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    Nos Alpes alla scoperta…

    La Chartreuse (vicino a Grenoble) e l’elisir che ha conquistato New York

    Olivier CiucciOlivier Ciucci1 Giugno 2024
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    Monastère De La Grande Chartreuse CC BY SA 3.0 Wikipedia
    Monastère De La Grande Chartreuse CC BY SA 3.0 Wikipedia

    La Chartreuse. Una parola, tre realtà accattivanti: un elisir leggendario, un’abbazia storica e una bellissima regione di montagna. Questa terna, ancorata alle montagne dell’Isère, affascina con la sua storia, spiritualità e contesto naturale, e prosegue nei tempi moderni nei bar alla moda di New York. Addentriamoci nel mondo della Chartreuse per scoprire queste sfaccettature tra loro unite.

    La Chartreuse elisir di lunga vita: un’origine misteriosa

    La storia dell’elisir della Chartreuse inizia nel 1605, quando il maresciallo d’Estrées consegnò ai monaci della Chartreuse de Vauvert un misterioso manoscritto contenente la ricetta di un elisir di lunga vita.

    Nel 1605 l’Europa era in pieno Rinascimento. I progressi scientifici e medici si moltiplicavano, ma la medicina rimaneva spesso empirica. Gli elisir e le pozioni, che si supponeva potessero curare ogni tipo di disturbo e prolungare la vita, erano molto ricercati. È in questo contesto che apparve per la prima volta il misterioso manoscritto.

    François Annibal d’Estrées, maresciallo di Francia, era una figura militare influente all’epoca. Nel 1605 donò un manoscritto ai monaci della Chartreuse de Vauvert, vicino a Parigi. Questa donazione non era di poco conto: il maresciallo d’Estrées era noto per il suo interesse per le scienze occulte e la medicina alchemica.

    Il manoscritto, scritto da un alchimista anonimo, contiene una complessa ricetta per un elisir di lunga vita. La ricetta elenca più di 130 piante e spezie, con istruzioni dettagliate su come prepararle e macerarle nell’alcol. Tuttavia, la complessità della ricetta ne rese impossibile l’uso immediato.

    Il manoscritto era inizialmente conservato presso la Chartreuse de Vauvert. Tuttavia, i monaci di questo monastero non erano in grado di decifrare e mettere in pratica la ricetta. La portarono quindi alla Grande Chartreuse, nel massiccio della Chartreuse, vicino a Grenoble.

    L’elisir prende vita nel massiccio della Chartreuse

    È nel massiccio della Chartreuse, presso l’abbazia che porta il nome di Grande Chartreuse, che l’elisir prende vita. I monaci, noti per il loro rigore e la loro pazienza, iniziarono a lavorare alla ricetta. Per decenni sperimentarono, aggiustarono e perfezionarono la preparazione dell’elisir. La loro dedizione fu finalmente ripagata: nel 1737 riuscirono a creare l’Elixir Végétal de la Grande-Chartreuse, una bevanda alcolica con proprietà medicinali.

    L’Elixir Végétal è stato originariamente concepito come ausilio medico. Venne venduto in piccole fiale e consigliato per le sue proprietà toniche e digestive. Prodotto con 130 piante, l’elisir è piuttosto forte, con un contenuto alcolico del 69%. La sua produzione fu avvolta nel mistero e solo pochi monaci ne conoscevano gli esatti segreti della sua fabbricazione.

    Livresse Des Sommets Musee Dauphinois 2020 Cc By Sa 4.0 Wikipedia 1
    L’ivresse des Sommets, mostra temporanea al Musée Dauphinois, a Grenoble, nel 2020 (Cc By Sa 4.0 Wikipedia)

    La popolarità dell’elisir crebbe rapidamente, non solo in Francia, ma anche in altri Paesi europei. La sua fama di rimedio miracoloso attirava le folle e i monaci certosini lo trasformarono in un’importante fonte di reddito per il loro monastero.

    Il successo dell’Elixir Végétal spinse i monaci a creare versioni più leggere adatte a un pubblico più ampio. Nel 1764 crearono la Chartreuse verte, un liquore meno forte dell’elisir originale, pur mantenendo la complessità aromatica delle piante. Il liquore aveva una gradazione alcolica del 55% e divenne rapidamente popolare.

    Nel 1838 nacque la Chartreuse jaune. Più morbida e dolce, con una gradazione alcolica del 40%, questa versione si rivolge a un pubblico ancora più ampio. La Chartreuse jaune è immediatamente riconoscibile per il suo colore dorato, dovuto all’aggiunta di miele e zafferano.

