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    Home » Articoli » In Italia, il Rapporto Montagne 2025, visto dalla città
    Ambiente e territorio

    In Italia, il Rapporto Montagne 2025, visto dalla città

    Enrico MartialEnrico Martial25 Giugno 2025
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    Estratto dalla copertina del Rapporto Montagna 2025
    Estratto dalla copertina del Rapporto Montagna 2025
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    Il 24 giugno 2025, a Roma, l’Uncem, Unione nazionale italiana dei Comuni montani, ha presentato il Rapporto “Montagne Italia 2025”.

    Il volume, è stato finanziato e promosso dal Progetto Italiae del Dipartimento per gli Affari regionali della Presidenza del Consiglio dei ministri. Con i dati raccolti e una sua analisi, descrive una situazione di 3.471 Comuni di montagna, che coprono quasi metà del territorio italiano.

    Tra l’altro, il Progetto Italiae sarà a Cuneo il 26 giugno prossimo, per presentare una web app, denominata “Amministrazione Trasparente“.

    La montagna tra spopolamento e neo-popolamento

    L’approccio di conoscenza del documento è statistico e quantitativo, secondo la classica visione italiana della montagna, alla ricerca di strumenti di comprensione e di governo unificati per tutti i territori riconducibili a una categoria.

    Sul fenomeno demografico, il rapporto scopre un segnale positivo. Sul totale nazionale, dopo decenni di calo, tra il 2022 e il 2023 il saldo migratorio è tornato positivo: quasi centomila persone si sono trasferite in montagna, con un incremento netto superiore al 12 per mille, cioè 1,2 per cento. Poi, però, il documento scopre le differenze regionali, e il messaggio cambia. Da alcune parti si registra un aumento da altre il calo continua. Infatti le ragioni del ripopolamento sono varie, e specifiche per ogni territorio e non sempre e non necessariamente positive.

    Si torna ad abitare in montagna in Emilia-Romagna, Toscana e Liguria, e lo studio non indaga le ragioni dei singoli casi. Nota però che le montagne del Sud, in Calabria, Basilicata e Sicilia, continuano a perdere residenti.

    Con una valutazione generale, viene quindi smarcata la questione del ripopolamento, che suggerisce la soluzione, ben nota nel dibattito italiano, di un maggiore sforzo finanziario a favore del Sud.

    Le Green Community e il rilancio dei territori

    Il rapporto si pone poi il problema dell’efficacia dei fondi europei, in particolare delle Green Communities.

    Il documento vi dedica ampio spazio. Dei 200 progetti presentati, solo 40 sono stati finora finanziati, cioè il 20%. Le comunità montane che sono entrare nel procedimento promuovono interventi sull’energia, la mobilità e l’ambiente, come l’installazione di pannelli fotovoltaici nei rifugi abruzzesi o le colonnine di ricarica elettrica nelle zone rurali e montane della Campania.

    Green communities è un classico programma top bottom, in cui raramente, in particolare al Sud, si riesce a costituire una comunità partecipata e responsabile, come si è notato per esempio, e con pochi fondi europei, nelle Communautés de l’énergie renouvelables che si vedono in Francia, o anche nelle Comunità dell’energia rinnovabile che si sono animate, anche da sole, ad esempio in Piemonte.

    La partita è comunque di valore perché l’Uncem chiede che altri 200-250 milioni di euro dai fondi di coesione nazionali o europei siano destinati alle Green Communities.

    Il ruolo statale e dei programmi centrali

    Il rapporto analizza anche l’evoluzione della Strategia delle Aree Interne, con progetti per ridurre i problemi della distanza, da una stazione ferroviaria, da un’ospedale, da una scuola.

    il documento sottilinea il ruolo crescente delle forme associative tra enti locali. L’UNCEM vorrebbe infatti il ritorno di Comunità montane predefinite e stabili: furono sciolte all’epoca della semplificazione e della riduzione della spesa pubblica, all’epoca dei tassi fuori controllo.

    Auspica una governance multilivello, in cui in sostanza richiama alle loro responsabilità i livelli di governo delle amministrazioni più strutturate, da quelle provinciali a quelle regionali e statali. In particolare, il Rapporto sottolinea l’urgenza di superare gli squilibri nei servizi essenziali. Si appella a un ruolo diretto di Regioni e Stato, anche di spesa, per garantire diritti equivalenti ai cittadini che vivono in montagna.

