpine, la prima fiera dedicata all’innovazione agricola e alle professioni della montagna, si è tenuta il 16 e 17 aprile 2026 ad Arvier, in Valle d’Aosta.

Organizzata dall’Institut Agricole Régional, il salone è stato finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del PNRR (NextGenerationEU) assegnato al Comune, Agile Arvier. L’evento ha riunito una quarantina di espositori, tra aziende, istituti di formazione e rappresentanti istituzionali. L’obiettivo era quello di informare il pubblico, composto principalmente da professionisti specializzati e giovani in formazione, sulle nuove tecnologie agricole adattate alla montagna e sui modi in cui la vita nelle Alpi sta evolvendo.

Un programma incentrato sull’innovazione

Il salone dell’innovazione agricola di Arvier non ha l’ambizione di rivaleggiare con la fiera agricola di Verona in termini di dimensioni, ma fin dalla sua prima edizione ha presentato argomenti convincenti. Pensato per il contesto montano della Valle d’Aosta e delle Alpi in generale, il salone ha permesso di presentare in modo mirato le innovazioni tecnologiche in campo agricolo. Il tema dell’evento è stato “cultura del cambiamento”.

La tendenza generale del salone è stata quella di utilizzare attrezzature agricole di piccole dimensioni, dotate di intelligenza artificiale e utilizzabili in diversi contesti. Per capire l’agricoltura di precisione in montagna, è stato possibile saperne di più dagli espositori, provenienti soprattutto dall’Italia nord-occidentale. Hanno mostrato al pubblico un trattore autonomo a cingoli e un drone che viaggia tra le vigne. C’erano anche una macchina a infrarossi per la sterilizzazione del latte crudo e un sistema di intelligenza artificiale che conta il numero di parassiti negli alveari.

Oltre al miglioramento della produzione agricola grazie al monitoraggio computerizzato, gli espositori hanno sottolineato la necessità di ridurre le difficoltà e le conseguenze sanitarie dell’agricoltura di montagna grazie alle innovazioni agricole, un tema importante per la Valle d’Aosta.

Quest’opinione è condivisa da Renzo Testolin, Presidente della Regione Valle d’Aosta, che ne ha parlato nel suo discorso di apertura del salone. Ha inoltre aggiunto che i giovani devono avere l’opportunità di fare un’esperienza professionale in montagna, che è anche un luogo di vita e non solo di sci.

La formazione dei giovani, il fulcro del salone

Il salone è stato organizzato dall‘Institut Agricole Régional (IAR). Si tratta di una struttura composta da centri di istruzione tecnica e professionale, nonché da centri di ricerca e sperimentazione. L’accesso e la qualità della formazione per i giovani sono stati i temi centrali del salone. Circa 220 studenti, dalle scuole elementari agli istituti agrari della Valle d’Aosta e del Piemonte, hanno partecipato alla manifestazione nel corso delle due giornate. Uno degli obiettivi dichiarati di NextAlpine è quello di ridurre il divario tra le competenze tradizionali e quelle richieste dal mercato del lavoro odierno. È anche un’occasione per creare un dialogo tra generazioni e tra diversi settori professionali.

Per gli studenti più grandi, il contatto con il mondo dell’istruzione superiore è stato utile e incoraggiato dagli attori presenti. I professori del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino si sono proposti di fare proprio questo, così come Davide Mila, Presidente dell’Ordine dei Veterinari, e Stefano De Leo dell’Ordine dei Geologi della Valle d’Aosta. Hanno dimostrato l’importanza della formazione per la comprensione del territorio alpino. Valentina Porcellana, docente dell‘Università della Valle d’Aosta, ha inoltre spiegato che per gli studenti che escono dalle scuole superiori di agraria è previsto un primo diploma “minore”. È un modo per scoprire il mondo dell’università e degli studi in montagna.

Tra le sei conferenze proposte in fiera, quella sugli stereotipi legati all’agricoltura valdostana ha riscosso un grande successo di pubblico. In forma interattiva, è stata un’occasione per riflettere sulla percezione che gli studenti delle scuole superiori di agraria hanno di se stessi e di come vengono percepiti dalla società.

La formazione spiegata dai professionisti

Il convegno “Formarsi per restare” ha riunito diversi professionisti dell’insegnamento. Michele Sigaudo, direttore didattico dello IAR, si è soffermato sulla necessità di sviluppare le competenze dei giovani. L’obiettivo è quello di aiutarli ad adattarsi a un ambiente montano che sta subendo cambiamenti economici e climatici. Ezio Busetto, che presiede l’Istituto agrario Antonio della Lucia di Feltre (Veneto), ha auspicato una razionalizzazione della formazione tecnica in Italia. Ha inoltre aggiunto che per sviluppare le attività in montagna è necessario rafforzare i partenariati tra scuole e imprese.

Infine, Raphaël Gaillard, ingegnere agrario e direttore della Scuola Agraria del Vallese, ha spiegato le differenze di formazione in Svizzera, dove l’accento sulla professionalità è più forte. Ha inoltre espresso il desiderio di vedere ulteriormente sviluppati i partenariati scolastici tra il Vallese e la Valle d’Aosta.

Gli attori istituzionali e i professionisti della montagna

La manifestazione non si è limitata all’innovazione agricola e alla formazione dei giovani. Erano presenti anche molti rappresentanti delle professioni legate alla montagna. Erano presenti il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza, il Corpo Forestale della Valle d’Aosta, il Parco Nazionale del Gran Paradiso, guide alpine e maestri di sci. È stata un’occasione per ampliare le nostre conoscenze sulle attività in montagna e anche dei metodi utilizzati, come i droni di sorveglianza per il soccorso alpino e la protezione delle foreste.

Nella conferenza finale di venerdì, Jean-Paul Tournoud e Aimé Pernettaz di TourismOK hanno presentato le cifre e le statistiche. Questi sono stati elaborati nell’ambito della loro ricerca sullo sviluppo del turismo in Valle d’Aosta. A loro avviso, la promozione del “prodotto” Vallée d’Aoste dovrebbe essere al centro della nuova strategia turistica, rafforzando al contempo le reti di cooperazione tra gli attori economici della valle, dagli agricoltori agli albergatori, ai produttori di fontine. L’obiettivo è quello di valorizzare l’esperienza della montagna per i turisti. I dati presentati sono poi serviti come base per il dialogo tra sei rappresentanti del settore agrituristico.

Un nuovo salone nel 2027?

Questa prima edizione del salone, sul tema della “cultura del cambiamento”, sembra aver soddisfatto i partecipanti, dimostrando che in montagna c’è bisogno di un’agricoltura di precisione per ragioni pratiche, di sicurezza e ambientali. Una constatazione favorevole per gli attori che l’hanno promossa. In primis Mauro Bassignana, direttore di ricerca dello IAR, e Mauro Lucianaz, sindaco di Arvier. Quest’ultimo si augura che l’evento venga riproposto l’anno prossimo, nonostante il finanziamento del PNRR (NextGenUE), che ha reso possibile la manifestazione, si concluderà nell’estate del 2026. Secondo il sindaco, bisognerà cercare altri finanziamenti e ottenere l’aiuto degli attori locali e regionali, anch’essi interessati alla realizzazione dello spettacolo.

VEDI ANCHE: Nextalpine, il salone dell’innovazione agricola ad Arvier in Valle d’Aosta

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