    Anche la qualità dell’acqua utilizzata, proveniente dalle montagne della Chartreuse, ha svolto un ruolo fondamentale nella produzione del liquore.

    Il segreto della Chartreuse

    La ricetta della Chartreuse è uno dei segreti meglio custoditi al mondo. Solo due monaci alla volta conoscono l’intera ricetta e le fasi esatte della sua preparazione.

    I monaci certosini hanno affrontato molte prove per proteggere il loro segreto. Durante la Rivoluzione francese, il monastero fu confiscato e i monaci espulsi. Si rifugiarono in Spagna, dove continuarono a produrre il liquore. Dopo la Rivoluzione, tornarono alla Grande Chartreuse e ripresero la produzione in Francia.

    Il segreto viene tramandato oralmente e con grande cura, garantendo la continuità della tradizione e l’autenticità del liquore e accrescendo il mistero e il fascino di questo liquore.

    La sua fama supera le frontiere! La Chartreuse si trova a New York

    La Chartreuse ha varcato le frontiere fino ai bar di New York. Già nel XIX secolo ha iniziato a essere esportata negli Stati Uniti, dove ha riscosso un grande successo. Ma è solo negli ultimi decenni che la Chartreuse ha conquistato il mondo dei cocktail.

    La reinvenzione dei cocktail classici e la ricerca di ingredienti autentici e di alta qualità hanno portato la Chartreuse alla ribalta. Rinomati mixologist, attratti dalla storia e dalla complessità di questo liquore, lo hanno incorporato in creazioni innovative. Nella New York di tendenza, la Chartreuse è diventata un punto fermo nei cocktail bar.

    Oggi la Chartreuse è l’ingrediente principale di molti cocktail iconici. Il “Last Word”, un cocktail classico degli anni Venti, ha conosciuto una rinascita grazie alla Chartreuse verde. Realizzato con gin, maraschino, succo di lime e Chartreuse verde, il cocktail è un esempio perfetto dell’equilibrio e della complessità che questo liquore può apportare.

    Un’altra creazione popolare è il “Chartreuse Swizzle”, inventato dal mixologist Marco Dionysos. Questo cocktail, una miscela di Chartreuse verde, succo d’ananas, succo di lime e falernum, è un omaggio ai sapori tropicali e all’esotismo. La Chartreuse gialla viene utilizzata anche in creazioni più blande e dolci, aggiungendo un tocco di mistero a ogni bicchiere.

    Ma torniamo indietro nel tempo e guardiamo alle origini di questa bevanda.

    L’abbazia: un santuario di silenzio e contemplazione

    Lontano dal trambusto dei cocktail bar di New York, l’abbazia della Grande Chartreuse è nata in un luogo circondato dal silenzio. Fondata nel 1084 da San Bruno, l’abbazia della Grande Chartreuse è la culla spirituale dell’ordine certosino.

    San Bruno di Colonia, accompagnato da sei compagni, cercò un luogo appartato per dedicarsi a una vita di preghiera e contemplazione. Trovarono questa oasi di pace in una remota valle del massiccio della Chartreuse, a circa 25 km da Grenoble. Costruirono degli strutture in legno, gettando le basi di quella che sarebbe diventata la Grande Chartreuse.

    La comunità monastica crebbe rapidamente e adottò una regola di vita austera basata sulla preghiera, il silenzio e il lavoro manuale. La popolarità di questa vita monastica attirò molti seguaci e altre certose furono fondate in tutta Europa.

    L’abbazia attirò un gran numero di fedeli e altre certose sorsero in tutta Europa

    L’abbazia della Grande Chartreuse si è evoluta nel corso dei secoli, caratterizzata da diverse fasi di costruzione. Le prime strutture in legno furono sostituite da edifici in pietra nel XII secolo. L’abbazia fu distrutta più volte, in particolare durante la Guerra dei Cento Anni e le Guerre di Religione, ma ogni volta fu ricostruita.

    La Grande Chartreuse Entree 1
    L’ingresso della Grande Chartreuse, nel 2020 (CC BY SA 4.0 Wikipedia)

    È un modello di architettura funzionale e sobria, che riflette la semplicità della vita certosina. Comprende celle individuali per i monaci, un ampio chiostro, una chiesa, laboratori ed edifici agricoli. Ogni monaco vive in una cella dotata di oratorio e giardino privato, che favorisce la solitudine e la meditazione. L’attuale sito, come si può vedere oggi, risale principalmente al XVII e XVIII secolo.

