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    Home » Articoli » Ötzï, il contesto storico /4
    Racconti

    Ötzï, il contesto storico /4

    Jacques MartinetJacques Martinet13 Luglio 2026
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    Ricostruzione di Ötzi (c) Mannivu, CC BY-SA 4.0 - Wikimedia Commons
    Ricostruzione di Ötzi (c) Mannivu, CC BY-SA 4.0 - Wikimedia Commons
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    A chiusura del racconto in tre parti “Ötzï, l’uomo venuto da tutto”, Jacques Martinet ci propone una contestualizzazione storica.


    5300 anni fa, in Mesopotamia, si compie una rivoluzione: i villaggi si uniscono e diventano città. La civiltà sumera prospera nella città di Uruk, tra maestosi templi, scambi commerciali e prime forme di organizzazione urbana. Nello stesso tempo, in Europa, un’altra grande trasformazione segna il destino degli uomini: il Neolitico è ormai terminato. È l’inizio dell’Età dei Metalli, che si apre con l’Età del Rame, inaugurando un cambiamento profondo nel modo di vivere, produrre e combattere.

    Mentre il mondo cambia, a oltre 3000 metri di altitudine, sulle attuali Alpi Venoste, un uomo muore. Il suo corpo resta lì, immobile, avvolto dal ghiaccio per più di cinquemila anni. Verrà ritrovato solo il 19 settembre 1991 da due escursionisti tedeschi, perfettamente conservato insieme agli oggetti che portava con sé. È la mummia del Similaun, che un giornalista ribattezzerà amichevolmente “Ötzi”.

    Il ritrovamento

    I due escursionisti non si accorsero subito di essere di fronte a una mummia preistorica, pensando inizialmente al corpo di un alpinista scomparso di recente. Esiste un famoso video che testimonia i delicati e inizialmente rudimentali momenti del recupero del corpo dal ghiaccio. Proprio in quelle immagini si vedono affiorare i suoi incredibili oggetti personali: un arco in legno di tasso, una faretra con delle frecce, un pugnale di selce e un’ascia. Quell’uomo non era un escursionista sfortunato dei nostri tempi, né un soldato della Prima Guerra Mondiale: gli archeologi compresero presto di trovarsi davanti a una delle più grandi scoperte della storia dell’umanità. Oggi Ötzi è l’esemplare di essere umano più studiato al mondo.

    Chi era?

    Per decine di migliaia di anni gli esseri umani sono stati esclusivamente cacciatori-raccoglitori, prima che l’agricoltura cambiasse radicalmente la società. Ötzi incarna perfettamente l’unione di questi due mondi, mostrandoci un uomo di circa 45 anni (un’età avanzata per l’epoca), alto un metro e sessanta e dal peso di circa 50 chili. L’equipaggiamento racconta una doppia natura: da un lato il cacciatore e uomo dei boschi – con un arco di un metro e ottanta, quattordici frecce e strumenti in selce per la sopravvivenza; dall’altro, un uomo inserito in una società complessa, agricola e metallurgica.

    L’ascia in rame ne è la prova più evidente: un oggetto preziosissimo per l’epoca, simbolo di alto rango sociale o di un ruolo di leadership spirituale o guerriera. Le analisi chimiche hanno dimostrato che il rame della lama proviene dalle Colline Metallifere in Toscana: un dato straordinario che testimonia come, già nell’Età del Rame, merci e uomini si spostassero su lunghissime distanze attraverso l’Europa. Anche la sua alimentazione conferma questa doppia anima: nello stomaco, oltre alla carne di stambecco selvatico e cervo, sono state trovate tracce di cereali coltivati come il farro e la presenza di pane antico (riconoscibile da frammenti di carbone derivati dalla cottura). L’abbigliamento era curato in ogni dettaglio: indossava un mantello di paglia intrecciata per isolarsi dalla pioggia e dal freddo, calzoni e una sopravveste di pelle di capra e pecora, e scarpe imbottite di fieno per proteggere i piedi dal gelo.

    Il DNA di Ötzi

    Le analisi genetiche hanno permesso di mappare interamente il suo genoma, rivelando che Ötzi aveva gli occhi marroni, i capelli scuri, il gruppo sanguigno 0 ed era intollerante al lattosio (una caratteristica comune prima che la pastorizia modificasse il DNA umano). Il confronto con le popolazioni moderne ha rivelato una sorpresa: la maggiore somiglianza genetica si riscontra oggi negli abitanti della Sardegna. Questo non significa che Ötzi fosse sardo, ma che la Sardegna, visto l’isolamento geografico, ha subito meno incroci migratori nel corso dei millenni, preservando quel patrimonio genetico europeo antico che nel resto del continente si è rimescolato per via delle successive ondate migratorie. Il luogo del ritrovamento suggerisce che l’uomo abbia passato la vita muovendosi tra le valli e le alte vette, forse come pastore transumante, cacciatore o commerciante d’alta quota.

