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Home » Articoli » L’energia attorno al Monte Bianco: tre strategie e un’unica rete elettrica
Economia e politica

L’energia attorno al Monte Bianco: tre strategie e un’unica rete elettrica

Giuseppe CutanoGiuseppe Cutano17 Luglio 2026
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pylône électrique - 0x010C- CC BY-SA 4.0 - Wikimedia Commons
pylône électrique - 0x010C- CC BY-SA 4.0 - Wikimedia Commons

L’elettrone ignora i confini: mentre Francia e Svizzera sono un’area unica per i prezzi, la transizione passa dalle dighe alpine e dai “prezzi a zero” dell’Area Nord dell’Italia.

Il massiccio del Monte Bianco unisce idealmente Italia, Francia e Svizzera, ma se guardiamo alla geopolitica dell’energia, i tre vicini parlano lingue diverse.

Eppure, le valli alpine ospitano le autostrade invisibili della nostra quotidianità: le linee ad alta tensione. L’elettrone segue le leggi della fisica, non i confini politici, e non ha bisogno di mostrare il alcunché al confine. Ed è proprio su queste vette che si consuma un paradosso affascinante: un mercato elettrico unico europeo dove le strategie nazionali si scontrano e si completano ogni singolo secondo.

L’Eldorado dell’idroelettrico: il quadrilatero del Monte Bianco

Se allarghiamo lo sguardo alle regioni che stringono in un abbraccio intorno al tetto d’Europa, ci accorgiamo che questo territorio non è solo una splendida cornice naturalistica, ma una vera centrale elettrica a cielo aperto. Piemonte, Valle d’Aosta, Savoia e Vallese sono, a tutti gli effetti, tra i sovrani assoluti dell’idroelettrico europeo.

  • Il Vallese (Svizzera): Insieme ai Grigioni, produce quasi la metà di tutta l’energia idroelettrica svizzera (circa 18 TWh all’anno). Qui si trovano mostri sacri dell’ingegneria come la diga di Grande Dixence (la più alta diga a gravità del mondo – 285 m) e la recente centrale di pompaggio di Nant de Drance, una “batteria” da 900 MW di potenza nascosta nelle viscere della roccia.
  • La Savoia (Francia): È il cuore pulsante dell’idroelettrico transalpino, dominato dal sistema di dighe della Tarentaise e de la Maurienne, fondamentale per garantire energia immediata nei momenti di picco della rete nazionale francese.
  • Piemonte e Valle d’Aosta (Italia): Il Piemonte è la prima regione italiana per numero di impianti idroelettrici (oltre il 20% del totale nazionale) e ospita a Entracque una delle centrali di pompaggio più grandi d’Europa (la Luigi Einaudi). La Valle d’Aosta, dal canto suo, produce di fatto il 100% della sua energia elettrica solo grazie all’acqua, esportandone la stragrande maggioranza ed essendo una delle regioni più green del mondo.

Se la Scandinavia…

Spesso si guarda alla Norvegia o alla Svezia come agli unici giganti dell’acqua in Europa. Ma i dati dicono che l’Arco Alpino gioca nello stesso identico campionato.

Se la Scandinavia vince sui volumi complessivi d’acqua accumulata grazie a immensi laghi in territori pianeggianti, il distretto del Monte Bianco risponde con la forza di gravità: i dislivelli verticali delle nostre valli permettono di produrre quantità massicce di energia usando molta meno acqua, e sfruttando importanti salti geodetici anche di 1.000 m, come a Entracque. Un vero e proprio motore energetico continentale.

La mappa dei prezzi: monoliti nazionali contro mercati zonali

L’energia si pagano in base alla geografia: anche qui, i modelli cambiano drasticamente una volta superata la frontiera.

Francia e Svizzera funzionano storicamente come un unico grande cluster di prezzo, grazie alla stabilità della produzione nucleare e idroelettrica che rende le tariffe uniformi su tutto il rispettivo territorio nazionale.

L’Italia risponde invece con una struttura a 7 zone di mercato (Nord, Centro-Nord, Centro-Sud, Sud, Calabria, Sicilia, Sardegna), un sistema nato per gestire i colli di bottiglia della rete di trasmissione nazionale. Per il territorio del Monte Bianco, la porta d’accesso lato Italia è l’Area Nord. È questo confine virtuale a negoziare e gestire i flussi commerciali con il blocco franco-svizzero d’oltralpe.

L’eccesso di rinnovabili in primavera

Lo schema classico del secolo scorso vedeva il contesto alpino italiano cedere il passo all’importazione costante di energia nucleare francese a basso costo, specialmente di notte. Oggi la transizione ecologica sta invertendo i flussi, proponendo scenari impensabili fino a pochi anni fa, specialmente nelle giornate di primavera.

Nelle ore centrali della giornata, il boom del fotovoltaico e delle rinnovabili in Italia immette così tanta energia in rete da far crollare i prezzi della sua “Area Nord” quasi a zero. Di fronte a prezzi azzerati, la Francia fa l’inaspettato: spegne parzialmente i motori e inizia a prelevare massicciamente energia dall’Italia.

L’atomo francese, per sua natura rigido e lento da regolare (una centrale nucleare non può essere accesa e spenta rapidamente in base al meteo), trova nell’esuberanza del sole e delle rinnovabili italiane un partner perfetto per far respirare e bilanciare la propria rete.

Nei prossimi anni, con il parco nucleare francese che necessita di cicli di manutenzione sempre più lunghi e complessi per via dell’età, questo “favore restituito” – rispetto all’importazione italiana di anni fa- diventerà una costante. L’Italia, storicamente dipendente dall’estero, si scopre esportatrice strategica nei momenti critici dei vicini.

La collaborazione alpina è scritta nei cavi

Il futuro attorno al Monte Bianco dimostra che l’autonomia energetica assoluta è un mito del passato. Nessun modello – il nucleare francese, l’idroelettrico svizzero, il mix flessibile e rinnovabile italiano – è autosufficiente se preso da solo.

La sicurezza energetica europea si costruisce sull’interconnessione e sulla compensazione reciproca. Intorno alla vetta più alta d’Europa, la transizione ecologica ha già trovato il suo punto d’incontro: un ecosistema alpino dove ci si scambia energia e si “rende il favore” a seconda di dove splende il sole o di quanta acqua spinge nelle condotte forzate.

LEGGI ANCHE: Imprese e innovazione, incontri tra Francia e Italia nel contesto del vertice di Cannes

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