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    Home » Articoli » Il CREA Mont-Blanc mostra il cambiamento climatico con il progetto “Aux Arbres Citoyens”
    Ambiente e territorio

    Il CREA Mont-Blanc mostra il cambiamento climatico con il progetto “Aux Arbres Citoyens”

    Marzia BéthazMarzia Béthaz29 Aprile 2026
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    Panneau avec QR code à Chamonix (c) CREA Mont Blanc
    Panneau avec QR code à Chamonix (c) CREA Mont Blanc

    Il programma di scienza partecipativa “Aux Arbres Citoyens”, (è un gioco di parole con “aux armes citoyens“, dell’inno nazionale) lanciato nel 2019 dal Centro di ricerca sugli ecosistemi d’alta quota del Monte Bianco (CREA) con il sostegno del Dipartimento dell’Alta Savoia, invita gli escursionisti a osservare i ritmi stagionali degli alberi lungo i sentieri e le vie cittadine e a trasmettere i loro dati ai ricercatori.

    L’iniziativa fa parte di una più ampia gamma di iniziative sviluppate dal CREA Mont-Blanc per documentare gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità alpina, dalle foreste alle vette, con la partecipazione del pubblico. Sono stati registrati diversi alberi a Mégève, Chamonix, Poisy e in altre località dell’Alta Savoia.

    Un’iniziativa di base basata sull’intelligenza collettiva

    Il principio alla base di “Aux Arbres Citoyens” (ricordiamo, vi è il riferimento a parole simili dell’inno nazionale) si basa sul monitoraggio collaborativo: pannelli di larice dotati di un codice QR sono installati su alberi situati lungo sentieri molto frequentati.

    Scansionando il codice con uno smartphone – non è necessaria una registrazione preventiva – gli escursionisti possono accedere alla scheda dell’albero direttamente sulla piattaforma SPOT del CREA Mont-Blanc e inserire le loro osservazioni in due minuti: lo stato delle gemme in primavera, il colore delle foglie in autunno, con una stima della percentuale quando la situazione è intermedia. Le cinque specie monitorate sono il sorbo degli uccellatori, il faggio, il larice, il frassino comune e il nocciolo.

    Il programma si basa su tre attori chiave: il CREA Mont-Blanc, che si occupa degli aspetti scientifici, gestisce la piattaforma SPOT e riporta i risultati; le organizzazioni intermediarie – enti locali, associazioni, aree protette – che individuano gli alberi da attrezzare, installano i pannelli e gestiscono il sistema a livello locale; e gli osservatori, i cui contributi, per quanto sporadici, arricchiscono il database.

    Phénoclim, un progetto per monitorare i cambiamenti

    La differenza con Phénoclim, il programma cugino del CREA Mont-Blanc creato nel 2004, è strutturale: Phénoclim prevede che lo stesso osservatore monitori regolarmente i propri alberi secondo un protocollo settimanale più vincolante, che copre 13 specie, e si basa su una rete di 60 stazioni climatiche. “Aux Arbres Citoyens”, invece, si basa su contributi una tantum e sulla diversità degli osservatori per raggiungere la solidità statistica. I due programmi sono complementari e il secondo funge anche da porta d’accesso al primo.

    Tutti i programmi sono accessibili sulla piattaforma spot.creamontblanc.org. Le osservazioni possono essere inserite direttamente da uno smartphone, senza registrazione per “Aux Arbres Citoyens” e con un account per Phénoclim e gli altri programmi.

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    Il pannello che invita i passanti a registrare le proprie osservazioni sulla piattaforma SPOT (c) CREA Mont-Blanc

    Osservazioni a tutte le altitudini: neve e fioritura

    Oltre agli alberi stradali, il CREA Mont-Blanc offre diversi altri programmi di scienza partecipativa, a ogni altitudine.

    Il programma “Copertura nevosa” invita gli abitanti di tutte le altitudini a misurare ogni mattina l’altezza del manto nevoso con un’asta graduata piantata in un punto pianeggiante vicino a casa loro e a trasmettere i dati a SPOT alla fine della stagione. Questo monitoraggio risponde a domande specifiche sulle specie che dipendono dalla neve – pernice bianca, lepre di montagna, gallo forcello, vegetazione delle conche nivali – e sulle conseguenze di uno scioglimento troppo precoce. I dati sono preoccupanti: al Col de Porte, nel massiccio della Chartreuse (1.325 m), lo spessore medio del manto nevoso è diminuito di 37,7 cm tra i periodi 1960-1990 e 1990-2020; tra i 1.100 m e i 2.500 m nelle Alpi settentrionali, la durata del manto nevoso è diminuita di cinque settimane dagli anni Settanta.

    Il programma “Fioritura d’altitudine”, che si svolge da maggio ad agosto, monitora cinque specie sopraterritoriali – mirtillo, mirtillo blu, avensia montana a otto petali, margherita alpina e paradisia – in siti identificati nel massiccio del Monte Bianco e nelle Alpi, utilizzando un protocollo di conteggio basato su rettangoli di 40-80 cm ripetuti dieci volte per sito.

    Flora d’alta quota e alberi pionieri: le quattro “missioni flora”

    Infine, ci sono quattro “missioni flora” per raccogliere dati in aree poco documentate. La “flora verticale”, avviata nel 2009 dal Parco Nazionale degli Écrins e dal Laboratorio di Ecologia Alpina di Grenoble e messa in atto da diverse organizzazioni tra cui il CREA Mont-Blanc, invita gli alpinisti a segnalare la presenza di piante al di sopra dei 3.000 m sulle pareti e sui margini dei ghiacciai. In particolare, nelle Alpi, la pianta più alta registrata è una sassifraga a foglie opposte trovata a 4.505 m di altitudine.

    Una missione “alberi pionieri” ha inventariato i larici, i pini cembri e i pini uncinati osservati al di sopra dei 2.700 m per mappare il fronte di colonizzazione altitudinale. Le altre due missioni riguardano la localizzazione delle specie del programma “Fioritura d’altitudine” per individuare i futuri siti di monitoraggio e il conteggio annuale dei frutti di mirtillo per valutare la risorsa disponibile per gli animali.

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    Inizio pubblicazione: 22 novembre 2023

    ISSN 3103-8565
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