    Le conoscenze tecnologiche e mediche

    L’analisi dello stato di salute e degli oggetti di Ötzi ha letteralmente scardinato molte certezze sulla datazione di alcune scoperte, sia in ambito medico che tecnologico:

    La medicina dei funghi: Nella sua sacca c’erano due specie diverse di funghi infilati in stringhe di pelle. Uno (il poliporo della betulla) ha forti proprietà antibiotiche e antiparassitarie (utilissimo per Ötzi, che le analisi hanno rivelato soffrire di parassiti intestinali); l’altro (il fungo dell’esca) serviva invece per accendere e trasportare il fuoco. L’uso terapeutico dei funghi è quindi molto più antico di quanto pensassimo.

    L’agopuntura preistorica: Sul corpo ha 61 tatuaggi, realizzati praticando piccoli tagli sulla pelle e strofinandovi sopra polvere di carbone. Non sono estetici o decorativi: si concentrano quasi tutti su articolazioni, schiena, caviglie e ginocchia. Poiché le radiografie hanno mostrato che Ötzi soffriva di grave artrosi e di dolori articolari, si ritiene che quei punti fossero una forma primordiale di terapia del dolore, posizionata in zone incredibilmente simili ai meridiani dell’agopuntura asiatica tradizionale.

    La fisica del volo: Le due frecce completate nella sua faretra presentano un impennaggio con piume d’anatra montate con una chiara inclinazione a spirale. Questa finezza geometrica imprimeva alla freccia una rotazione sul proprio asse durante il volo per stabilizzarne la traiettoria e aumentarne la precisione. Si tratta di un principio fisico sofisticato che si riteneva compreso e applicato solo millenni dopo, con l’invenzione della rigatura elicoidale all’interno delle canne dei fucili nel tardo Medioevo e nel Rinascimento.

    La morte

    La sua morte resta un mistero. Per un decennio si è pensato che fosse morto per ipotermia, sorpreso da una tempesta di neve in alta quota. Nel 2001, tuttavia, una nuova scansione radiografica ha rivelato un dettaglio clamoroso: una punta di freccia in selce conficcata profondamente nella spalla sinistra. Il proiettile ha reciso un’arteria importante, provocando un’emorragia interna che ha causato la morte dell’uomo in pochissimi minuti. Inoltre, Ötzi presentava una profonda ferita da taglio alla mano destra, parzialmente rimarginata, segno che nei giorni precedenti aveva affrontato un combattimento corpo a corpo nel quale si era difeso a mani nude. Ötzi è stato vittima di un vero e proprio agguato, colpito alle spalle.

    Da chi e perché? Se fosse stato l’assalto di una tribù nemica o di predoni, perché i razziatori non hanno rubato la preziosissima ascia di rame e gli altri strumenti? Dodici delle quattordici frecce nella faretra erano prive di punta e incomplete, segno che forse era in fuga e stava cercando disperatamente di fabbricarne di nuove per difendersi. Esiste un’ipotesi investigativa molto suggestiva: poiché i cacciatori preistorici marchiavano le proprie frecce per riconoscere il legittimo proprietario della preda o del colpo, l’assassino potrebbe aver tentato di estrarre l’asta dal corpo di Ötzi proprio per nascondere la propria “firma” e non farsi identificare. Non ha rubato la preziosa ascia perché, trattandosi di un oggetto unico, raro e vistoso, chiunque nella comunità lo avrebbe immediatamente riconosciuto come il colpevole del delitto. Ötzi conosceva il suo assassino? L’agguato è nato da una faida interna al suo stesso villaggio? I misteri sono tanti quanto le risposte che quest’uomo ha portato con sé riemergendo dai ghiacci.

    Oggi Ötzi non si trova più sulla montagna che lo ha custodito per millenni. Per permettere a scienziati e visitatori di osservarlo senza danneggiarlo, la mummia del Similaun e tutto il suo straordinario corredo sono conservati ed esposti al Museo Archeologico dell’Alto Adige a Bolzano, in Italia.

    Quell’uomo ha vissuto al tempo dei re Sumeri, ha camminato sulla Terra molto prima che venissero innalzate le grandi piramidi d’Egitto. Ora riposa all’interno di una camera fredda tecnologica, visibile da una piccola finestra, mantenuto rigorosamente a una temperatura di -7°C e con il 99% di umidità per simulare perfettamente l’abbraccio del ghiacciaio. È diventato il testimone immortale delle radici della nostra specie.

    TUTTO IL RACCONTO : Ötzï, l’uomo venuto da tutto

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    Featured Ötzï l'uomo venuto da tutto
    Jacques martinet
    Jacques Martinet

    Ha studiato al Dams a Torino e poi all’Alma Mater a Bologna. Nel 2022 un tirocinio lo ha portato a Roma, a lavorare inizialmente nella produzione della serie Suburræterna e poi in altre produzioni cinematografiche. Appassionato di letteratura e sceneggiatura ha pubblicato il suo primo racconto sul sito Racconti nella rete dell'associazione LuccAutori.

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