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    Home » Articoli » Sulle Alpi persi 170 chilometri quadrati di ghiacciai in 60 anni
    Ambiente e territorio

    Sulle Alpi persi 170 chilometri quadrati di ghiacciai in 60 anni

    Giorgia GambinoGiorgia Gambino19 Settembre 2025
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    La Carovana dei ghiacciai 2025 sulle Alpi, La Caravane des glaciers 2025 dans les Alpes (c) Legambiente
    La Carovana dei ghiacciai 2025 sulle Alpi, La Caravane des glaciers 2025 dans les Alpes (c) Legambiente
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    Negli ultimi 60 anni, le Alpi hanno perso oltre 170 chilometri quadrati di superficie un tempo coperta dai ghiacciai, una quantità equivalente alla vasta estensione del lago di Como, in Lombardia. Secondo le proiezioni, entro il 2050 quelli siti al di sotto dei 3.500 metri di quota rischiano di scomparire del tutto, un cambiamento che comprometterebbe riserve idriche, equilibrio degli ecosistemi e stabilità delle montagne.

    La situazione dei ghiacciai sulle Alpi

    I dati raccolti dalla Carovana dei ghiacciai 2025, il viaggio di esperti e glaciologhi attraverso le Alpi a documentare il progressivo e inesorabile ritiro dei “giganti bianchi”, mostrano fronti in scioglimento a velocità impressionanti.

    Tra di essi primeggia il Ghiacciaio del Bessanese, in Piemonte, che nella metà dell’Ottocento si estendeva per 1,75 chilometri quadrati mentre oggi si riduce a 0,3 chilometri quadrati. Tra il 2010 e il 2023, esso ha perso 3,9 milioni di metri cubi di ghiaccio, con un abbassamento medio di circa un metro ogni anno, una situazione che gli scienziati stimano in ulteriore peggioramento. La Ciamarella, anche esso ubicato in Piemonte, ha dimezzato la propria superficie in pochi decenni, così come nel gruppo Ortles-Cevedale il Ghiacciaio di Solda ha visto arretrare la sua fronte di 26 metri in un solo anno.

    L’Aletsch, tra i Cantoni di Berna e del Vallese, negli ultimi 100 anni ha arretrato di oltre tre chilometri e continua a perdere ogni anno decine di metri di fronte. La Mer de Glace, sul versante francese del Monte Bianco, ha visto il proprio spessore ridursi di oltre 120 metri dal 1900 a oggi, costringendo persino la funivia che lo raggiunge ad aggiungere nuove scale per seguire il rapido abbassamento del ghiaccio.

    La crisi invisibile del permafrost

    Alle perdite visibili subite dai ghiacciai sulle Alpi si aggiunge una trasformazione meno evidente ma altrettanto pericolosa, il degrado del permafrost, uno strato di terreno perennemente ghiacciato che funge da “collante” per i versanti. Nelle regioni alpine europee, la sua temperatura è aumentata di oltre un grado nell’ultimo decennio, con conseguenti maggiore instabilità, frane e crolli, rischi crescenti per le infrastrutture di montagna.

    Inoltre, stando a quanto documentato dai ricercatori di Legambiente, i ghiacciai appaiono tutt’oggi anneriti da polveri e detriti, mentre le morene risultano sempre più instabili e la formazione dei laghi glaciali è sempre più frequente. Il paesaggio alpino sta cambiando colore e forma – boschi e prati avanzano, colmando gli spazi lasciati dal ritiro dei ghiacciai -, la prova tangibile di un equilibrio che si spezza, accelerato dagli eventi meteo estremi che colpiscono l’arco alpino.

    La Carovana dei ghiacciai 2025

    Tra domenica 17 agosto e martedì 2 settembre scorsi, la Carovana dei ghiacciai 2025 ha percorso l’arco delle Alpi per osservare da vicino lo stato di salute dei ghiacciai. L’iniziativa è stata come ogni anno promossa da Legambiente al fianco del Comitato Glaciologico Italiano e della sezione italiana della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (CIPRA).

    Dopo l’avvio sull’Adamello (Lombardia), il viaggio ha toccato l’Aletsch, il ghiacciaio più esteso delle Alpi, e poi il Ventina (Lombardia), il Solda (Alto Adige), la Zugspitze (Germania) e alfine i Ghiacciai della Bessanese e della Ciamarella (Piemonte). Oltre alla mera raccolta di dati, ogni tappa ha visto organizzate attività di sensibilizzazione come pulizia dei sentieri e incontri pubblici, per stimolare una fruizione più responsabile della montagna.

    LEGGI ANCHE: Agosto 2025: calore estremo in Europa e impatto sulle Alpi

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    Giorgia gambino
    Giorgia Gambino
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    Classe 1997, ho due lauree in lingue e letterature moderne, un master di primo livello in giornalismo 3.0 e una incrollabile testardaggine, tutti quanti ottenuti con il massimo dei voti. Appassionata di scrittura dall’età di 7 anni e giornalista pubblicista dal 2021, ho contribuito a costruire “Nos Alpes” dalle basi, crescendo giorno dopo giorno e imparando a essere migliore assieme a lui. Nel tempo libero che mi sforzo di ritagliare coltivo alcune delle mie frivole passioni, tra cui il rosa e i dolci, lo shopping e il make up, ma soprattutto i miei racconti.

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