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    Home » Articoli » Il Lago di Ginevra a 40 anni dalla battaglia contro i fosfati
    Ambiente e territorio

    Il Lago di Ginevra a 40 anni dalla battaglia contro i fosfati

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino26 Giugno 2026
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    Lago di Ginevra, Lac Léman (c) CC BY-SA 3.0, Tschubby, Wikimedia Commons
    Lago di Ginevra, Lac Léman (c) CC BY-SA 3.0, Tschubby, Wikimedia Commons
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    Il 2026 segna per il Lago di Ginevra il traguardo dei primi 40 anni dal risanamento delle acque avviato nel solco della legge svizzera che, a decorrere dal mese di luglio del 1986, ha vietato l’inserimento dei fosfati nei detersivi. A distanza di quattro decenni, sono dunque mutate radicalmente le condizioni di un bacino idrico un tempo affetto da proliferazione incontrollata di alghe, diminuzione dell’ossigeno e divieti di balneazione in numerose località.

    L’eutrofizzazione e gli anni dell’emergenza

    Le prime forme di degrado ambientale del Lago di Ginevra iniziano a manifestarsi nel secondo dopoguerra, quando l’aumento dell’uso di fertilizzanti e la diffusione dei detergenti contenenti fosfati determinano un progressivo accumulo di inquinanti. Il fenomeno, noto come eutrofizzazione, favorisce una crescita eccessiva della vegetazione acquatica e delle alghe, con successiva decomposizione della materia organica che consuma grandi quantità di ossigeno.

    Nel giro di pochi anni, il lago passa da un equilibrio consolidato da millenni a una condizione di forte alterazione ambientale in grado di mettere in seria difficoltà l’intero ecosistema lacustre. Le conseguenze sono tangibili: specie ittiche suo simbolo subiscono drastici calie alcune amministrazioni locali arrivano a vietare la balneazione per ragioni sanitarie.

    Il ruolo della società civile

    Il recupero del Lago di Ginevra non è il risultato di una singola decisione politica bensì piuttosto di una lunga mobilitazione che coinvolge associazioni, ricercatori, pescatori e consumatori. Negli Anni Sessanta, la Commissione internazionale per la protezione delle acque del Lemano (CIPEL) comincia a formulare raccomandazioni rivolte a Francia e Svizzera per ridurre l’apporto di fosforo nelle acque.

    Successivamente anche organizzazioni dei consumatori e associazioni ambientaliste intensificano le campagne di sensibilizzazione, mentre i media contribuiscono a innalzare tale problematica all’attenzione dell’opinione pubblica. Fondata nel 1980, l’Associazione per la salvaguardia del Lemano (ASL) diviene uno degli attori principali di tale battaglia, promuovendo studi, iniziative pubbliche e un dialogo costante con le istituzioni sino all’introduzione del divieto dei fosfati nei detersivi.  

    Una rinascita che non autorizza a abbassare la guardia

    La riduzione del fosforo ha consentito al Lago di Ginevra di recuperare larga parte della propria qualità ecologica, ma tale vittoria non implica per forza di cose che esso possa dirsi al riparo da nuove pressioni ambientali. Secondo l’ASL, difatti, tra le minacce più rilevanti figurano la presenza di microinquinanti come pesticidi e sostanze persistenti, gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico e l’inquinamento da plastica.

    Per ciò che concerne questo ultimo, secondo le stime più recenti, ogni anno nel lago finiscono quasi 100 tonnellate di materiali plastici, una quantità che risulta raddoppiata rispetto a pochi anni fa. Tra le fonti figurano l’usura degli pneumatici, le vernici utilizzate negli edifici e le fibre sintetiche rilasciate durante il lavaggio degli indumenti, particelle che rappresentano una minaccia per la biodiversità e per la qualità complessiva delle acque.

    Il caso del 1,2,4-triazolo e il riscaldamento delle acque

    Negli ultimi mesi l’attenzione si è concentrata sulla presenza di 1,2,4-triazolo, sostanza utilizzata nella produzione di farmaci e prodotti agrochimici, nelle acque del Lago di Ginevra e nelle reti di approvvigionamento a esso collegate. Le analisi condotte tra Svizzera e Francia hanno rilevato concentrazioni superiori alle limitazioni normative svizzere per l’acqua potabile, con indagini che identificato come possibile fonte il polo chimico di Monthey (Cantone del Vallese).

    Parallelamente all’inquinamento chimico, il lago deve confrontarsi con gli effetti del riscaldamento globale e all’aumento sensibile delle temperature delle acque avvenuto negli ultimi decenni. Le conseguenze si registrano soprattutto sul naturale rimescolamento tra superficie e profondità, un processo essenziale per garantire l’ossigenazione degli strati più profondi, in mancanza del quale le condizioni di vita per numerose specie divengono più difficili.

    LEGGI ANCHE: Le Alpi tra le aree europee più esposte al cambiamento climatico

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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