    Il rapporto ha poi sviluppato un’indagine, estesa a tutti i cittadini, che ovviamente per la maggioranza vivono in pianura e in area urbanizzata. Infatti la percezione che emerge dal sondaggio è urbano-turistica: il 67% degli intervistati apprezza l’aria pulita, il 65% il contatto con la natura, il 50% la tranquillità, appunto come in vacanza.

    Un Rapporto da leggere con cura

    Il documento è comunque ampio e articolato, con quasi 800 pagine tra dati, analisi e proposte. Ha elaborato un decalogo, in cui per esempio propone una ambulanza e un medico di base in ogni comune, rispetto al pur articolato piano di decentramento dei servizi sanitari costruito nell’ambito delle riforme del PNRR NextGenEU.

    Oppure propone l’uso delle società pubbliche o partecipate per realizzare investimenti. Da un lato esclude la concorrenza tra operatori di mercato in concorrenza e propone “in affido diretto” Enel per l’elettricità ed Eni per l’energia.

    Per le reti, chiede ai gestori pubblici di realizzare investimenti in montagna sulle loro risorse interne per le strade, per i binari, per la distribuzione elettrica. I fondi saranno però sempre dall’amministrazione statale.

    Programmi dall’alto oppure progetti dal basso

    “Montagne Italia 2025”, pubblicata con l’editore Rubettino, richiederà una lettura approfondita e fa parte dei documenti che vorremmo studiare più a fondo. La sua lettura più lenta farà senz’altro emergere spunti utili, proposte, innovazioni. Si potrà andare oltre i commenti iniziali e l’attenzione su singoli aspetti emersi nel primo dibattito e sui media.

    Dal nostro punto di osservazione, nei 15 mesi di pubblicazione di Nos Alpes, in cui raccogliamo piano piano singole notizie, abbiamo avuto conferma di come vi siano molte e diverse politiche per la montagna, sulla base di approcci mentali anche molto diversi. Abbiamo notato varie esperienze realizzate con la convergenza di forze locali, di risorse disponibili sul posto. Vi sono casi di coinvolgimento diretto delle persone, con idee ed esempi portati dall’esterno alla discussione.

    Abbiamo appena scritto di come lo Stato francese – la cui immagine percepita in Europa e in Italia è ipercentralista – abbia realizzato una serie di progetti in bottom up. Con la presenza pubblica del Prefetto delle Alpi marittime ad una recente presentazione, ha finanziato una quarantina di progetti di rilancio economico e sociali delle valli Roja, Tinée e della Vésubie, colpite dalla tempesta Alex del 2020 e poi Aline del 2023.

    Hanno fatto elaborare e proporre i progetti in una consultazione locale che è durata quasi due anni, con i sindaci e gli assessori dei più piccoli comuni, i gestori di attività ricettive, gli agricoltori e gli allevatori.

    Anche in Francia ci sono grandi programmi nazionali top bottom per le aree “interne” o le zone rurali: France Service, Pacte Vert, Petites Villes de demain e altri. Ogni programma è disegnato al centro e attuato in modo decentrato dai territori, in particolare dagli enti locali, con tempistiche, azioni, obiettivi.

    Osservare sul campo

    Per i comuni delle tempeste Alex e Aline l’amministrazione centrale francese avrebbe potuto semplicemente aumentare la dotazione finanziaria di quegli strumenti (France Service, Pacte Vert) come il Rapporto montagna 2025 propone di fare per 250 o 300 milioni con il centralizzato Green Communities in Italia.

    Invece hanno fatto elaborare e proporre quaranta progetti per 30 milioni di euro a dei laboratori composti da gente del posto e da qualche animatore e funzionario. Li hanno disegnati con un approccio olistico, caso per caso.

    Guardiamo insieme di cosa si tratta. Si è deciso per il rinnovamento di un piccolo albergo, l’estensione di una via ferrata, la sistemazione di cinquanta sentieri, di una piazzetta di un borgo medievale, di due stalle.

    I dodici progetti della Vésubie sono stati presentati il 20 giugno scorso, con il Prefetto presente, in un centro di incontri in montagna, nella zona della Vésubie. E noi ne abbiamo scritto, anche con relativa prudenza, giusto per capire.

    LEGGI ANCHE: 12 nuovi progetti per la Vésubie dopo le tempeste del 2020 e del 2023 

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    Direttore di Nos Alpes, giornalista. Ha collaborato in tempi diversi con varie riviste e giornali, da Il Mulino a Limes, da Formiche a Start Magazine.

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