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    Home » Articoli » Nel Mar Mediterraneo ondate di calore marine sempre più intense
    Ambiente e territorio

    Nel Mar Mediterraneo ondate di calore marine sempre più intense

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino20 Giugno 2026
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    Le ondate di calore del mese di maggio nel Mar Mediterraneo, Les vagues de chaleur du mois de mai dans la Méditerranée (c) European Union, Copernicus Marine Service Data
    Le ondate di calore del mese di maggio nel Mar Mediterraneo, Les vagues de chaleur du mois de mai dans la Méditerranée (c) European Union, Copernicus Marine Service Data
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    La fine del mese di maggio di quest’anno è stata caratterizzata da condizioni eccezionalmente calde delle acque di mari e oceani di tutto il mondo, con il Mar Mediterraneo colpito da ondate di calore marine sempre più intense. Le rilevazioni del servizio europeo Copernicus Marine hanno registrato temperature superficiali superiori alla norma stagionale, con anomalie che in alcune aree hanno superato i +5 gradi rispetto ai valori medi del periodo.

    Parallelamente, anche l’Atlantico nord-orientale ha mostrato segnali evidenti di riscaldamento, con fenomeni di forte intensità sviluppatisi al largo delle coste dell’Europa occidentale e attorno alle Isole Britanniche. Le temperature marine superiori alla norma sono state rilevate inoltre lungo le coste occidentali e settentrionali della Francia, a conferma di una estensione geografica particolarmente ampia del fenomeno.

    Che cosa sono le ondate di calore marine e come hanno colpito il Mediterraneo

    Le ondate di calore marine sono eventi che si verificano quando le temperature del mare rimangono insolitamente elevate per un periodo prolungato nel tempo che può essere pari a giorni o settimane. Nel corso del mese di maggio, esse hanno interessato nello specifico il settore occidentale del bacino mediterraneo, geograficamente compreso tra lo Stretto di Gibilterra e il Canale di Sicilia.

    Le condizioni più intense sono state dunque osservate nelle acque prospicienti le coste del Maghreb e nell’area delle Baleari, dove tale fenomeno ha raggiunto livelli classificati da Copernicus Marine come “forti”. Situazioni di intensità moderata sono state invece registrate lungo le coste francesi tra Costa Azzurra e la Corsica nonché, di riflesso, nei dintorni della Sardegna e della Liguria.

    Nei tre mesi precedenti temperature costantemente sopra la media

    L’episodio di maggio non rappresenta un caso isolato: l’analisi delle condizioni oceaniche tra il mese di gennaio e il mese di marzo precedenti mostra difatti una reiterazione di tale fenomeno nell’intero settore occidentale. Il Mar Mediterraneo è stato interessato da diverse ondate di calore marine con temperature superiori alla media, dato che conferma la sua particolare vulnerabilità rispetto agli effetti del cambiamento climatico.

    Durante, lungo tale primo trimestre, quasi l’intero bacino ha registrato valori superiori alla media climatica, con una quota di superficie a temperature anomale è passata dal 95% di gennaio al 97% nei mesi di febbraio e marzo. Tali eventi, pure interessando progressivamente aree leggermente più ristrette, hanno mantenuto una presenza costante nella parte occidentale del Mediterraneo tra la Sicilia e le coste francesi. 

    Un indicatore del cambiamento climatico

    Le ondate di calore marine rappresentano, nel Mediterraneo come altrove, uno degli indicatori più evidenti del riscaldamento degli oceani, con effetti su ecosistemi, attività economiche legate al mare e frequenza degli eventi meteorologici estremi. Secondo gli studi del servizio Copernicus, dagli Anni Ottanta il numero di tali episodi è raddoppiato a livello globale e il totale dei giorni interessati da essi è aumentato di circa il +50% nell’ultimo secolo.

    Il Mediterraneo è considerato una delle aree europee maggiormente esposte a questo fenomeno, avendo sperimentato un marcato incremento delle temperature marine negli ultimi decenni. Questo comporta profonde alterazioni negli ecosistemi, dove gli organismi meno mobili – coralli, spugne e alcune alghe – risultano particolarmente vulnerabili agli stress termici prolungati.

    Anche le popolazioni ittiche possono modificare la propria distribuzione geografica, spostandosi verso acque più fresche o favorendo l’arrivo di specie provenienti da altre regioni. Inoltre, il riscaldamento delle superfici oceaniche può contribuire ad alimentare eventi meteorologici estremi, influenzando precipitazioni e tempeste.

    LEGGI ANCHE: Le Alpi tra le aree europee più esposte al cambiamento climatico

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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