    Nonostante le sfide poste dal mondo moderno, la comunità certosina rimane fedele ai suoi principi. La produzione del liquore Chartreuse, realizzata ancora con metodi tradizionali, contribuisce a mantenere l’indipendenza finanziaria del monastero.

    Cosa si può visitare a La Grande Chartreuse?

    Sebbene il monastero non sia aperto al pubblico, il museo della Grande Chartreuse, situato a due chilometri di distanza e aperto da aprile a ottobre, permette di conoscere la storia dell’ordine e la vita dei certosini. È ospitato nell’ex edificio della Correrie, dove vivevano i conversi, i monaci responsabili dei compiti materiali.

    Mostre di manoscritti, paramenti liturgici e oggetti di uso quotidiano immergono i visitatori nel mondo certosino. I visitatori possono anche assistere a documentari sulla vita monastica e sulla produzione del liquore Chartreuse.

    Le cantine della Chartreuse di Voiron, dove il liquore viene invecchiato, offrono anche visite guidate che svelano i segreti della produzione di questa bevanda leggendaria. Le cantine, tra le più lunghe al mondo, ospitano migliaia di botti di rovere in cui il liquore sviluppa i suoi aromi unici. Una visita guidata vi farà scoprire le varie fasi di produzione della Chartreuse, dalla macerazione delle piante all’imbottigliamento. La visita si conclude con una degustazione dei diversi liquori, e offre una visione sensoriale del patrimonio secolare.

    Una cornice di natura e avventura

    Il massiccio della Chartreuse, spesso definito “lo smeraldo delle Alpi”, è un paradiso per gli amanti della natura e dell’avventura. Questa zona, nel dipartimento dell’Isère, si estende tra Grenoble, Chambéry e Voiron e offre uno scenario mozzafiato di fitte foreste, prati verdeggianti e cime scoscese.

    Vi si trova il Parco naturale regionale della Chartreuse. L’area vanta una flora e una fauna ricche e diversificate. Le escursioni guidate permettono di osservare camosci, aquile e marmotte, nonché di scoprire le piante medicinali utilizzate dai monaci. Non mancano le attività all’aria aperta: arrampicata su roccia, via ferrata, sci alpino e sci di fondo in inverno.

    I sentieri escursionistici sono numerosi e vari. Il Circuito della Grande Chartreuse, ad esempio, permette di percorrere un anello di 8 chilometri con viste spettacolari intorno al monastero. L’escursione da Saint-Pierre-de-Chartreuse all’abbazia è un altro percorso popolare, che attraversa boschi e prati per un’immersione totale nella natura su un percorso di circa 12 chilometri. Il Sentier des Moulins è una passeggiata più breve di 5 chilometri, ideale per le famiglie, che attraversa le antiche installazioni idrauliche utilizzate dai monaci.

    I pittoreschi villaggi della regione, come Saint-Pierre-de-Chartreuse, Saint-Pierre-d’Entremont e Saint-Laurent-du-Pont, sono punti di partenza ideali per esplorare il massiccio. Sono villaggi che propongono anche alloggi di charme, ristoranti tipici e mercati locali dove è possibile degustare i prodotti locali.

    Come si arriva a La Grande Chartreuse?

    La Grande Chartreuse si trova a circa 25 chilometri a nord di Grenoble. Ecco come arrivarci:

    • In auto: da Grenoble, il viaggio verso Saint-Pierre-de-Chartreuse dura circa 45 minuti.
    • Con i mezzi pubblici: da Grenoble si può prendere un autobus per Saint-Pierre-de-Chartreuse. Da lì, un servizio navetta o una breve passeggiata vi condurranno al museo e all’area intorno al monastero.

    La Chartreuse, con il suo elisir, la sua abbazia e il suo massiccio, è una destinazione unica che unisce storia, spiritualità e natura.

    Visitare la Chartreuse significa viaggiare nel tempo e nello spazio, scoprire uno stile di vita unico e immergersi in una natura incontaminata. Un’avventura da non perdere per i curiosi, gli appassionati di storia, gli amanti del liquore e gli amanti della montagna.

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    Olivier Ciucci
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    Con un piede in Francia e uno in Italia, ho attraversato le frontiere fin da bambino e sono appassionato di cultura alpina e dei paesaggi delle Alpi. Trasmetto questa passione attraverso il mio lavoro di scrittore e consulente nel settore del turismo e della vita all'aria aperta. Ho creato il blog alpaddict.com e guido una comunità di diverse migliaia di appassionati sui social network associati al blog. Potrete incontrarmi in montagna, in città o in un museo, ma sempre con la mia macchina fotografica!

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